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Club AMICI DI PINARELLO (parte terza)
Testo
<blockquote data-quote="alvan" data-source="post: 6395903" data-attributes="member: 72450"><p>A ogni presentazione di una bici, il coro dei commenti è sempre uguale e quelli negativi sono proporzionali al blasone, specialmente se al blasone sportivo si accompagna un marketing abile a posizionare il prodotto nelle fasce chic. E a Pinarello non manca l'uno né l'altro (ammetto di compiacermi sia per l'uno che per l'altro, anche perché tutto questo è stato utile per far uscire il ciclismo dal declino che lo attendeva in quanto 'sport da disgraziati'...).</p><p>Ora mi chiedo.</p><p>Cosa dovrebbe fare una casa produttrice, particolarmente se già produce modelli al limite della perfezione? Fermarsi lì e rassegnarsi a vendere sempre meno per progressiva saturazione del mercato? Egoisticamente sarei ben felice di tenermi la mia F10, contento, per altri cinque anni di godermi il modello di punta senza spendere un euro, ma quanto ci mettere la Pinarello a chiudere mandando a casa un bel po' di gente?</p><p>Ammetto che sia un discorso un po' elitario, ma il mondo è fatto anche di questo e la produzione offre modelli ottimi per tutte le tasche e ognuno può trovare quello che gli serve o gli si addice, senza doversi esercitare nel triste esercizio della volpe con l'uva, che ha trovato nella Rete la vigna più fertile.</p><p>Vado al caso specifico.</p><p>Ogni produttore, in tutti i campi, esibisce per ogni nuovo modello, percentuali di miglioramento.</p><p>Per una automobile, che è fatta di migliaia di pezzi e una decina di reparti funzionali, la cosa è più naturalmente accettabile e la possibilità di miglioramento nasce da un affinamento del compromesso tra le varie performance (potenza, guidabilità, economia, normative, comodità, etc.) così da non far sembrare impossibile continuare ad affinare i modelli via via che si succedono.</p><p>Per una bicicletta le cose sono assai più complicate, perché i parametri in gioco sono pochi, come minori sono i campi in cui affinare il compromesso, per altro molto soggettivi. Ci si domandi perché un'auto di oggi è tanto differente da un'auto di cinquant'anni fa, mentre l'architettura di base di una bicicletta è cambiata molto meno in cinquant'anni. Salvo la rivoluzione dei materiali (che poi è la rivoluzione di 'un' materiale) e dell'azionamento del cambio, per il resto siamo ai dettagli e agli affinamenti.</p><p>Le percentuali di miglioramento in rigidità e aerodinamica sono credibili, tenuto conto della grande crescita degli strumenti di calcolo ad elementi finiti e la verifica reale e virtuale dei flussi, ma resta innegabilmente il fatto che l'incidenza del ciclista e delle sue prestazioni (non solo di potenza) rende la bicicletta relativamente marginale in quel rapporto che, in un'auto, di più, o in una moto, di meno, si sposta a favore del mezzo.</p><p>Ma, di nuovo, cosa dovrebbe fare la Pinarello (o la Bianchi, la Colnago etc., decidete voi), dire 'la F10' è già perfetta, per cui la F12 compratela solo perché è diversa dalla precedente?</p><p>Sarebbe poco serio verso il pubblico, verso i dipendenti, verso sé stessa e verso gli ulteriori sponsor di un team a cui fornisce.</p><p>Nella forma, poi, come ogni cosa, può più o meno piacere (e raramente all'uscita non si rimpiange il modello precedente, sia per abitudine che per difesa del proprio investimento o per tifoseria di un'altra marca) ma a un esame attento non sfuggono dettagli di grande eleganza nella F12.</p><p>Il cannotto, che nelle serie precedenti ho sempre trovato un po' 'bulboso' e barocco, finalmente si fa più asciutto, tagliente e meglio raccordato al trave superiore, la cui 'spezzatura' non è casuale, ma segue le due linee dinamiche che vengono dal frontale e dal posteriore, con un incrocio perfettamente posizionato, così come è meglio risolto il rapporto visivo tra il carro e il trave superiore.</p><p>Continuo a non essere entusiasta delle linee del carro alto, indubbiamente funzionali ma che, come nelle F8 e F10, danno sempre una sensazione di incertezza, di posticcio.</p><p>Onestamente, il concept design presentato nel sito, era più coraggioso, più coerente con la tendenza corrente nell'automotive al ritorno a linee più taglienti, ma si sa che tra i concept e il prodotto intercorrono sempre dei compromessi e, sopra tutto, la necessità di mantenersi qualcosa per il modello successivo.