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<blockquote data-quote="toni77" data-source="post: 7781284" data-attributes="member: 103597"><p>Verissimo. Anche perché sempre in meno sono capaci di organizzarsi " l'esperienza " in maniera autonoma, che costa preparazione, studio, tempo, conoscenza dei percorsi e la disponibilità di accettare l'ipotesi di dover affrontare da soli per strada problemi grandi e piccoli.</p><p></p><p>Davvero un peccato, perche' al giorno d'oggi, tra internet, Komoot, social, reperire informazioni per pianificare e per lasciarsi ispirare e' estremamente piu' facile che in passato.</p><p></p><p>Classico esempio: i 16,000 posti dell'Etape du Tour bruciati in un amen. Siamo onesti: la stragrande maggioranza si iscrive non per fare gara, ma per assaporare l'atmosfera del Tour, in un contesto, tra strade chiuse, ristori, assistenza meccanica, dove l'unica cosa che devi fare e' presentarti con una forma decente e pedalare. Quanti degli iscritti prenoterebbero in maniera autonoma trasporto e alloggio per farsi in settimana la Susa-Susa, o il percorso della Marmotte? Io ne conosco veramente pochi.</p><p></p><p>L'estremizzazione di tutto questo si sta vedendo nel mondo Gravel e nell'Ultracycling. Nel primo ti spacciano per "esperienza" anche la pausa caffe' o la birra a fine evento. Nel secondo ti vendono "l'esperienza" di metterti alla prova con distanze assurde, su strade aperte al traffico, vendendoti per "sfida" situazioni che non avresti problemi a replicare in maniera autonoma.</p><p></p><p>E' un discorso che ho intrapreso piu' volte con amici e conoscenti e tutte le volte mi sento replicare: "eeeh ma vuoi mettere le strade chiuse al traffico?"... "eeeh ma vuoi mettere l'atmosfera".... "eeeh ma vuoi mettere la sfida contro il tempo o contro te stesso".</p><p>Tutti punti di vista che capisco e spesso condivido. La mia unica osservazione e' che non serve <u>necessariamente</u> pagare gli spropositi che chiedono ora per vivere quelle stesse "esperienze".</p><p></p><p>Personalmente, ho pagato e pagherò in futuro per eventi del genere, che nel mio caso costituiscono un cerchio rosso sul calendario e lo stimolo a prepararsi con diversi mesi in anticipo in maniera adeguata per quell'obiettivo e per andare a pedalare in posti nuovi. Mi incuriosiscono quelli che non riescono a uscire un metro dall'esperienza "preconfezionata". Come coloro che in dieci Nove Colli non si sono mai presi il tempo di andare a pedalare sul Carpegna, o in dieci MDD non hanno mai alzato il naso lungo il Falzarego e spalancato gli occhi di fronte allo spettacolo dei pilastri della Tofana di Rozes. Ma vuoi mettere " l'esperienza " della GF da condividere con famiglia e amici...</p><p></p><p>Se assistiamo a questo "confezionamento" dell'esperienza, non deve sorprendere che eventi minori che da offrire hanno ben poco, al di fuori della passione per la bici e della convivialita' del pedalare assieme, si stiano estinguendo.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="toni77, post: 7781284, member: 103597"] Verissimo. Anche perché sempre in meno sono capaci di organizzarsi " l'esperienza " in maniera autonoma, che costa preparazione, studio, tempo, conoscenza dei percorsi e la disponibilità di accettare l'ipotesi di dover affrontare da soli per strada problemi grandi e piccoli. Davvero un peccato, perche' al giorno d'oggi, tra internet, Komoot, social, reperire informazioni per pianificare e per lasciarsi ispirare e' estremamente piu' facile che in passato. Classico esempio: i 16,000 posti dell'Etape du Tour bruciati in un amen. Siamo onesti: la stragrande maggioranza si iscrive non per fare gara, ma per assaporare l'atmosfera del Tour, in un contesto, tra strade chiuse, ristori, assistenza meccanica, dove l'unica cosa che devi fare e' presentarti con una forma decente e pedalare. Quanti degli iscritti prenoterebbero in maniera autonoma trasporto e alloggio per farsi in settimana la Susa-Susa, o il percorso della Marmotte? Io ne conosco veramente pochi. L'estremizzazione di tutto questo si sta vedendo nel mondo Gravel e nell'Ultracycling. Nel primo ti spacciano per "esperienza" anche la pausa caffe' o la birra a fine evento. Nel secondo ti vendono "l'esperienza" di metterti alla prova con distanze assurde, su strade aperte al traffico, vendendoti per "sfida" situazioni che non avresti problemi a replicare in maniera autonoma. E' un discorso che ho intrapreso piu' volte con amici e conoscenti e tutte le volte mi sento replicare: "eeeh ma vuoi mettere le strade chiuse al traffico?"... "eeeh ma vuoi mettere l'atmosfera".... "eeeh ma vuoi mettere la sfida contro il tempo o contro te stesso". Tutti punti di vista che capisco e spesso condivido. La mia unica osservazione e' che non serve [U]necessariamente[/U] pagare gli spropositi che chiedono ora per vivere quelle stesse "esperienze". Personalmente, ho pagato e pagherò in futuro per eventi del genere, che nel mio caso costituiscono un cerchio rosso sul calendario e lo stimolo a prepararsi con diversi mesi in anticipo in maniera adeguata per quell'obiettivo e per andare a pedalare in posti nuovi. Mi incuriosiscono quelli che non riescono a uscire un metro dall'esperienza "preconfezionata". Come coloro che in dieci Nove Colli non si sono mai presi il tempo di andare a pedalare sul Carpegna, o in dieci MDD non hanno mai alzato il naso lungo il Falzarego e spalancato gli occhi di fronte allo spettacolo dei pilastri della Tofana di Rozes. Ma vuoi mettere " l'esperienza " della GF da condividere con famiglia e amici... Se assistiamo a questo "confezionamento" dell'esperienza, non deve sorprendere che eventi minori che da offrire hanno ben poco, al di fuori della passione per la bici e della convivialita' del pedalare assieme, si stiano estinguendo. [/QUOTE]
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