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Aiutiamo Francesco
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<blockquote data-quote="renatiello" data-source="post: 1222991" data-attributes="member: 4404"><p>dal sito di superfrancesco:</p><p></p><p><strong>15/08/2008</strong></p><p><strong></strong></p><p><strong>Ce l'abbiamo fatta, <span style="font-size: 26px">siamo in America</span>. Ancora adesso non ce ne rendiamo conto pienamente, sembra tutto irreale, tranne la stanchezza! Il fuso orario scombussola davvero parecchio, soprattutto per il sonno e il mangiare (non c'è per niente appetito). Anche il clima fa la sua parte: fa molto caldo, intorno ai 40°C, con umidità intorno al 98%. Quando siamo arrivati non riuscivo a respirare ed ora va meglio, anche se non sono uscita molto. Ma andiamo per gradi </strong></p><p><strong></strong></p><p><strong>Martedì, la vigilia della partenza, è stato un giorno lungo e faticoso. Le visite sono iniziate al mattino, i miei genitori sono stati i primi, con i saluti più sofferti. La mia "fortuna" è che quando se ne sono andati avevamo altri ospiti in casa e quindi lo sfogo è stato controllato e il pensiero a loro assopito. Sempre al mattino è venuto anche don Lino, il nostro parroco, a benedire il piccolo. È rimasto molto poco perché ha visto che tra gente e telefono eravamo tanto presi, dicendo: "È meglio se partite in fretta, avete uno stress non indifferente!".</strong></p><p><strong>Nel primo pomeriggio sono arrivati anche Nadia e Luca e Graziella, a cui ho affidato un po' di scartoffie sia per le cose rimaste in sospeso, come la richiesta di indennità alla cecità del piccolo, sia per eventuali necessità future, come farmaci per Cateto ecc. Verso le 18:30 sono arrivati Davide e Nicoletta e poi Maud. Per Nicoletta è stata molto dura, ci ha saluti con molta malinconia e dispiacere perché per motivi lavorativi non ci avrebbe accompagnati all'aeroporto il giorno dopo. Hanno fatto a Francesco un bellissimo regalo: una maglietta con stampata la foto di tutti gli zii del blog, così saranno sempre vicini a noi. Poi ci sono stati i saluti con Graziella, che invece ha scelto di non accompagnarci all'aeroporto per non soffrirne troppo, come i nostri genitori. Nel frattempo Michele, aiutato da Davide, Damiano e il nostro caro amico Michele (Micchi nei resoconto che seguirà) di cui non ho mai parlato ma che ci ha aiutato tanto, soprattutto per la richiesta del volo umanitario, hanno portato gran parte dei bagagli in aeroporto, in deposito, in modo tale da agevolarci l'indomani.</strong></p><p><strong>Verso le 20 la casa si è svuotata ed eravamo stremati, ma lì sono iniziati gli ultimi preparativi. Michele è andato da sua mamma a portare alcune cose mentre io a finire di fare i bagagli e di sistemare la casa. In mezzo a tutto questo Francesco è stato bravo anche se alla fine della giornata sembrava desiderasse stare coricato, un po' stanco di essere passato tra molte braccia. Verso le 24:30 eravamo tutti a letto ma nessuno dormiva e durante la notte molti giretti sono stati fatti per la casa, ma il tempo non passava </strong></p><p><strong></strong></p><p><strong>Ecco invece arrivare le 7, tutti in piedi, pasto e medicine per il piccolo, doccia e via con gli ultimi preparativi. Io ero molto agitata, tanto da venirmi subito il mio solito mal di pancia e nausea, che hanno richiesto del buscopan e dissenten! Se ci ripenso mi sa che sembravo una matta, non riuscivo a stare ferma e tra una borsa e l'altra correvo in bagno! Comunque i primi ad arrivare sono stati Daniela, Cristian, Michela, Mattia e Luca, seguiti poi da mia suocera, Damiano con Luca, Nadia e Maud e Davide con sua mamma. Il panico è aumentato quando verso le 9, orario previsto per la partenza da casa, mi ha chiamata Micchi dicendomi che il decollo non sarebbe più stata dall'aeroporto civile, come ci avevano comunicati martedì, ma da quello militare, che dista dal Catullo circa due km. Lui si è occupato quindi di recuperare i bagagli mentre io di avvisare Mix per fare da passaparola a chi voleva venire a salutarci in aeroporto. Avrei dovuto chiamare anche i giornalisti ma ero ormai già fusa. Volevo solo andare, non ce la facevo più, il tempo non passava mai, l'orologio sembrava non camminasse più e con tutta quella gente non capivo più niente, ero spaventata. Non so cosa Michele provasse nel frattempo, ci siamo "persi", ognuno dietro alle sue faccende, e poi in macchine diverse durante il tragitto che ci avrebbe portati qui.