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Armstrong confessa?
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<blockquote data-quote="SoftMachine" data-source="post: 3994393" data-attributes="member: 28265"><p><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p><p></p><p>Avevo compreso e direi che hai centrato uno dei problemi: i carichi di lavoro, le performance, gli impegni e gli appuntamenti agonistici al quale un atleta professionista e' sottoposto oggi non sono sopportabili e accettabili senza l'utilizzo di sostanze esogene.</p><p></p><p>Dunque la tesi di Conconi/Ferrari non e' sbagliata a prescindere ma e' assai pericolosa in quanto, di fatto, tende a far considerare l'assunzione di farmaci come qualcosa di utile e benefico. </p><p>Interpretata con una certa dose di ignoranza (e' raro che il cicloamatore non si rifaccia, per giustificare le proprie scelte, all'esempio del pro), può essere interpretata come un "via libera" alla farmacologia (ricalcando un po' la condizione che si e' verificata nella diffusione dei cosidetti supplementi, naturalmente con le dovute proporzioni: i secondi - i supplementi - per la quasi totalità inutili ma che muovono un business notevole, i primi - i farmaci - assai pericolosi ma che muoverebbero un business ancor piu' redditizio).</p><p></p><p>Inoltre il problema e' ancor più accentuato proprio dal fatto che l'assunzione dei farmaci non e' diretta al solo preservare una condizione di benessere che potrebbe essere compromessa dai carichi di lavoro ma ha come fine principale l'aumento della performance.</p><p>Insomma, che Conconi, Ferrari, Fuentes e altri portino come giustificazione una tesi del genere è comprensibile, ma il problema e' che tale tesi è posteriore al pensiero primario che resta quello di ottenere il risultato migliore ad ogni costo.</p><p>Naturalmente anche a discapito del benessere e della salute dell'atleta</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="SoftMachine, post: 3994393, member: 28265"] o-o Avevo compreso e direi che hai centrato uno dei problemi: i carichi di lavoro, le performance, gli impegni e gli appuntamenti agonistici al quale un atleta professionista e' sottoposto oggi non sono sopportabili e accettabili senza l'utilizzo di sostanze esogene. Dunque la tesi di Conconi/Ferrari non e' sbagliata a prescindere ma e' assai pericolosa in quanto, di fatto, tende a far considerare l'assunzione di farmaci come qualcosa di utile e benefico. Interpretata con una certa dose di ignoranza (e' raro che il cicloamatore non si rifaccia, per giustificare le proprie scelte, all'esempio del pro), può essere interpretata come un "via libera" alla farmacologia (ricalcando un po' la condizione che si e' verificata nella diffusione dei cosidetti supplementi, naturalmente con le dovute proporzioni: i secondi - i supplementi - per la quasi totalità inutili ma che muovono un business notevole, i primi - i farmaci - assai pericolosi ma che muoverebbero un business ancor piu' redditizio). Inoltre il problema e' ancor più accentuato proprio dal fatto che l'assunzione dei farmaci non e' diretta al solo preservare una condizione di benessere che potrebbe essere compromessa dai carichi di lavoro ma ha come fine principale l'aumento della performance. Insomma, che Conconi, Ferrari, Fuentes e altri portino come giustificazione una tesi del genere è comprensibile, ma il problema e' che tale tesi è posteriore al pensiero primario che resta quello di ottenere il risultato migliore ad ogni costo. Naturalmente anche a discapito del benessere e della salute dell'atleta [/QUOTE]
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