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Testo
<blockquote data-quote="andre.road" data-source="post: 5922612" data-attributes="member: 49838"><p>Vi ringrazio delle risposte. In alcune di queste ho trovato degli spunti ma grossomodo devo dire che le ritengo insoddisfacenti. Il 3d poi è andato per la tangente (o in "caciara") e si è cominciato a parlare del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio misuratore, se non addirittura della rotonda di casa.</p><p></p><p>L'affermazione secondo cui <u><em>due atleti che esprimono la stessa potenza hanno lo stesso consumo calorico</em></u> è un problema di stima, di uso dei dati e ha un valore se inteso in ottica comparativa. Non si discute del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio strumento, relativamente al quale è ragionevole pensare che persone intelligenti e competenti possano trovare il loro equilibrio e la loro efficienza, gestendo i vari parametri e facendo funzionare gli algoritmi (e molte altre persone invece continueranno a fidarsi dogmaticamente di dati sballati).</p><p></p><p>Mi si dice che le variazioni (o meglio, discrepanze) a seconda delle variabili che ho citato oltre al peso (età, genere, rapporto massa grassa/magra, livello di allenamento, etc.) possono essere nell'ordine dell'8-10% e che ci sono differenze qualitative nel consumo di nutrienti, a seconda dell'intensità dell'attività. Questi sono spunti interessanti di cui vi ringrazio. Già queste affermazioni contribuiscono a dire che non vi può essere una corrispondenza matematica in senso stretto nel caso del lavoro umano. O almeno non così precisa. E che comunque ci sono differenze qualitative che è giusto considerare nell'attività sportiva e in generale in tutte le attività. Non si tratta dello "stesso" consumo.</p><p></p><p>E tuttavia, prima di bruciare i libri, sarei lieto se al riguardo delle variazioni quantitative (8-10%) mi fossero forniti degli spunti più concreti o delle citazioni. Se infatti è ragionevole pensare che questo range sia valido nel caso di un adulto con un fisico grossomodo normale - <em>considerando quasi esclusivamente come variabile il livello di allenamento</em> (così è stato detto) - è anche possibile ipotizzare che questa percentuale si accentui non appena si introducono altre variabili. </p><p></p><p>Ci sono differenze ulteriori tra uomo e donna? Tra un bambino e un adulto in età avanzata? E soprattutto, <em>tra un soggetto dalla massa grassa relativamente normale ed uno che invece assume valori decisamente patologici</em>? Ecco su questi punti il dispendio energetico che ricaviamo così facilmente dai watt (spesso presunti o calcolati) credo che non possa essere molto affidabile.</p><p></p><p>Esistono tra l'altro in medicina dello sport e in medicina del lavoro altri parametri come il MET, un'unità per esprimere il costo di un esercizio in termini di energia ed ossigeno,in rapporto al peso e al tempo. Si tratta comunque di un altro livello di matematizzazione e standardizzazione del dispendio che va preso con le pinze. Tuttavia è utile come esempio per capire che il lavoro umano è un caso a sé.</p><p></p><p>Tralasciando un attimo i watt e altre variabili, quello che mi sembra di poter dire è che ci può essere una relazione direttamente proporzionale tra peso e dispendio. Quando il peso corporeo diminuisce cala anche il relativo dispendio.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="andre.road, post: 5922612, member: 49838"] Vi ringrazio delle risposte. In alcune di queste ho trovato degli spunti ma grossomodo devo dire che le ritengo insoddisfacenti. Il 3d poi è andato per la tangente (o in "caciara") e si è cominciato a parlare del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio misuratore, se non addirittura della rotonda di casa. L'affermazione secondo cui [U][I]due atleti che esprimono la stessa potenza hanno lo stesso consumo calorico[/I][/U] è un problema di stima, di uso dei dati e ha un valore se inteso in ottica comparativa. Non si discute del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio strumento, relativamente al quale è ragionevole pensare che persone intelligenti e competenti possano trovare il loro equilibrio e la loro efficienza, gestendo i vari parametri e facendo funzionare gli algoritmi (e molte altre persone invece continueranno a fidarsi dogmaticamente di dati sballati). Mi si dice che le variazioni (o meglio, discrepanze) a seconda delle variabili che ho citato oltre al peso (età, genere, rapporto massa grassa/magra, livello di allenamento, etc.) possono essere nell'ordine dell'8-10% e che ci sono differenze qualitative nel consumo di nutrienti, a seconda dell'intensità dell'attività. Questi sono spunti interessanti di cui vi ringrazio. Già queste affermazioni contribuiscono a dire che non vi può essere una corrispondenza matematica in senso stretto nel caso del lavoro umano. O almeno non così precisa. E che comunque ci sono differenze qualitative che è giusto considerare nell'attività sportiva e in generale in tutte le attività. Non si tratta dello "stesso" consumo. E tuttavia, prima di bruciare i libri, sarei lieto se al riguardo delle variazioni quantitative (8-10%) mi fossero forniti degli spunti più concreti o delle citazioni. Se infatti è ragionevole pensare che questo range sia valido nel caso di un adulto con un fisico grossomodo normale - [I]considerando quasi esclusivamente come variabile il livello di allenamento[/I] (così è stato detto) - è anche possibile ipotizzare che questa percentuale si accentui non appena si introducono altre variabili. Ci sono differenze ulteriori tra uomo e donna? Tra un bambino e un adulto in età avanzata? E soprattutto, [I]tra un soggetto dalla massa grassa relativamente normale ed uno che invece assume valori decisamente patologici[/I]? Ecco su questi punti il dispendio energetico che ricaviamo così facilmente dai watt (spesso presunti o calcolati) credo che non possa essere molto affidabile. Esistono tra l'altro in medicina dello sport e in medicina del lavoro altri parametri come il MET, un'unità per esprimere il costo di un esercizio in termini di energia ed ossigeno,in rapporto al peso e al tempo. Si tratta comunque di un altro livello di matematizzazione e standardizzazione del dispendio che va preso con le pinze. Tuttavia è utile come esempio per capire che il lavoro umano è un caso a sé. Tralasciando un attimo i watt e altre variabili, quello che mi sembra di poter dire è che ci può essere una relazione direttamente proporzionale tra peso e dispendio. Quando il peso corporeo diminuisce cala anche il relativo dispendio. [/QUOTE]
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