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Testo
<blockquote data-quote="camoscio d'oro" data-source="post: 7774909" data-attributes="member: 29013"><p>Mia personale opinione generale....</p><p>Già non mi piace il metodo norvegese "originale" perchè lo trovo adatto ad una categoria molto ristretta di atleti, difficile da applicare autonomamente e fondamentalista nel costruire tutto attorno al lattato.</p><p>Quest'altro metodo non mi piace molto perché è monodirezionale, lavora in un range di intensità molto ristretto.</p><p>Io personalmente preferisco un approccio che fa lavorare in due direzioni opposte per poi arrivare ad un punto di incontro. Cioè da una parte si corre tanto man mano più velocemente e dall'altra si corre forte man mano più lungamente il tutto con richiami di tanto in tanto degli "estremi".</p><p>Precisazione importante: nella mia mente riferisco questi pensieri ad atleti che hanno ultimato la loro fase di condizionamento, cioè che sono già adattati ad un buon volume di corsa.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="camoscio d'oro, post: 7774909, member: 29013"] Mia personale opinione generale.... Già non mi piace il metodo norvegese "originale" perchè lo trovo adatto ad una categoria molto ristretta di atleti, difficile da applicare autonomamente e fondamentalista nel costruire tutto attorno al lattato. Quest'altro metodo non mi piace molto perché è monodirezionale, lavora in un range di intensità molto ristretto. Io personalmente preferisco un approccio che fa lavorare in due direzioni opposte per poi arrivare ad un punto di incontro. Cioè da una parte si corre tanto man mano più velocemente e dall'altra si corre forte man mano più lungamente il tutto con richiami di tanto in tanto degli "estremi". Precisazione importante: nella mia mente riferisco questi pensieri ad atleti che hanno ultimato la loro fase di condizionamento, cioè che sono già adattati ad un buon volume di corsa. [/QUOTE]
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