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Testo
<blockquote data-quote="Alberto Baraldi" data-source="post: 7876972" data-attributes="member: 73763"><p>La differenza è che nel nuoto i costumi gommati modificavano sensibilmente l'eterna lotta tra galleggiabilità e idrodinamicità, eliminando il secolare problema della "coperta corta" e facendo sì che tutti si ammazzassero di palestra e calorie per diventare enormi e potentissimi, tanto poi ci si inguainava dentro due mute (del tutto innaturale) e ci pensavano loro a tenerti su.</p><p>Nella corsa, non sono così esperto ma non mi sembra che il gesto sia stato così modificato e snaturato rispetto a quello "storico".</p><p></p><p>Inoltre, in tale epoca storica l'indotto economico del nuoto non era neanche lontanamente paragonabile al boom attuale del running, pertanto il divieto è stato assorbito in maniera abbastanza indolore da un pubblico tendenzialmente televisivo, mentre qui si tratterebbe di buttare a mare una generazione di investimenti folli per primeggiare (e di esplosione dei ricavi, perché i praticanti usano il prodotto): non credo ci sarà la forza politica per farlo.</p><p></p><p></p><p>I record sono stati mantenuti ma sono stati praticamente tutti battuti, e in solo una quindicina d'anni (ne rimangono credo 3 individuali maschili, e ripeto che all'epoca i maschi erano degli armadietti). Niente a che vedere con quelli dopati dell'atletica da stadio anni '80-'90, che non solo non vengono battuti ma in alcuni casi sono del tutto inavvicinabili (con le super-piste e le scarpe in carbonio anche lì, anche se contano meno).</p><p></p><p>In maratona penso anche io come altri che ci siano ancora praterie da esplorare sul campo della nutrizione: la ricerca che nel ciclismo è presente da almeno 10 anni qui è arrivata da meno di 5, nella disciplina che più di tutte è nota per il "muro" e per la difficoltà di assimilazione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Alberto Baraldi, post: 7876972, member: 73763"] La differenza è che nel nuoto i costumi gommati modificavano sensibilmente l'eterna lotta tra galleggiabilità e idrodinamicità, eliminando il secolare problema della "coperta corta" e facendo sì che tutti si ammazzassero di palestra e calorie per diventare enormi e potentissimi, tanto poi ci si inguainava dentro due mute (del tutto innaturale) e ci pensavano loro a tenerti su. Nella corsa, non sono così esperto ma non mi sembra che il gesto sia stato così modificato e snaturato rispetto a quello "storico". Inoltre, in tale epoca storica l'indotto economico del nuoto non era neanche lontanamente paragonabile al boom attuale del running, pertanto il divieto è stato assorbito in maniera abbastanza indolore da un pubblico tendenzialmente televisivo, mentre qui si tratterebbe di buttare a mare una generazione di investimenti folli per primeggiare (e di esplosione dei ricavi, perché i praticanti usano il prodotto): non credo ci sarà la forza politica per farlo. I record sono stati mantenuti ma sono stati praticamente tutti battuti, e in solo una quindicina d'anni (ne rimangono credo 3 individuali maschili, e ripeto che all'epoca i maschi erano degli armadietti). Niente a che vedere con quelli dopati dell'atletica da stadio anni '80-'90, che non solo non vengono battuti ma in alcuni casi sono del tutto inavvicinabili (con le super-piste e le scarpe in carbonio anche lì, anche se contano meno). In maratona penso anche io come altri che ci siano ancora praterie da esplorare sul campo della nutrizione: la ricerca che nel ciclismo è presente da almeno 10 anni qui è arrivata da meno di 5, nella disciplina che più di tutte è nota per il "muro" e per la difficoltà di assimilazione. [/QUOTE]
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