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Benessere e vino possono convivere?
Testo
<blockquote data-quote="Luca990" data-source="post: 7849571" data-attributes="member: 165367"><p>La mia famiglia ed io operiamo nel settore beverage da 3 generazioni ormai. Negli ultimi anni, specie in alcuni paesi, il fenomeno low alcohol e no alcohol sta effettivamente diventando una percentuale da tenere sotto controllo. Nei paesi storicamente produttori e consumatori di vino tradizionale questo fenomeno stenta a decollare perché in primis non riesce a vincere la diffidenza per arrivare all'assaggio o all'acquisto e, quando invece ci si arma di coraggio e si "fa la prova", ci si scontra con una resa organolettica effettivamente piatta e mediocre, che poco o nulla condivide con l'esperienza di consumo del vino tradizionale (anche economico). Questo limita in maniera drastica l'occasione di consumo "fuori casa", al ristorante ad esempio, specie aggiungendo l'ulteriore scalino che le bottiglie no-alcohol vengono proposte nelle carte utilizzando lo stesso moltiplicatore delle bottiglie tradizionali. Vien da sé che accompagnare un pacchero ai frutti di mare con un Trentodoc di chardonnay da 45Euro in carta sia accettabile mentre lo sia molto meno farlo pagando quasi la stessa cifra per uno spumante dealcolato che di base restituisce al palato un sentore di limonata frizzantina.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Luca990, post: 7849571, member: 165367"] La mia famiglia ed io operiamo nel settore beverage da 3 generazioni ormai. Negli ultimi anni, specie in alcuni paesi, il fenomeno low alcohol e no alcohol sta effettivamente diventando una percentuale da tenere sotto controllo. Nei paesi storicamente produttori e consumatori di vino tradizionale questo fenomeno stenta a decollare perché in primis non riesce a vincere la diffidenza per arrivare all'assaggio o all'acquisto e, quando invece ci si arma di coraggio e si "fa la prova", ci si scontra con una resa organolettica effettivamente piatta e mediocre, che poco o nulla condivide con l'esperienza di consumo del vino tradizionale (anche economico). Questo limita in maniera drastica l'occasione di consumo "fuori casa", al ristorante ad esempio, specie aggiungendo l'ulteriore scalino che le bottiglie no-alcohol vengono proposte nelle carte utilizzando lo stesso moltiplicatore delle bottiglie tradizionali. Vien da sé che accompagnare un pacchero ai frutti di mare con un Trentodoc di chardonnay da 45Euro in carta sia accettabile mentre lo sia molto meno farlo pagando quasi la stessa cifra per uno spumante dealcolato che di base restituisce al palato un sentore di limonata frizzantina. [/QUOTE]
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