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Testo
<blockquote data-quote="ziojo" data-source="post: 1330845" data-attributes="member: 5787"><p>Ma l'acido lattico non crea tutti questi problemi...</p><p> </p><p>Il lattato è una fonte importantissima di energia che (grazie al cielo) arriva quando l'intensità dello sforzo è tale da non essere sostenuta solo con il meccanismo aerobico. Quindi benvenuto e benedetto il lattato.</p><p> </p><p>Quando viene "usato" per produrre energia (attraverso il meccansimo anaerobico lattacido), il lattato si scompone e una scoria particolare risultante dalla scomposizione resta nei muscoli dando un pò di fastidio. Ma va via in poche ore e, come ha detto Cavallo Pazzo, se si ha l'accortezza o la possibilità di fare un pò di km in agilità dopo lo sforzo... lo dreni tutto via e a seduta finita non c'è più.</p><p> </p><p>I dolori "del giorno dopo" con l'acido lattico non c'entrano niente, sono microlesioni muscolari derivanti dallo sforzo che devono essere recuperate con altre strategie.</p><p> </p><p>Il problema/opportunità che ci offre il lattato è un altro: come massimizzare la tolleranza durante lo sforzo? Ovvero: quando andiamo fuorisoglia, l'accumulo di lattato (e quindi di scorie) è tale che il muscolo si ingolfa e da questo dipende la nostra incapacità di reggere a lungo lo sforzo fuorisoglia. In altri termini... scoppiamo.</p><p> </p><p>Ci sono soggetti che, geneticamente, sono in grado di reggere per tempi lunghi alte concentrazioni di lattato nel sangue: la soglia anaerobica è convenzionalmente identificata al livello di 4 millimoli di lattato. Ci sono soggetti che con 10 millimoli riescono a viaggiare per minuti e altri che dopo 30" oltre 4 millimoli sono finiti.</p><p> </p><p>Ecco, questa è la frontiera interessante: come migliorare la tolleranza al lattato durante lo sforzo.</p><p> </p><p>Quella del recupero dall'acido lattico post-sforzo è un falso luogo comune ormai sconfessato dalla scienza dello sport.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ziojo, post: 1330845, member: 5787"] Ma l'acido lattico non crea tutti questi problemi... Il lattato è una fonte importantissima di energia che (grazie al cielo) arriva quando l'intensità dello sforzo è tale da non essere sostenuta solo con il meccanismo aerobico. Quindi benvenuto e benedetto il lattato. Quando viene "usato" per produrre energia (attraverso il meccansimo anaerobico lattacido), il lattato si scompone e una scoria particolare risultante dalla scomposizione resta nei muscoli dando un pò di fastidio. Ma va via in poche ore e, come ha detto Cavallo Pazzo, se si ha l'accortezza o la possibilità di fare un pò di km in agilità dopo lo sforzo... lo dreni tutto via e a seduta finita non c'è più. I dolori "del giorno dopo" con l'acido lattico non c'entrano niente, sono microlesioni muscolari derivanti dallo sforzo che devono essere recuperate con altre strategie. Il problema/opportunità che ci offre il lattato è un altro: come massimizzare la tolleranza durante lo sforzo? Ovvero: quando andiamo fuorisoglia, l'accumulo di lattato (e quindi di scorie) è tale che il muscolo si ingolfa e da questo dipende la nostra incapacità di reggere a lungo lo sforzo fuorisoglia. In altri termini... scoppiamo. Ci sono soggetti che, geneticamente, sono in grado di reggere per tempi lunghi alte concentrazioni di lattato nel sangue: la soglia anaerobica è convenzionalmente identificata al livello di 4 millimoli di lattato. Ci sono soggetti che con 10 millimoli riescono a viaggiare per minuti e altri che dopo 30" oltre 4 millimoli sono finiti. Ecco, questa è la frontiera interessante: come migliorare la tolleranza al lattato durante lo sforzo. Quella del recupero dall'acido lattico post-sforzo è un falso luogo comune ormai sconfessato dalla scienza dello sport. [/QUOTE]
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