Dan Martin su radio e misuratori di potenza

La spettacolarità del e nel ciclismo è sempre un tema caldo tra gli appassionati, divisi molto spesso tra emozioni e pelle d’oca e noia mortale davanti la tv. Ognuno fornisce le proprie ricette per aggiungere o riconquistare una spettacolarità immaginaria perduta. Quest’ultima è sovente legata al bandire le radio in corsa, e non ultimo i misuratori di potenza.

In una recente intervista su Velon.cc il campione irlandese della Quick-Step Floors Dan Martin parla, tra le altre cose, proprio di questi due ausili, chiarendone l’uso reale in corsa aldilà di miti ed incomprensioni.

Dan Martin attacks on Stage 2 of the 2016 Tour of Valencia

Velon: Bandiresti le radio in corsa?

Dan Martin: “No, per niente. Non vedo veramente il problema Sono più utilizzate per informazioni che per le tattiche. Il team Sky può essere stato dominante al Tour, ma è Chris [Froome] che decide le tattiche. Non sono i ragazzi nell’ammiraglia che dicono “Ok, andate, ora più forte, ora meno”. E’ Chris che dice ai suoi ragazzi: “un po’ più veloce, un po’ più lento”. Siamo sempre noi sulle bici che decidiamo cosa fare, e quindi non capisco questo movimento contro le radio. Tutti pensano che togliendo le radio si cambierebbero le tattiche. Quando si correva senza radio voleva dire che le fughe avevano meno chances di arrivare. I distacchi che ti venivano dati erano meno regolari e così le fughe non andavano molto lontano. Si tenevano le fughe a 1-2 minuti tutto il tempo per non permettergli di prendere un grande distacco, perché gli aggiornamenti erano meno frequenti.

La gente parla anche di sicurezza e di lotta per le posizioni, ma senza le radio avremmo le auto che stanno molto vicine al gruppo con i corridori che si sfilano e gli si avvicinano per avere consigli ed informazioni. Io penso che che sia un miglioramento tecnologico che ha aiutato lo sport. Tatticamente potremmo correre senza, ma non capisco veramente da dove venga questa idea che le corse sarebbero più eccitanti senza radio. Al contrario potrebbe essere il contrario.”

Velon: Non sembri essere un corridore che rifugge i misuratori di potenza

Dan-Martin-Dauphine-Stage-6

Dan Martin: Ho usato i misuratori di potenza nei casi di fuga solitaria o se vengo staccato. Mi aiutano a mantenermi concentrato a non far calare la potenza ed impostare un’andatura regolare. Appena vedi calare la tua potenza pensi “Ok, dai, tirala su ancora”. Ma, ancora, non penso che abbandonare i misuratori di potenza faccia diventare le corse più eccitanti.

Ovviamente correre a sensazione porterebbe più corridori ad a andare in “profondo rosso” e fare errori con la loro andatura, ma tatticamente non capisco cosa cambierebbe. Siamo sempre corridori. Se hai una aggressività innata e sei spericolato, come me, non cambia molto.

Velon: Puoi dirci di una giornata in cui il tuo programma ha funzionato alla perfezione?

Dan Martin: Non sono un corridore che parte in gara con dei piani precisi. Ovviamente puoi farti dei programmi, ma niente funziona esattamente nelle corse di bici. Devi essere veramente organico nell’adattare le tue tattiche sulla strada. Ci sono altre 21 squadre che hanno dei piani, e generalmente il tuo piano non si sposa alla perfezione con quello degli altri.

Nelle grandi corse che ho vinto, quando è andata bene, è stato grazie all’avere salvato le gambe il più possibile per il finale, e quindi dando tutto. alla Freccia Vallone ho lo stesso piano ogni anno ed è perfetto per la maggior parte delle volte, ma non sempre ha funzionato. Quando ho vinto la Liegi-Batogne-Liegi immagino che la tattica abbia funzionato: Ryder Hesjedal è partito presto per poi raggiungerlo dopo, ed è andata molto meglio di quello che si poteva immaginare.

Ma è uno dei miei punti di forza. Se fai una programma troppo preciso prima della partenza poi ti ritrovi a perdere delle opportunità che si aprono durante la corsa.

Dan-Martin-Etixx

 

 

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5 risposte a Dan Martin su radio e misuratori di potenza

  1. jacknipper 7 agosto 2017 at 12:33 #

    prima dice che le radio “Sono più utilizzate per informazioni che per le tattiche” … poi che “senza le radio avremmo le auto che stanno molto vicine al gruppo con i corridori che si sfilano e gli si avvicinano per avere consigli ed informazioni”

    io una prova la farei lasciando le radio ma collegate solo alla direzione gara: vediamo come va e poi si decide

  2. Elmp32 7 agosto 2017 at 13:35 #

    Concordo, la radio dovrebbe essere collegata solo alla direzione gara per i tempi e infromazioni diservizo altrimenti sarebbe un continuo andare e venire delle ammiraglie. Non penso comunque che lo spettacolo ne avrebbe dei benefici sia con che senza radio

  3. Gabrireghe 7 agosto 2017 at 16:41 #

    amen

  4. Perseo_navy 7 agosto 2017 at 17:50 #

    Salve, come fa a dire che i misuratori di potenza non condizionano! Le recenti classifiche dei grandi giri parlano chiaro vittorie decise da pochi secondi di distacco, perché nessuno rischia un fuori giri che il giorno dopo potrebbe costargli caro, ma rendere le gare più interessanti, imprevedibili. Per le radio, nel ciclismo moderno per quest’ultime non ci sono più fughe da lontano e ne tanto meno fughe bidone.
    Martin forse è troppo giovane per ricordarsi di pantani che vinse un tour con una fuga in codimeteo dantesche!

  5. drmale 10 agosto 2017 at 16:35 #

    Con un giro in discussione fino all’ultimo, e un tour combattuto come non si vedeva da anni, non mi pare che le nuove tecnologie riducano lo spettacolo, anzi. Froome di certo il migliore al tour, con la squadra più forte ha vinto con meno di un minuto, e con 2’21 sul 4° e 2’20 sul 3°. Tanti atleti in così poco tempo erano secoli che non si vedevano.
    Certo la combattività è bassa, ma al tour non è che si sia mai vista tutta questa combattività. Ho assistito per anni, salvo parentesi pantani, a tour da noia totale, vinti sempre a cronometro.
    L’epoca delle imprese non è finita per le tecnologie, ma per i modelli di allenamento e alimentazioni (forse anche l’antidoping), che riducono le differenze individuali tra gli atleti, e di conseguenza anche la possibilità di prevalere in modo eclatante.

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