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<blockquote data-quote="golias" data-source="post: 7723522" data-attributes="member: 112553"><p>La posto qui perchè fa ridere ma anche riflettere <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" /> </p><p></p><p>Non toccare chi ha più di sessant'anni, sessant'anni e dintorni ....</p><p>Non siamo solo un’altra generazione: siamo veri sopravvissuti. <img src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t22/2/16/1f60e.png" alt="" class="fr-fic fr-dii fr-draggable " style="" /></p><p>Duri come pane raffermo, rapidi come la ciabatta di una nonna arrabbiata —</p><p>quella che volava con precisione chirurgica.</p><p>A cinque anni capivamo l’umore del genitore dal rumore del coperchio sulla pentola.</p><p>A sette, avevamo già le chiavi di casa e le istruzioni:</p><p>«C’è da mangiare in frigo. Scaldalo, ma non rovesciare niente.»</p><p>A nove preparavamo il pranzo</p><p>Stavamo fuori tutto il giorno, senza cellulare,</p><p>con un programma preciso: bicicletta e rientro a casa prima che facesse buio.</p><p>Le ginocchia, coperte di croste e cicatrici, erano una mappa vivente delle nostre avventure.</p><p>E siamo sopravvissuti.</p><p>Le sbucciature si curavano con la saliva o con una foglia di piantaggine.</p><p>E quando ci lamentavamo, la risposta era:</p><p>«Se non c’è sangue, non è niente.»</p><p>A merenda mangiavamo pane e olio</p><p>Bevevamo dal tubo dell’acqua del giardino —</p><p>un sistema immunitario che oggi farebbe scuola — e se avevamo qualche allergia, nessuno ci badava.</p><p>Sappiamo come togliere le macchie di erba, di sugo, di biro o di ruggine,</p><p>perché “non si usciva di casa vestiti male”, neanche per andare a giocare.</p><p>E poi… abbiamo visto e vissuto cose che oggi sembrano preistoria:</p><p>– la radio col manopolone,</p><p>– la TV in bianco e nero,</p><p>– il giradischi con i vinili,</p><p>– il mangianastri, le cassette,</p><p>– il walkman e i CD…</p><p>e oggi ascoltiamo migliaia di canzoni dallo smartphone, ma a volte rimpiangiamo il suono della cassetta che frusciava e si riavvolgeva con una penna.</p><p>Con la patente appena presa attraversavamo l’Italia con la 126 ,senza aria condizionata, senza hotel, senza navigatore.</p><p>Solo una cartina stradale dell’ACI e un panino avvolto nella stagnola.</p><p>Eppure arrivavamo sempre a destinazione.</p><p>Senza Google Translate. Con un sorriso e due parole in dialetto.</p><p>Siamo l’ultima generazione cresciuti con una adolescenza senza internet,senza powerbank, senza ansia da “batteria al 2%”.</p><p>Ci ricordiamo il telefono a disco nel corridoio,</p><p>i quaderni di ricette scritte a mano,</p><p>e i compleanni segnati sul calendario della cucina.</p><p>Nella nostra infanzia e adolescenza :</p><p>– si aggiustava tutto con lo scotch, una graffetta o una molletta,</p><p>– avevamo un solo canale TV (poi due), e non ci annoiavamo</p><p>– “sfogliavamo” l’elenco telefonico, non le notifiche,</p><p>– e una chiamata persa voleva dire :</p><p>“Ti ho pensato.”</p><p>Siamo diversi.</p><p>Abbiamo una specie di “amianto emotivo”,</p><p>un sistema immunitario forgiato tra freddo, strada e poco zucchero, e riflessi da ninja metropolitano.</p><p>Non stuzzicare un sessantenne.....</p><p>Ha visto più cose di te, ha vissuto più in profondità.</p><p>E in tasca ha ancora una caramella Rossana rimasta lì “per ogni evenienza”.</p><p>È sopravvissuto a un’infanzia senza seggiolino, senza casco, senza crema solare.</p><p>Alla scuola senza LIM, senza computer, con il sussidiario in cartella.