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<blockquote data-quote="camoscio d'oro" data-source="post: 7775428" data-attributes="member: 29013"><p>No, ho capito ma forse ci stiamo fraintendendo a vicenda tu hai scritto:</p><p></p><p>Io quindi precisavo il concetto di zona fornendo una mera definizione</p><p>Cos'è una zona?</p><p>Una intensità che produce un certo quantitativo di lattato. </p><p>Che poi questa produzione sia in equilibrio o meno è un altro discorso anche perché per assurdo di zone in cui c'è questo equilibrio tra produzione e smaltimento ne possiamo individuare quante ne vogliamo</p><p></p><p></p><p>Ma mi sembrava di aver posto il problema proprio su questo aspetto.</p><p>A me sembra che oggi, anche a seguito del successo, presunto o reale, del metodo norvegese l'importanza di questo parametro fisiologico sia un po' inflazionato quando forse è solo uno dei tanti aspetti che determinano un risultato. Un ottocentista o, per citare una specializzazione ciclistica affine, un ciclista con caratteristiche da puncher, migliora perché magari riesce a convivere meglio per poco tempo con alti livelli di acidosi a dispetto del fatto che un test incrementale potrebbe sancire addirittura un suo peggioramento.</p><p>Poi il problema è che la stragrande maggioranza dei praticanti fa affidamento su dati derivanti da 'sti benedetti test incrementali tutti perfettamente percentualizzati con anche i loro belli intervalli cardiaci ma a me sembra abbastanza evidente quanto relativi possano essere i dati che ne derivano, oltre alla banale relazione con il momento particolare in cui vengono svolti sono relativi ad un qualcosa che assomiglia ma che è spesso lontano da quello che la gara o l'allenamento per la gara in effetti sarà. </p><p>Insomma...io non sono un fan delle zone, forse si è capito :-)</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="camoscio d'oro, post: 7775428, member: 29013"] No, ho capito ma forse ci stiamo fraintendendo a vicenda tu hai scritto: Io quindi precisavo il concetto di zona fornendo una mera definizione Cos'è una zona? Una intensità che produce un certo quantitativo di lattato. Che poi questa produzione sia in equilibrio o meno è un altro discorso anche perché per assurdo di zone in cui c'è questo equilibrio tra produzione e smaltimento ne possiamo individuare quante ne vogliamo Ma mi sembrava di aver posto il problema proprio su questo aspetto. A me sembra che oggi, anche a seguito del successo, presunto o reale, del metodo norvegese l'importanza di questo parametro fisiologico sia un po' inflazionato quando forse è solo uno dei tanti aspetti che determinano un risultato. Un ottocentista o, per citare una specializzazione ciclistica affine, un ciclista con caratteristiche da puncher, migliora perché magari riesce a convivere meglio per poco tempo con alti livelli di acidosi a dispetto del fatto che un test incrementale potrebbe sancire addirittura un suo peggioramento. Poi il problema è che la stragrande maggioranza dei praticanti fa affidamento su dati derivanti da 'sti benedetti test incrementali tutti perfettamente percentualizzati con anche i loro belli intervalli cardiaci ma a me sembra abbastanza evidente quanto relativi possano essere i dati che ne derivano, oltre alla banale relazione con il momento particolare in cui vengono svolti sono relativi ad un qualcosa che assomiglia ma che è spesso lontano da quello che la gara o l'allenamento per la gara in effetti sarà. Insomma...io non sono un fan delle zone, forse si è capito :-) [/QUOTE]
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