</strong></p><p><strong>Dopo 40 minuti interminabili siamo finalmente arrivati in aeroporto militare. Abbiamo parcheggiato fuori dove ci aspettavano Mix e Ludovica, Cri e Alessandro (Ale69 del blog) con i suoi tre splendidi figli. Avrebbe dovuto esserci anche Ada, che ho fatto chiamare da Damiano, perché credo fosse andata al civile, ma non sono riuscita a salutarla, anche se poi l'ho riconosciuta nelle foto. Eravamo tranquilli ma un po' angosciati, cercando di fare finta di niente, non pensando al motivo per cui eravamo lì. Poi un militare ci ha invitati ad entrare, l'aereo stava arrivando da Roma. Via perciò con i saluti frettolosi, tra commozione e sorrisi sforzati. Poi siamo entrati con due macchine, con Cristian, Daniela, Mattia, Michela, Luca, Micchi e Damiano, a cui sono seguiti i giornalisti di Telepace, Telearena e, credo, i quotidiani l'Arena e il Corriere Veneto, inserto del Corriere della sera (dopo guardo se riesco a recuperare gli articoli ed i servizi). Siamo quindi scesi, tra foto e riprese. Eravamo frastornati e timorosi. Poi è arrivato l'aereo, bellissimo. L'equipaggio si è presentato, subito gentilissimo. Erano in 9, tra medico, infermieri, piloti, assistenti e tecnici. I bagagli sono stati caricati e finalmente arriva il momento della partenza, tra sentimenti contrastanti: voglia di andare, di partire, di provare questa cura che forse potrà migliorare la vita del nostro Super ma tristezza, angoscia, per lasciare i nostri famigliari, i nostri amici. Mia sorella è stata molto forte, mi ha stupita mentre mia nipote Michela non è riuscita a trattenere le lacrime, avrei voluto portarla via con me. Anche mio cognato mi ha stupito, lui che è sempre stato duro e freddo si è commosso e mi ha abbracciato, mi ha fatto un gran regalo.</strong></p><p></p><p></p><p>continua...</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="renatiello, post: 1222991, member: 4404"] dal sito di superfrancesco: [B]15/08/2008 Ce l'abbiamo fatta, [SIZE="7"]siamo in America[/SIZE]. Ancora adesso non ce ne rendiamo conto pienamente, sembra tutto irreale, tranne la stanchezza! Il fuso orario scombussola davvero parecchio, soprattutto per il sonno e il mangiare (non c'è per niente appetito). Anche il clima fa la sua parte: fa molto caldo, intorno ai 40°C, con umidità intorno al 98%. Quando siamo arrivati non riuscivo a respirare ed ora va meglio, anche se non sono uscita molto. Ma andiamo per gradi Martedì, la vigilia della partenza, è stato un giorno lungo e faticoso. Le visite sono iniziate al mattino, i miei genitori sono stati i primi, con i saluti più sofferti. La mia "fortuna" è che quando se ne sono andati avevamo altri ospiti in casa e quindi lo sfogo è stato controllato e il pensiero a loro assopito. Sempre al mattino è venuto anche don Lino, il nostro parroco, a benedire il piccolo. È rimasto molto poco perché ha visto che tra gente e telefono eravamo tanto presi, dicendo: "È meglio se partite in fretta, avete uno stress non indifferente!". Nel primo pomeriggio sono arrivati anche Nadia e Luca e Graziella, a cui ho affidato un po' di scartoffie sia per le cose rimaste in sospeso, come la richiesta di indennità alla cecità del piccolo, sia per eventuali necessità future, come farmaci per Cateto ecc. Verso le 18:30 sono arrivati Davide e Nicoletta e poi Maud. Per Nicoletta è stata molto dura, ci ha saluti con molta malinconia e dispiacere perché per motivi lavorativi non ci avrebbe accompagnati all'aeroporto il giorno dopo. Hanno fatto a Francesco un bellissimo regalo: una maglietta con stampata la foto di tutti gli zii del blog, così saranno sempre vicini a noi. Poi ci sono stati i saluti con Graziella, che invece ha scelto di non