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<blockquote data-quote="green dolphin" data-source="post: 7752674" data-attributes="member: 7692"><p>L’unica cosa che posso dire per esperienza è controllare i carichi e rispettare i tempi di adattamento. Per uno sport come la corsa, anche se la condizione cardio respiratoria è già ottimale grazie alla bici, avere fretta è la cosa meno saggia. Serve tempo, anni forse, qualche infortunio da mettere in conto e tanta costanza. Quando ho iniziato per affiancare la corsa alla bici era l’autunno del 2013, e la fretta di preparare una mezza ai primi di marzo mi ha portato lontano dalla saggezza, tanto che un mese prima ero fermo per infiammazione alla bandelletta. Poi la mezza l’ho fatta, in qualche maniera ho recuperato, ma da lì, e con altri infortuni collezionati negli anni come fasciate plantare, contratture varie, etc. ho capito che bisogna fare molta attenzione ai carichi (con la bici è più semplice gestirli, al massimo ti affatichi), e soprattutto stare fermi sempre il necessario e da subito, non provare lo stesso a correre anche col dolorino, poi magari passa…il 99% delle volte peggiora.</p><p></p><p>E poi la cosa più importante: continuità, anche d’estate, in ogni stagione, una volta rotto il ghiaccio ed abituato il fisico, non fermarsi, anche solo 25-30 minuti una volta a settimana. O due sedute da 15 minuti, o comunque fare trekking e tenere in uso i muscoli e tendini che si userebbero nella corsa. In quel modo quando si vorrà correre davvero al proprio passo ideale e provare a fare più quantità, non sarà come partire da zero. Fermarsi un mese, o anche di più equivale, per la corsa, ad un ricominciare daccapo. E dopo tutto ciò che sarà costato arrivare a quel punto, non ne vale la pena. Allora tanto valeva non cominciare neppure.</p><p></p><p>Non abbiate troppa paura delle superfici o delle velocità: io correvo in discesa intorno ai 3:40-4:00 al km, spesso nei trail, ma mi sono sempre fatto male per voler fare troppo e troppo in fretta. Paradossalmente la fase del gesto, soprattutto se come nel trail era critica per avvallamenti e altro, l’ho sempre tenuta a bada perché sapendo i rischi ero molto concentrato e attento. Non davo invece importanza a quanto stessi andando oltre fisicamente facendo anche sforzi lunghi ravvicinati: per la fascite plantare mi dovetti fermare per un anno intero, a malapena riuscivo ad andare in bici, ricordo. Ma fu colpa mia, perché alle prime avvisaglie, quando era tollerabile, non diedi peso e continuai a correre. Poi un giorno mi alzai dal letto al mattino e non riuscivo più ad appoggiare il piede sinistro. </p><p></p><p>Ora ho imparato, sono più vecchio, faccio meno, ho avuto una brutta distorsione al ginocchio (ma non correndo), ma al primo accenno di problemi mi fermo, di solito in una settimana recupero. La sosta più lunga per una contrattura, a maggio, 20 gg. che potevano essere 12-15, ma alla fine sono diventato più cauto e preferisco aggiungere qualcosa che perdere un anno come mi è già capitato.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="green dolphin, post: 7752674, member: 7692"] L’unica cosa che posso dire per esperienza è controllare i carichi e rispettare i tempi di adattamento. Per uno sport come la corsa, anche se la condizione cardio respiratoria è già ottimale grazie alla bici, avere fretta è la cosa meno saggia. Serve tempo, anni forse, qualche infortunio da mettere in conto e tanta costanza. Quando ho iniziato per affiancare la corsa alla bici era l’autunno del 2013, e la fretta di preparare una mezza ai primi di marzo mi ha portato lontano dalla saggezza, tanto che un mese prima ero fermo per infiammazione alla bandelletta. Poi la mezza l’ho fatta, in qualche maniera ho recuperato, ma da lì, e con altri infortuni collezionati negli anni come fasciate plantare, contratture varie, etc. ho capito che bisogna fare molta attenzione ai carichi (con la bici è più semplice gestirli, al massimo ti affatichi), e soprattutto stare fermi sempre il necessario e da subito, non provare lo stesso a correre anche col dolorino, poi magari passa…il 99% delle volte peggiora. E poi la cosa più importante: continuità, anche d’estate, in ogni stagione, una volta rotto il ghiaccio ed abituato il fisico, non fermarsi, anche solo 25-30 minuti una volta a settimana. O due sedute da 15 minuti, o comunque fare trekking e tenere in uso i muscoli e tendini che si userebbero nella corsa. In quel modo quando si vorrà correre davvero al proprio passo ideale e provare a fare più quantità, non sarà come partire da zero. Fermarsi un mese, o anche di più equivale, per la corsa, ad un ricominciare daccapo. E dopo tutto ciò che sarà costato arrivare a quel punto, non ne vale la pena. Allora tanto valeva non cominciare neppure. Non abbiate troppa paura delle superfici o delle velocità: io correvo in discesa intorno ai 3:40-4:00 al km, spesso nei trail, ma mi sono sempre fatto male per voler fare troppo e troppo in fretta. Paradossalmente la fase del gesto, soprattutto se come nel trail era critica per avvallamenti e altro, l’ho sempre tenuta a bada perché sapendo i rischi ero molto concentrato e attento. Non davo invece importanza a quanto stessi andando oltre fisicamente facendo anche sforzi lunghi ravvicinati: per la fascite plantare mi dovetti fermare per un anno intero, a malapena riuscivo ad andare in bici, ricordo. Ma fu colpa mia, perché alle prime avvisaglie, quando era tollerabile, non diedi peso e continuai a correre. Poi un giorno mi alzai dal letto al mattino e non riuscivo più ad appoggiare il piede sinistro. Ora ho imparato, sono più vecchio, faccio meno, ho avuto una brutta distorsione al ginocchio (ma non correndo), ma al primo accenno di problemi mi fermo, di solito in una settimana recupero. La sosta più lunga per una contrattura, a maggio, 20 gg. che potevano essere 12-15, ma alla fine sono diventato più cauto e preferisco aggiungere qualcosa che perdere un anno come mi è già capitato. [/QUOTE]
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