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15enne morta in allenamento in Trentino
Testo
<blockquote data-quote="iban" data-source="post: 7851968" data-attributes="member: 34281"><p>Davanti alla tragedia di Adele (mi fa malissimo solo a pensarci), ho letto dei commenti in giro che fanno venire i brividi.</p><p>Secondo me il vero problema qui è l'ipocrisia totale della gente e di come i media gestiscono la percezione delle cose. </p><p>Facciamo un gioco e ribaltiamo lo scenario: immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale.</p><p>Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane. </p><p>Invece, siccome alla guida c'era "solo" un automobilista che correva troppo, la notizia passa in sordina sulla cronaca locale e specialistica come una 'tragica fatalità'. Alla fine della fiera, della vittima in sé non importa niente a nessuno; quello che fa la differenza è la strumentalizzazione politica e mediatica che si può fare del corpo di una donna. Lì c'è un ritorno ideologico, qui invece c'è solo un problema scomodo da insabbiare. E sia chiaro, il punto non è sminuire una tragedia sacrosanta come quella dei femminicidi, ma smascherare il cinismo dei media e dei politicanti che cos' indirizzano l'opinione pubblica secondo i loro bisogni. Le conseguenze reali sono le stesse, ma l'impatto pubblico si ribalta completamente</p><p>L'osservatorio ASAPS dice che da inizio anno siamo a 101 ciclisti morti in Italia. Di questi, ben 24 sono solo in Lombardia. Parliamo di una sola regione e di una nicchia ristretta di persone che va in bici, eppure i morti quasi si pareggiano con i femminicidi (27 secondo Non una di meno) di tutta Italia. </p><p>Matematicamente è una strage strutturale, ma per l'opinione pubblica non è un'emergenza. Perché per fermare la strage stradale la politica dovrebbe prendere decisioni scomode: toccare i voti, abbassare i limiti, togliere spazio alle auto e fare controlli veri.</p><p>La cosa che mi fa più imbestialire è la scusa del rischio dell'andare in bici. Ho letto commenti del tipo: "Eh, la strada è un posto intrinsecamente pericoloso, lo sai quando esci in bici". Questa è una balla colossale che usiamo per lavarci la coscienza. La strada non è una giungla amazzonica o un evento atmosferico inevitabile; è uno spazio pubblico antropizzato, regolato da leggi e progettato dall'uomo. Se è pericolosa, è solo perché abbiamo deciso deliberatamente di tollerare la distrazione, la velocità e l'impunità di chi guida una tonnellata di ferro.</p><p>Usiamo il concetto di "rischio intrinseco" come un'arma di colpevolizzazione della vittima. Ancora una volta vi ripropongo il gioco mentale, provate mentalmente a fare lo stesso identico discorso a una donna dicendo: "Il mondo là fuori è un posto intrinsecamente pericoloso per una donna, lo sai quando esci di casa, fa parte del rischio esterno". Scoppierebbe il putiferio giustamente, perché significherebbe giustificare l'aggressore e dire alla vittima che se l'è cercata. Invece se muore un ciclista questo cinismo diventa la norma accettata da tutti, come se pedalare fosse una colpa o una roulette russa che ti cerchi da solo.</p><p>Finché continuiamo a chiamarli "incidenti", a parlare di sfortuna e a considerare la strada come proprietà privata delle auto, non cambierà mai nulla.</p><p>Un pensiero ad Adele e alla sua famiglia.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="iban, post: 7851968, member: 34281"] Davanti alla tragedia di Adele (mi fa malissimo solo a pensarci), ho letto dei commenti in giro che fanno venire i brividi. Secondo me il vero problema qui è l'ipocrisia totale della gente e di come i media gestiscono la percezione delle cose. Facciamo un gioco e ribaltiamo lo scenario: immaginate che la dinamica fosse stata esattamente la stessa, stesso posto, stessa macchina che invade la corsia, stesse persone e stesso tragico esito, ma che dietro ci fosse stata la premeditazione di un fidanzatino o di un pretendente che ha usato l'auto apposta, camuffando l'omicidio da incidente stradale. Cosa sarebbe successo? Oggi Lavis sarebbe invasa dalle telecamere, avremmo i plastici in tv, talk show h24 e i politici a cavalcare l'emergenza nazionale per settimane. Invece, siccome alla guida c'era "solo" un automobilista che correva troppo, la notizia passa in sordina sulla cronaca locale e specialistica come una 'tragica fatalità'. Alla fine della fiera, della vittima in sé non importa niente a nessuno; quello che fa la differenza è la strumentalizzazione politica e mediatica che si può fare del corpo di una donna. Lì c'è un ritorno ideologico, qui invece c'è solo un problema scomodo da insabbiare. E sia chiaro, il punto non è sminuire una tragedia sacrosanta come quella dei femminicidi, ma smascherare il cinismo dei media e dei politicanti che cos' indirizzano l'opinione pubblica secondo i loro bisogni. Le conseguenze reali sono le stesse, ma l'impatto pubblico si ribalta completamente L'osservatorio ASAPS dice che da inizio anno siamo a 101 ciclisti morti in Italia. Di questi, ben 24 sono solo in Lombardia. Parliamo di una sola regione e di una nicchia ristretta di persone che va in bici, eppure i morti quasi si pareggiano con i femminicidi (27 secondo Non una di meno) di tutta Italia. Matematicamente è una strage strutturale, ma per l'opinione pubblica non è un'emergenza. Perché per fermare la strage stradale la politica dovrebbe prendere decisioni scomode: toccare i voti, abbassare i limiti, togliere spazio alle auto e fare controlli veri. La cosa che mi fa più imbestialire è la scusa del rischio dell'andare in bici. Ho letto commenti del tipo: "Eh, la strada è un posto intrinsecamente pericoloso, lo sai quando esci in bici". Questa è una balla colossale che usiamo per lavarci la coscienza. La strada non è una giungla amazzonica o un evento atmosferico inevitabile; è uno spazio pubblico antropizzato, regolato da leggi e progettato dall'uomo. Se è pericolosa, è solo perché abbiamo deciso deliberatamente di tollerare la distrazione, la velocità e l'impunità di chi guida una tonnellata di ferro. Usiamo il concetto di "rischio intrinseco" come un'arma di colpevolizzazione della vittima. Ancora una volta vi ripropongo il gioco mentale, provate mentalmente a fare lo stesso identico discorso a una donna dicendo: "Il mondo là fuori è un posto intrinsecamente pericoloso per una donna, lo sai quando esci di casa, fa parte del rischio esterno". Scoppierebbe il putiferio giustamente, perché significherebbe giustificare l'aggressore e dire alla vittima che se l'è cercata. Invece se muore un ciclista questo cinismo diventa la norma accettata da tutti, come se pedalare fosse una colpa o una roulette russa che ti cerchi da solo. Finché continuiamo a chiamarli "incidenti", a parlare di sfortuna e a considerare la strada come proprietà privata delle auto, non cambierà mai nulla. Un pensiero ad Adele e alla sua famiglia. [/QUOTE]
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