di [MENTION=48788]marmoreancat[/MENTION] e [MENTION=67889]fif.com[/MENTION]
Abbiamo capito che non avete pazienza di leggere tutto e vado quindi di versione sintetica (!)
La giornata inizia alle 4:00, con meno di tre ore di sonno. PRoviamo a fare colazione alle 4:30 ma prima delle 5:00 non possono darci nulla. Trop po tardi per noi.
Torniamo quindi in camera, virtualmente Fra salta la colazione e si butta giù due PRE Sport. Arriviamo all'appuntamento con qualche parente e amico in orario e alle 5:45 siamo in griglia. La Pinarello è la griglia peggio messa: un parcheggio con solo 50metri incanalati, gli altri sono accalcati nello spiazzo.
Come sempre questo è il momento più sentito. Per non scomodare Leopardi, citiamo Campari: "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere". Ci beviamo la classica borraccia di sali ed il Fra riesce a fare l'evacquazione prima della partenza, il Gatto no. Elicotteri, Altoparlanti, musiche, interviste. Tutto ci fa dimenticare un fresco pungente (forse 10 gradi, non più di 13 certamente) ed ai meno cinque minuti, via la mantellina.
Alle 6:30 in punto parte, la prima griglia, non noi che ci impiegheremo oltre un quarto d'ora a varcare la linea. Al primo kilometro il Gatto dichiara già una necessità idrica e prima del km3 ci fermiamo la prima volta. Ripartiamo insieme agli ultimi della griglia blu e cominciamo a salire il Campolongo, che scivola veloce con solo due "piedàterre". In cima seconda sosta idrica ed il Fra anzichè aria-in-faccia manifesta sintomi di aria-nella-pancia.
Si riparte ed a tre-quarti della discesa ci dobbiamo arrestare perchè un'ambulanza sta soccorrendo una ciclista. Riparte il Fra due metri davanti al Gatto, ma alla fine della discesa è solo, si ferma una decina di minuti ad aspettare per poi ripartire credendo che il "fulmine della discesa" lo abbia superato. Errore, il più grande. Purtroppo il Gatto è caduto. Avrà anche sette vite - infatti non si fa praticamente nulla, solo tre abrasioni a gomito, anca e ginocchio - ma quando l'anteriore si buca, fa un drittone degno del miglior Iannone in fondo alla Sandonato (se non la capite, andate a chiedere su daidegas.com).
In ogni modo viene prontamente rimesso in bici dall'assistenza ufficiale Pinarello, che - come in una gara vera - gli cambia la ruota e lo rimette subito in gara.
Intanto il Fra è ripartito e saltando il primo personale rifornimento si sta facendo allegramente il Pordoi. Delle quattro, la più lunga dei quattro passi, ma anche la più scenografica. La cosa bellissima che si nota è che in ogni momento in cui guardi su vedì un serpente di gente che sale ed anche se guardi in giù vedi sempre gente che sale. Stai facendo fatica, ma avvolto da altri 9000. Il Fra sale allegro, ma solo e il senso di oppressione da aria-nella-pancia non si placa. Arriva su e si appresta ad attendere. Intanto mangia la prima barretta, dopo quasi due ore dalla partenza. Quando arriva il Gatto, scene di riconoscimento che neanche i Menecmi di Plauto ...
Prima di ripartire, tentativi idrico-meccanici di liberare la pancia, ma nulla, solo aria. e si riparte per la breve discesa. Poi Sella, il più impegnativo tra i passi perchè irregolare e poi il Gardena. Ma siamo felici perchè finalmente siamo insieme. Parliamo, Critichiamo il prossimo, Ci lamentiamo. E arriviamo in cima al Gardena dove il Fra sente la crisi. Un'aura da mal di testa che si porterà giù sino a Corvara. Arriviamo al traguardo in poco meno di quattro ore di orologio e teniamo la destra per proseguire. Quando ci fermiamo, subito dopo, facciamo propositi di gara e il Fra minaccia un ridicolo abbandono. Ma in cima al Campolongo2 una bella sosta di 15 minuti con visita solido-meccanica ai bagni chimici fuga totalmente ogni dubbio: la crisi è passata e si prosegue per la più bella salita di giornata, il Falzarego.