</p><p>Alla giovinezza senza social, senza filtri, senza selfie.</p><p>Non cerca risposte su Google: si fida del suo istinto.</p><p>E ha più ricordi di quanti tu abbia foto nel cloud.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="golias, post: 7723522, member: 112553"] La posto qui perchè fa ridere ma anche riflettere :mrgreen: Non toccare chi ha più di sessant'anni, sessant'anni e dintorni .... Non siamo solo un’altra generazione: siamo veri sopravvissuti. [IMG alt=""]https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t22/2/16/1f60e.png[/IMG] Duri come pane raffermo, rapidi come la ciabatta di una nonna arrabbiata — quella che volava con precisione chirurgica. A cinque anni capivamo l’umore del genitore dal rumore del coperchio sulla pentola. A sette, avevamo già le chiavi di casa e le istruzioni: «C’è da mangiare in frigo. Scaldalo, ma non rovesciare niente.» A nove preparavamo il pranzo Stavamo fuori tutto il giorno, senza cellulare, con un programma preciso: bicicletta e rientro a casa prima che facesse buio. Le ginocchia, coperte di croste e cicatrici, erano una mappa vivente delle nostre avventure. E siamo sopravvissuti. Le sbucciature si curavano con la saliva o con una foglia di piantaggine. E quando ci lamentavamo, la risposta era: «Se non c’è sangue, non è niente.» A merenda mangiavamo pane e olio Bevevamo dal tubo dell’acqua del giardino — un sistema immunitario che oggi farebbe scuola — e se avevamo qualche allergia, nessuno ci badava. Sappiamo come togliere le macchie di erba, di sugo, di biro o di ruggine, perché “non si usciva di casa vestiti male”, neanche per andare a giocare. E poi… abbiamo visto e vissuto cose che oggi sembrano preistoria: – la radio col manopolone, – la TV in bianco e nero, – il giradischi con i vinili, – il mangianastri, le cassette, – il walkman e i CD… e oggi ascoltiamo migliaia di canzoni dallo smartphone, ma a volte rimpiangiamo il suono della cassetta che frusciava e si riavvolgeva con una penna. Con la patente appena presa attraversavamo l’Italia con la 126 ,senza aria condizionata, senza hotel, senza navigatore. Solo una cartina stradale dell’ACI e un panino avvolto nella stagnola. Eppure arrivavamo sempre a destinazione. Senza Google Translate. Con un sorriso e due parole in dialetto. Siamo l’ultima generazione cresciuti con una adolescenza senza internet,senza powerbank, senza ansia da “batteria al 2%”. Ci ricordiamo il telefono a disco nel corridoio, i quaderni di ricette scritte a mano, e i compleanni segnati sul calendario della cucina. Nella nostra infanzia e adolescenza : – si aggiustava tutto con lo scotch, una graffetta o una molletta, – avevamo un solo canale TV (poi due), e non ci annoiavamo – “sfogliavamo” l’elenco telefonico, non le notifiche, – e una chiamata persa voleva dire : “Ti ho pensato.” Siamo diversi. Abbiamo una specie di “amianto emotivo”, un sistema immunitario forgiato tra freddo, strada e poco zucchero, e riflessi da ninja metropolitano. Non stuzzicare un sessantenne..... Ha visto più cose di te, ha vissuto più in profondità. E in tasca ha ancora una caramella Rossana rimasta lì “per ogni evenienza”. È sopravvissuto a un’infanzia senza seggiolino, senza casco, senza crema solare. Alla scuola senza LIM, senza computer, con il sussidiario in cartella. Alla giovinezza senza social, senza filtri, senza selfie. Non cerca risposte su Google: si fida del suo istinto. E ha più ricordi di quanti tu abbia foto nel cloud. [/QUOTE]
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