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Testo
<blockquote data-quote="Mardot" data-source="post: 4749882" data-attributes="member: 8422"><p>Infatti, concordo, ma restano scelte, scelte personali di libera imprenditoria.</p><p> </p><p>Di fatto, è innegabile cha vadano contro a tutta la storia della bicicletta in Italia, che prima è divenuta storia, e poi (o nel contempo) è divenuta "figa", ricercata, ma nemmeno molto, le nostre sono sempre state macchine da corsa, non oggetti fighi da portare al polso.</p><p> </p><p>Tu dici che in tal modo, mettendosi in un mercato dove ci sono già telaisti più o meno famosi, troveranno spazio anche loro?</p><p>Può darsi, sicuramente non per numeri interessanti a livello di telai prodotti, magari in futuro sarà interessante il loro compenso, una waiting list di 5 anni per un telaio da 6000 euro sarebbe il top, ma non credo che queste iniziative possano dare origine a fenomeni degni di nota a livello industriale, economico, imprenditoriale.</p><p> </p><p>Se dipendesse da me, sicuramente non approverei l'investimento di fondi pubblici nemmeno morto, per startup di questo genere, perché non danno alcun ritorno a livello di impiego, economico e di sviluppo di settore.</p><p> </p><p>E oltre a ciò, il fenomeno lascia sempre più spazio ai Decathlon di turno.</p><p> </p><p>Molto diverso se ci fosse dietro un piano di sviluppo che prevedesse prima una fase di startup per aggredire il mercato, basata sui principi da me espressi precedentemente, poi una fase di sviluppo delle tecniche e di affinamento del prodotto per posarlo nelle nicchie migliori, e tenendo presente diversi livelli di gamma, ma soprattutto tenendo conto anche dei volumi però, e poi l'affermazione del marchio sul lungo periodo.</p><p>A quel punto favorirei il più possibile iniziative di questo genere, per ovvie ragioni legate a un approccio molto più strutturato e non legato solamente a produrre 5 telai/anno fighi. (ndr: numeri a caso, ma non tanto distanti dalla realtà)</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Mardot, post: 4749882, member: 8422"] Infatti, concordo, ma restano scelte, scelte personali di libera imprenditoria. Di fatto, è innegabile cha vadano contro a tutta la storia della bicicletta in Italia, che prima è divenuta storia, e poi (o nel contempo) è divenuta "figa", ricercata, ma nemmeno molto, le nostre sono sempre state macchine da corsa, non oggetti fighi da portare al polso. Tu dici che in tal modo, mettendosi in un mercato dove ci sono già telaisti più o meno famosi, troveranno spazio anche loro? Può darsi, sicuramente non per numeri interessanti a livello di telai prodotti, magari in futuro sarà interessante il loro compenso, una waiting list di 5 anni per un telaio da 6000 euro sarebbe il top, ma non credo che queste iniziative possano dare origine a fenomeni degni di nota a livello industriale, economico, imprenditoriale. Se dipendesse da me, sicuramente non approverei l'investimento di fondi pubblici nemmeno morto, per startup di questo genere, perché non danno alcun ritorno a livello di impiego, economico e di sviluppo di settore. E oltre a ciò, il fenomeno lascia sempre più spazio ai Decathlon di turno. Molto diverso se ci fosse dietro un piano di sviluppo che prevedesse prima una fase di startup per aggredire il mercato, basata sui principi da me espressi precedentemente, poi una fase di sviluppo delle tecniche e di affinamento del prodotto per posarlo nelle nicchie migliori, e tenendo presente diversi livelli di gamma, ma soprattutto tenendo conto anche dei volumi però, e poi l'affermazione del marchio sul lungo periodo. A quel punto favorirei il più possibile iniziative di questo genere, per ovvie ragioni legate a un approccio molto più strutturato e non legato solamente a produrre 5 telai/anno fighi. (ndr: numeri a caso, ma non tanto distanti dalla realtà) [/QUOTE]
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