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Cina e dintorni
bar cina (parte 2)
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<blockquote data-quote="Quadri84" data-source="post: 5700757" data-attributes="member: 60529"><p>Premetto che non ho mai acquistato grossa roba nobrand, solo un paio di selle perchè trovavo veramente comode (le simil toupè full carbon), e mai direttamente dalla cina ma da venditori italiani, quindi non sono un assolutamente un talebano pro-china.</p><p></p><p>Però a mio modo di vedere, sulla faccenda dumping-antidumping c'è una grandissima ipocrisia.</p><p>Allora vi faccio l'esempio di mio padre, da 40 anni si occupa della prototipazione di macchinari per la calzature, lavora in una piccola srl che ha circa 10 dipendenti che vende in tutto il mondo, specializzata in una particolare tipo di macchine (cuciture di mocasini), e che effettua ogni fase dalla lavorazione ( cnc, taglio, saldatura, verniciatura ecc) in Italia.</p><p>Da oramai 20 anni le loro macchine, nonstante brevetti internaziolali, sono regolarmente acquistate da soggetti terzi in turchia, messico, brasile e altri paesi borderline e poi passate ai vari cinesi che le smontano e le replicano pezzo pezzo.</p><p></p><p>Un potenziale cliente interessato a una macchina che fa quel particolare tipo di lavorazione, avrebbe la scelta di acqusitare la macchina italiana o la sua replica cinese a un quarto della cifra. </p><p>Allora in questo caso l'antidumping ha senso, perchè va a tutelare una produzione italiana che da lavoro a ditte italiane che assumono personale italiano. E se ci trovassimo in un'ipotetica e semplificata situazione di questo tipo, comprare dal cinese sarebbe anche moralmente deprecabile.</p><p></p><p>Adesso facciamo un caso piu aderente alla realtà.</p><p>Un ipotetico concorrente italiano potrebbe produrre tutto in cina, importando le macchine già preassemblate, farebbe un ottimo controllo qualtità in modo da offrire uno standard simile alle produzioni italiane, le vernicerebbe e applicherebbe le targhette identificative, e venderebbe tutto come made in italy a prezzo da made in italy. </p><p></p><p>Allora in questo caso il cliente finale ha 3 opzioni: comprare dal made in italy vero a 100, comprare dal made in italy farlocco (anche se qualitativamente ottimo) a 90, comprare dal cinese (qualitativamente cosi cosi) a 20 che con l'antidumping diventa 40. </p><p>In questo caso l'antidumping non tutela un bel niente, e diventa fondamentale la discrezione del cliente, se è a conoscenza o meno delle reali origni del manufatto.. Perchè in quel caso sarebbe moralmente deprecabile non solo l'acquisto made in cina a 40, ma anche il farlocco made in italy a 90, che andrebbe comunque a fare una concorrenza sleale al vero made in italy che fa lavorare un indotto di gran lunga superiore a quello del farlocco made in italy.</p><p></p><p>Successivamente se, facendo le corna, la ditta di mio padre chiude, ci saranno 2 opzioni, comprare il made in italy farlocco a 90 che magari diventerà 120-150 perchè ha completamente azzerato la concorrenza made in italy vero, o il cinese a 40. </p><p></p><p>Se a quel punto fossi un potenziale cliente, cioè mi serve una determinata macchina per lavorare, valuterei i pro e i contro delle due macchine, l'assistenza, la tenuta di valore ecc, ma non penso che avrei nessun tipo di dilemma morale a comprare la macchina dichiaratamente cinese a un quarto di quella italiana formalmente ma cinese (o taiwanese,uzbeka o giarganese) nella sostanza. </p><p>Sopratutto se questo si tradurrebbe in un risparmio per me, risparmio che mi permetterebbe di investire tal somme in altri beni o servizi, magari italiani.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Quadri84, post: 5700757, member: 60529"] Premetto che non ho mai acquistato grossa roba nobrand, solo un paio di selle perchè trovavo veramente comode (le simil toupè full carbon), e mai direttamente dalla cina ma da venditori italiani, quindi non sono un assolutamente un talebano pro-china. Però a mio modo di vedere, sulla faccenda dumping-antidumping c'è una grandissima ipocrisia. Allora vi faccio l'esempio di mio padre, da 40 anni si occupa della prototipazione di macchinari per la calzature, lavora in una piccola srl che ha circa 10 dipendenti che vende in tutto il mondo, specializzata in una particolare tipo di macchine (cuciture di mocasini), e che effettua ogni fase dalla lavorazione ( cnc, taglio, saldatura, verniciatura ecc) in Italia. Da oramai 20 anni le loro macchine, nonstante brevetti internaziolali, sono regolarmente acquistate da soggetti terzi in turchia, messico, brasile e altri paesi borderline e poi passate ai vari cinesi che le smontano e le replicano pezzo pezzo. Un potenziale cliente interessato a una macchina che fa quel particolare tipo di lavorazione, avrebbe la scelta di acqusitare la macchina italiana o la sua replica cinese a un quarto della cifra. Allora in questo caso l'antidumping ha senso, perchè va a tutelare una produzione italiana che da lavoro a ditte italiane che assumono personale italiano. E se ci trovassimo in un'ipotetica e semplificata situazione di questo tipo, comprare dal cinese sarebbe anche moralmente deprecabile. Adesso facciamo un caso piu aderente alla realtà. Un ipotetico concorrente italiano potrebbe produrre tutto in cina, importando le macchine già preassemblate, farebbe un ottimo controllo qualtità in modo da offrire uno standard simile alle produzioni italiane, le vernicerebbe e applicherebbe le targhette identificative, e venderebbe tutto come made in italy a prezzo da made in italy. Allora in questo caso il cliente finale ha 3 opzioni: comprare dal made in italy vero a 100, comprare dal made in italy farlocco (anche se qualitativamente ottimo) a 90, comprare dal cinese (qualitativamente cosi cosi) a 20 che con l'antidumping diventa 40. In questo caso l'antidumping non tutela un bel niente, e diventa fondamentale la discrezione del cliente, se è a conoscenza o meno delle reali origni del manufatto.. Perchè in quel caso sarebbe moralmente deprecabile non solo l'acquisto made in cina a 40, ma anche il farlocco made in italy a 90, che andrebbe comunque a fare una concorrenza sleale al vero made in italy che fa lavorare un indotto di gran lunga superiore a quello del farlocco made in italy. Successivamente se, facendo le corna, la ditta di mio padre chiude, ci saranno 2 opzioni, comprare il made in italy farlocco a 90 che magari diventerà 120-150 perchè ha completamente azzerato la concorrenza made in italy vero, o il cinese a 40. Se a quel punto fossi un potenziale cliente, cioè mi serve una determinata macchina per lavorare, valuterei i pro e i contro delle due macchine, l'assistenza, la tenuta di valore ecc, ma non penso che avrei nessun tipo di dilemma morale a comprare la macchina dichiaratamente cinese a un quarto di quella italiana formalmente ma cinese (o taiwanese,uzbeka o giarganese) nella sostanza. Sopratutto se questo si tradurrebbe in un risparmio per me, risparmio che mi permetterebbe di investire tal somme in altri beni o servizi, magari italiani. [/QUOTE]
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