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<blockquote data-quote="The_Phantom_Lord" data-source="post: 940958" data-attributes="member: 7080"><p>Sono d'accordo con te nell'esplicitare l'esigenza di considerare il problema da un punto di vista biomeccanico, purtroppo però non posseggo le conoscenze necessarie per sviluppare approfonditamente questa tematica.</p><p> </p><p>Volendo analizzare il problema da un punto di vista puramente meccanico e non utilizzando considerazioni energetiche posso brevemente elencare alcuni livelli di approssimazione per la tensione di catena coi rapporti 53 x 17 e 50 x 16:</p><p>(1) stessa tensione di catena (grezzo e brutale, semplifica i conti e sembrerebbe dare qualche vantaggio..)</p><p>(2) tensione inversamente proporzionale al raggio della guarnitura (migliore della precedente, implica un guadagno prestativo nullo ma considera la catena come una fune ideale)</p><p>(3) tensione con andamento meno che lineare rispetto all'inverso del raggio della guarnitura (tiene conto delle non idealità della catena, ovvero della curva di deformazione della catena, la trattazione di questo caso richiederebbe però la disponibilità di dati specifici sull'elasticità di una catena a maglie scorrevoli)</p><p>(4) tensione con dipendenza dal raggio della guarnitura come al punto 3 e analisi limitata alle componenti longitudinali delle tensioni relative alle due configurazioni in esame (spostando la catena dal 17 al 16 si crea un angolo relativo tra gli assi di lavoro di cui tenere conto)</p><p> </p><p>A questi modelli andrebbe aggiunta l'analisi degli effetti prodotti dall'incremento degli angoli di lavoro tra due maglie consecutive dovuto alla diminuzione del raggio delle guarniture e dell'ingranaggio sul pignone.. </p><p> </p><p>Uno studio di questo tipo poco si presta ad una trattazione agevole e chiarificatrice..</p><p> </p><p>E' più semplice una trattazione "per via energetica", eventualmente con le dovute approssimazioni, quale potenza del ciclista costante e via dicendo..</p><p> </p><p> </p><p>Per quanto riguarda gli angoli di lavoro delle articolazioni si faceva riferimento alla lunghezza delle pedivelle, utilizzando 53, 50, 39 o altro e mantenendo le stesse pedivelle tali angoli ovviamente non cambiano e non provocano alcun disagio.</p><p>In realtà questo problema non è di natura meccanica ma biomeccanica, i disagi o i miglioramenti sono soggettivi e legati all'abitudine personale e all'utilizzo di determinate fibre muscolari stimolate o meno dall'utilizzo di un sistema diverso.</p><p>Cambiare lunghezza di pedivelle di 5mm comporta semplicemente una pedalata diversa da quella cui siamo soliti e dunque, a seconda delle nostre caratteristiche e della nostra capacità di adattamento, ci darà una sensazione migliore o peggiore.</p><p>Personalmente ho provato pedivelle da 170mm a 177.5mm, adesso utilizzo quelle da 172.5mm. Con quelle da 177.5mm avvertivo un fastidio al tendine rotuleo.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="The_Phantom_Lord, post: 940958, member: 7080"] Sono d'accordo con te nell'esplicitare l'esigenza di considerare il problema da un punto di vista biomeccanico, purtroppo però non posseggo le conoscenze necessarie per sviluppare approfonditamente questa tematica. Volendo analizzare il problema da un punto di vista puramente meccanico e non utilizzando considerazioni energetiche posso brevemente elencare alcuni livelli di approssimazione per la tensione di catena coi rapporti 53 x 17 e 50 x 16: (1) stessa tensione di catena (grezzo e brutale, semplifica i conti e sembrerebbe dare qualche vantaggio..) (2) tensione inversamente proporzionale al raggio della guarnitura (migliore della precedente, implica un guadagno prestativo nullo ma considera la catena come una fune ideale) (3) tensione con andamento meno che lineare rispetto all'inverso del raggio della guarnitura (tiene conto delle non idealità della catena, ovvero della curva di deformazione della catena, la trattazione di questo caso richiederebbe però la disponibilità di dati specifici sull'elasticità di una catena a maglie scorrevoli) (4) tensione con dipendenza dal raggio della guarnitura come al punto 3 e analisi limitata alle componenti longitudinali delle tensioni relative alle due configurazioni in esame (spostando la catena dal 17 al 16 si crea un angolo relativo tra gli assi di lavoro di cui tenere conto) A questi modelli andrebbe aggiunta l'analisi degli effetti prodotti dall'incremento degli angoli di lavoro tra due maglie consecutive dovuto alla diminuzione del raggio delle guarniture e dell'ingranaggio sul pignone.. Uno studio di questo tipo poco si presta ad una trattazione agevole e chiarificatrice.. E' più semplice una trattazione "per via energetica", eventualmente con le dovute approssimazioni, quale potenza del ciclista costante e via dicendo.. Per quanto riguarda gli angoli di lavoro delle articolazioni si faceva riferimento alla lunghezza delle pedivelle, utilizzando 53, 50, 39 o altro e mantenendo le stesse pedivelle tali angoli ovviamente non cambiano e non provocano alcun disagio. In realtà questo problema non è di natura meccanica ma biomeccanica, i disagi o i miglioramenti sono soggettivi e legati all'abitudine personale e all'utilizzo di determinate fibre muscolari stimolate o meno dall'utilizzo di un sistema diverso. Cambiare lunghezza di pedivelle di 5mm comporta semplicemente una pedalata diversa da quella cui siamo soliti e dunque, a seconda delle nostre caratteristiche e della nostra capacità di adattamento, ci darà una sensazione migliore o peggiore. Personalmente ho provato pedivelle da 170mm a 177.5mm, adesso utilizzo quelle da 172.5mm. Con quelle da 177.5mm avvertivo un fastidio al tendine rotuleo. [/QUOTE]
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