Intanto manca poco alle 11:40, il sole è alto e sta per chiudersi il cancello di Cernadoi per virare verso il Lungo. CON GRANDE RAMMARICO lo manchiamo per quattro minuti e SIAMO COSTRETTI a proseguire per il Medio.
Che bella salita! Quasi sempre al sole, ma costante, rettilinei, ma pure tornanti per fiatare, fontane fresche e un ristoro messo a tre quarti dalla sommità. Libidine. Qui, complice il fatto che ci hanno passato tutti nelle nostre soste di riflessione, viene fuori "la forma costruita in lunghi mesi di rulli e ripetute" e ne passiamo a mazzi. Arriviamo in cima al Falzarego e ci fermiamo a riempire le borracce al ristoro. Manca solo il peggior kilometro della gara, una salita all'8-10% per scollinare al Valparola. E subito dopo, giù a capofitto, preoccupati di sciogliere le gambe prima dal Muro del Gatto.
Ci arriviamo ovviamente brasati e ... tattici. Nel senso che il Gatto aveva dichiarato da giornii che l'avrebbe fatto a piedi. Quindi il fif parte solo, deciso e conscio della difficoltà data non solo dalla rampa in sè, ma da fatto che quei 350metri saranno pieni di cinghiali, spingitori e amenità varie. E infatti ... La strada sale per duecento metri al 15%, poi una rampetta al 18%, una spianatina al 16% e l'ultima fiammatina al 19%. Prima di quest'ultima il fif è sui pedali da cento metri, ovviamente già al gancio, si trova di fronte un circo di varia ciclisticità e l'unico modo di non fermarsi è ... accelerare. Frullatina, slalom tra chicane-poco-mobili (di nuovo, chiedere a [MENTION=53374]jacknipper[/MENTION] o daidegas), fuori soglio-la e stremato arriva oltre il tappetino del cronometraggio. Lo scoprirà solo il giorno dopo: lo sforzo è valso un tempo poco oltre il millesimo posto sul Muro del Giat. Col senno di poi, l'unica soddisfazione ciclistica della MdD del fif.
A sorpresa, anche il "tattico" Gatto si fa il muro in bici, senza spingere e vincendo il KOP di giornata. Minimizza l'impresa, attribuisce ad altri i meriti e azzera i 97kg che orgogliosamente mostra al folto pubblico che si assiepa sulle tribune.
Arrivare al traguardo è un attimo, un attimo che permette però di riflettere a quanti mesi avevamo atteso questo traguardo, a quanto in questi mesi ci siamo aiutati e spalleggiati, confrontati telefonicamente e invidiati per un allenamento o una gara che l'altro ha saltato, Ovvio che ci si commuove, ovvio anche passare il traguardo senza volata, ma a braccia alzate, mano nella mano, manco fossimo arrivati in fondo a Kona (@rombodituorlo, gliela spieghi tu, per favore?).
La gara è chiusa. Ci godiamo un ottimo pasta party, pensiamo alla perfetta organizzazione, ai panorami, alla gente incontrata ed aiutata, al vergognoso tempo di 6h15' pedalati (7:45 di real
time) - noi che avevamo un obiettivo di 5h, è giusto che ammettiamo la sconfitta - al ritorno all'hotel e poi a casa.
Una favolosa MdD. CERTAMENTE da rifare e da consigliare a tutti. Chi non la vuole fare a prescindere ha torto: c'è un percorso adatto a ciascuno, le strade sono chiuse sempre, l'assistenza meccanica, sanitaria e alimentare è fin sovrabbondante, i panorami sono letteralmente mozzafiato. Certo non possono mancare le critich (stranezze in partenza, ristori posizionati a caso e non dove serve, ...), ma il bilancio della nostra MdD è largamente in positivo. Entrambi cercheremo di esserci alla MdD#30.
Ciao Bella gente!