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Club AMICI DI PINARELLO (parte terza)
Testo
<blockquote data-quote="alvan" data-source="post: 6724681" data-attributes="member: 72450"><p>Non condivido. Non è questione di sentirsi così o colà. Ho avuto signori cambi manuali, ma la precisione di azionamento non era paragonabile a quella di tutti gli elettromeccanici che ho avuto da lì in poi (3 Dura-Ace fino al 9170, ma lo stesso discorso vale nel passaggio a un Ultegra elettromeccanico)). In particolare, in un elettromeccanico perfettamente settato (cosa assai più facile che con un meccanico) la cambiata sotto sforzo o la gestione dell'accoppiata corona pignone sono tutt'altra cosa, in particolare nei momenti in cui tutto deve avvenire quasi senza pensarci, semplicemente sfiorando col polpastrello la leva o, addirittura con la possibilità di un interruttore in presa bassa (ovviamente nel concetto di tutt'altra cosa , come per qualunque miglioria ciclistica, siamo sempre nel campo dei così detti vantaggi marginali, che siano ruote, cambi o telai, considerata l'incidenza primaria del fattore umano). Poi, come si è detto tante volte, si può apprezzare a pieno una bici da 1000 euro,, ma dire che sono la stessa cosa di una bici completamente al top, è una ipocrisia moralistica...</p><p></p><p>P.S. Sulle considerazioni di mercato dissento. L'export delle bici italiane top è una voce molto maggiore di quella del mercato interno e, in ogni caso, non vedo perché le scelte 'europee' dovrebbero essere ritenute più qualificate di quelle dei ciclisti italiani... Le bici italiane esportano nella sola Europa per quasi 300 milioni di euro, mi pare difficile che siano numeri fatti con bici da 1000-2000 euro...</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="alvan, post: 6724681, member: 72450"] Non condivido. Non è questione di sentirsi così o colà. Ho avuto signori cambi manuali, ma la precisione di azionamento non era paragonabile a quella di tutti gli elettromeccanici che ho avuto da lì in poi (3 Dura-Ace fino al 9170, ma lo stesso discorso vale nel passaggio a un Ultegra elettromeccanico)). In particolare, in un elettromeccanico perfettamente settato (cosa assai più facile che con un meccanico) la cambiata sotto sforzo o la gestione dell'accoppiata corona pignone sono tutt'altra cosa, in particolare nei momenti in cui tutto deve avvenire quasi senza pensarci, semplicemente sfiorando col polpastrello la leva o, addirittura con la possibilità di un interruttore in presa bassa (ovviamente nel concetto di tutt'altra cosa , come per qualunque miglioria ciclistica, siamo sempre nel campo dei così detti vantaggi marginali, che siano ruote, cambi o telai, considerata l'incidenza primaria del fattore umano). Poi, come si è detto tante volte, si può apprezzare a pieno una bici da 1000 euro,, ma dire che sono la stessa cosa di una bici completamente al top, è una ipocrisia moralistica... P.S. Sulle considerazioni di mercato dissento. L'export delle bici italiane top è una voce molto maggiore di quella del mercato interno e, in ogni caso, non vedo perché le scelte 'europee' dovrebbero essere ritenute più qualificate di quelle dei ciclisti italiani... Le bici italiane esportano nella sola Europa per quasi 300 milioni di euro, mi pare difficile che siano numeri fatti con bici da 1000-2000 euro... [/QUOTE]
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