accompagnarci all'aeroporto per non soffrirne troppo, come i nostri genitori. Nel frattempo Michele, aiutato da Davide, Damiano e il nostro caro amico Michele (Micchi nei resoconto che seguirà) di cui non ho mai parlato ma che ci ha aiutato tanto, soprattutto per la richiesta del volo umanitario, hanno portato gran parte dei bagagli in aeroporto, in deposito, in modo tale da agevolarci l'indomani. Verso le 20 la casa si è svuotata ed eravamo stremati, ma lì sono iniziati gli ultimi preparativi. Michele è andato da sua mamma a portare alcune cose mentre io a finire di fare i bagagli e di sistemare la casa. In mezzo a tutto questo Francesco è stato bravo anche se alla fine della giornata sembrava desiderasse stare coricato, un po' stanco di essere passato tra molte braccia. Verso le 24:30 eravamo tutti a letto ma nessuno dormiva e durante la notte molti giretti sono stati fatti per la casa, ma il tempo non passava Ecco invece arrivare le 7, tutti in piedi, pasto e medicine per il piccolo, doccia e via con gli ultimi preparativi. Io ero molto agitata, tanto da venirmi subito il mio solito mal di pancia e nausea, che hanno richiesto del buscopan e dissenten! Se ci ripenso mi sa che sembravo una matta, non riuscivo a stare ferma e tra una borsa e l'altra correvo in bagno! Comunque i primi ad arrivare sono stati Daniela, Cristian, Michela, Mattia e Luca, seguiti poi da mia suocera, Damiano con Luca, Nadia e Maud e Davide con sua mamma. Il panico è aumentato quando verso le 9, orario previsto per la partenza da casa, mi ha chiamata Micchi dicendomi che il decollo non sarebbe più stata dall'aeroporto civile, come ci avevano comunicati martedì, ma da quello militare, che dista dal Catullo circa due km. Lui si è occupato quindi di recuperare i bagagli mentre io di avvisare Mix per fare da passaparola a chi voleva venire a salutarci in aeroporto. Avrei dovuto chiamare anche i giornalisti ma ero ormai già fusa. Volevo solo andare, non ce la facevo più, il tempo non passava mai, l'orologio sembrava non camminasse più e con tutta quella gente non capivo più niente, ero spaventata. Non so cosa Michele provasse nel frattempo, ci siamo "persi", ognuno dietro alle sue faccende, e poi in macchine diverse durante il tragitto che ci avrebbe portati qui. Dopo 40 minuti interminabili siamo finalmente arrivati in aeroporto militare. Abbiamo parcheggiato fuori dove ci aspettavano Mix e Ludovica, Cri e Alessandro (Ale69 del blog) con i suoi tre splendidi figli. Avrebbe dovuto esserci anche Ada, che ho fatto chiamare da Damiano, perché credo fosse andata al civile, ma non sono riuscita a salutarla, anche se poi l'ho riconosciuta nelle foto. Eravamo tranquilli ma un po' angosciati, cercando di fare finta di niente, non pensando al motivo per cui eravamo lì. Poi un militare ci ha invitati ad entrare, l'aereo stava arrivando da Roma. Via perciò con i saluti frettolosi, tra commozione e sorrisi sforzati. Poi siamo entrati con due macchine, con Cristian, Daniela, Mattia, Michela, Luca, Micchi e Damiano, a cui sono seguiti i giornalisti di Telepace, Telearena e, credo, i quotidiani l'Arena e il Corriere Veneto, inserto del Corriere della sera (dopo guardo se riesco a recuperare gli articoli ed i servizi). Siamo quindi scesi, tra foto e riprese. Eravamo frastornati e timorosi. Poi è arrivato l'aereo, bellissimo. L'equipaggio si è presentato, subito gentilissimo. Erano in 9, tra medico, infermieri, piloti, assistenti e tecnici. I bagagli sono stati caricati e finalmente arriva il momento della partenza, tra sentimenti contrastanti: voglia di andare, di partire, di provare questa cura che forse potrà migliorare la vita del nostro Super ma tristezza, angoscia, per lasciare i nostri famigliari, i nostri amici. Mia sorella è stata molto forte, mi ha stupita mentre mia nipote Michela non è riuscita a trattenere le lacrime, avrei voluto portarla via con me. Anche mio cognato mi ha stupito, lui che è sempre stato duro e freddo si è commosso e mi ha abbracciato, mi ha fatto un gran regalo.[/B] continua... [/QUOTE]
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