sgarbozza commentatore è il frutto dell'equazione - fatta dalla TGS - ciclismo=sport popolare. Con un'idea di popolo risalente agli anni '50, mese più mese meno. Il ciclismo è uno sport popolare, ma è anche uno sport di persone - ciclisti e amatori - che sono attente all'evoluzione dei materiali, che stanno attente all'alimentazione, alla salute, che spesso viaggiano, si informano, in sintesi sono aperte al mondo e quindi "moderne". Sgarbozza nell'idea degli autori delle trasmissioni a cornice delle gare ciclistiche dovrebbe rappresentare quel tempo in cui pedalava chi era costretto a sfuggire alla miseria, in cui Taccone vincendo una tappa poteva pagare l'affitto di casa. Non sto dicendo che i ciclisti sono tutti ricchi - come nell'automobilismo a grandi linee (una stagione in una serie minore costa sui 200/300 mila euro da dare alla squadra che ti fornisce la macchina) - ma sicuramente un titolo di studio ce l'hanno, navigano su internet, vanno a cinema etc, etc. Leggo Cunego sul Corriere della sera, e mi sembra italiano quello che leggo. Sgarbozza ha una lingua tutta sua, la sua funzione è "spararla grossa", non mi fa ridere anzi. E' solamente un tassello dell'orrendo disinformato gruppo che decide il racconto del giro d'italia targato rai.