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Giro d'Italia
21ᵃ Tappa: ROMA - ROMA 115 km
Testo
<blockquote data-quote="samuelgol" data-source="post: 6170667" data-attributes="member: 6633"><p>L'Italia casca a pezzi per chi le buche non le sistema e/o ne nega l'esistenza, non per chi le evidenzia.</p><p></p><p></p><p>Che Milano abbia più storia ciclistica di Roma è possibile. Ma sponsor e quant'altro non si nutrono di dove sono nati Bugno (nato in Svizzera e Monzese di adozione, non milanese) e Saronni (nato a Novara e cresciuto a Buscate, non a Milano), nè di dove si correva un Lombardia che ormai da tempo nemmeno lui ha più a che fare con Milano. In termini di immagini televisive e mediatiche in genere, l'appeal che può avere Roma, è molto ma molto maggiore. In Italia forse solo Venezia avrebbe uguale appeal, ma una logistica ovviamente proibitiva. Veder passare i ciclisti per i Campi Elisi e l'Arco di Trionfo, così come per il Colosseo e l'Altare della Patria ha un ritorno che prescinde la storia ciclistica, ma abbraccia la storia dell'umanità. Un filino più globale direi.</p><p>Fosse per me, ogni anno, sarebbero toccate come arrivo di tappa, oltre a Roma, anche Firenze, Siena, Venezia (da vedere il come), ossia quei luoghi per cui l'Italia è famosa nel mondo, per radicare e identificare fortemente il Giro con la nazione, aldilà delle condivisibili digressioni economiche che quest'anno lo hanno portato a Israele.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="samuelgol, post: 6170667, member: 6633"] L'Italia casca a pezzi per chi le buche non le sistema e/o ne nega l'esistenza, non per chi le evidenzia. Che Milano abbia più storia ciclistica di Roma è possibile. Ma sponsor e quant'altro non si nutrono di dove sono nati Bugno (nato in Svizzera e Monzese di adozione, non milanese) e Saronni (nato a Novara e cresciuto a Buscate, non a Milano), nè di dove si correva un Lombardia che ormai da tempo nemmeno lui ha più a che fare con Milano. In termini di immagini televisive e mediatiche in genere, l'appeal che può avere Roma, è molto ma molto maggiore. In Italia forse solo Venezia avrebbe uguale appeal, ma una logistica ovviamente proibitiva. Veder passare i ciclisti per i Campi Elisi e l'Arco di Trionfo, così come per il Colosseo e l'Altare della Patria ha un ritorno che prescinde la storia ciclistica, ma abbraccia la storia dell'umanità. Un filino più globale direi. Fosse per me, ogni anno, sarebbero toccate come arrivo di tappa, oltre a Roma, anche Firenze, Siena, Venezia (da vedere il come), ossia quei luoghi per cui l'Italia è famosa nel mondo, per radicare e identificare fortemente il Giro con la nazione, aldilà delle condivisibili digressioni economiche che quest'anno lo hanno portato a Israele. [/QUOTE]
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