</p><p>Insomma, ora mi tocca sperare che anche la F12 si porti a casa un bel palmares e trovare qualcuno che verso gennaio prossimo mi prenda indietro la F10 (e non dimenticate che anche Shimano sta per farci la amara sorpresa :-D )</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="alvan, post: 6395903, member: 72450"] A ogni presentazione di una bici, il coro dei commenti è sempre uguale e quelli negativi sono proporzionali al blasone, specialmente se al blasone sportivo si accompagna un marketing abile a posizionare il prodotto nelle fasce chic. E a Pinarello non manca l'uno né l'altro (ammetto di compiacermi sia per l'uno che per l'altro, anche perché tutto questo è stato utile per far uscire il ciclismo dal declino che lo attendeva in quanto 'sport da disgraziati'...). Ora mi chiedo. Cosa dovrebbe fare una casa produttrice, particolarmente se già produce modelli al limite della perfezione? Fermarsi lì e rassegnarsi a vendere sempre meno per progressiva saturazione del mercato? Egoisticamente sarei ben felice di tenermi la mia F10, contento, per altri cinque anni di godermi il modello di punta senza spendere un euro, ma quanto ci mettere la Pinarello a chiudere mandando a casa un bel po' di gente? Ammetto che sia un discorso un po' elitario, ma il mondo è fatto anche di questo e la produzione offre modelli ottimi per tutte le tasche e ognuno può trovare quello che gli serve o gli si addice, senza doversi esercitare nel triste esercizio della volpe con l'uva, che ha trovato nella Rete la vigna più fertile. Vado al caso specifico. Ogni produttore, in tutti i campi, esibisce per ogni nuovo modello, percentuali di miglioramento. Per una automobile, che è fatta di migliaia di pezzi e una decina di reparti funzionali, la cosa è più naturalmente accettabile e la possibilità di miglioramento nasce da un affinamento del compromesso tra le varie performance (potenza, guidabilità, economia, normative, comodità, etc.) così da non far sembrare impossibile continuare ad affinare i modelli via via che si succedono. Per una bicicletta le cose sono assai più complicate, perché i parametri in gioco sono pochi, come minori sono i campi in cui affinare il compromesso, per altro molto soggettivi. Ci si domandi perché un'auto di oggi è tanto differente da un'auto di cinquant'anni fa, mentre l'architettura di base di una bicicletta è cambiata molto meno in cinquant'anni. Salvo la rivoluzione dei materiali (che poi è la rivoluzione di 'un' materiale) e dell'azionamento del cambio, per il resto siamo ai dettagli e agli affinamenti. Le percentuali di miglioramento in rigidità e aerodinamica sono credibili, tenuto conto della grande crescita degli strumenti di calcolo ad elementi finiti e la verifica reale e virtuale dei flussi, ma resta innegabilmente il fatto che l'incidenza del ciclista e delle sue prestazioni (non solo di potenza) rende la bicicletta relativamente marginale in quel rapporto che, in un'auto, di più, o in una moto, di meno, si sposta a favore del mezzo. Ma, di nuovo, cosa dovrebbe fare la Pinarello (o la Bianchi, la Colnago etc., decidete voi), dire 'la F10' è già perfetta, per cui la F12 compratela solo perché è diversa dalla precedente? Sarebbe poco serio verso il pubblico, verso i dipendenti, verso sé stessa e verso gli ulteriori sponsor di un team a cui fornisce. Nella forma, poi, come ogni cosa, può più o meno piacere (e raramente all'uscita non si rimpiange il modello precedente, sia per abitudine che per difesa del proprio investimento o per tifoseria di un'altra marca) ma a un esame attento non sfuggono dettagli di grande eleganza nella F12. Il cannotto, che nelle serie precedenti ho sempre trovato un po' 'bulboso' e barocco, finalmente si fa più asciutto, tagliente e meglio raccordato al trave superiore, la cui 'spezzatura' non è casuale, ma segue le due linee dinamiche che vengono dal frontale e dal posteriore, con un incrocio perfettamente posizionato, così come è meglio risolto il rapporto visivo tra il carro e il trave superiore. Continuo a non essere entusiasta delle linee del carro alto, indubbiamente funzionali ma che, come nelle F8 e F10, danno sempre una sensazione di incertezza, di posticcio. Onestamente, il concept design presentato nel sito, era più coraggioso, più coerente con la tendenza corrente nell'automotive al ritorno a linee più taglienti, ma si sa che tra i concept e il prodotto intercorrono sempre dei compromessi e, sopra tutto, la necessità di mantenersi qualcosa per il modello successivo. Insomma, ora mi tocca sperare che anche la F12 si porti a casa un bel palmares e trovare qualcuno che verso gennaio prossimo mi prenda indietro la F10 (e non dimenticate che anche Shimano sta per farci la amara sorpresa :-D ) [/QUOTE]
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