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Club AMICI DI PINARELLO (parte terza)
Testo
<blockquote data-quote="alvan" data-source="post: 7058367" data-attributes="member: 72450"><p>Vi dirò una cosa, il modo con il quale mi pongo rispetto al mondo (formale) delle bici sembra anche a me molto diverso da quello con il quale mi sono sempre posto rispetto agli altri oggetti che mi interessano. La Ferrari più bella di sempre, per me e non solo, è la 250 SWB, la moto la Norton Manx o la 916 Ducati, l'architettura la Ville Savoye di Le Corbusier e via discorrendo. Da qui, dovrei derivare che la bici più bella sia la Bianchi Strada di Fausto Coppi, ma non è così. C'é un di più, anche nella essenzialità, che porta dalla semplicità e basta all'opera d'arte, anche negli oggetti funzionali. E tra la semplicità e basta di una Bugatti T35 e la raffinatezza nella essenzialità di Pinin Farina, che nella 250 SWB sceglie una strada non obbligatoria pur rimanendo nella essenzialità, ci passa la distanza tra l'artigiano e il genio. Così capisco perché, a una analisi formale di una Dogma della serie F, ci vedo quel di più. Le curve della serie F non hanno a che fare con gli arzigogoli posticci di Saoutchik per le Delahaye, ma fanno parte di un'idea complessiva di quel telaio, che è pensato, progettato, come atto volontario. Non a caso le Dogma hanno un autore (cosa rara nelle bici) dei disegni di progetto non banalmente tecnici e, pur nell'essere abbastanza diverse da altre (da cui la possibilità di non piacere), funzionano meravigliosamente bene in galleria del vento (per quello che può essere utile, e pare di sì). Io trovo molto belle quasi tutte le bici top contemporanee, proprio perché escono da quell'aria da 'taglia tubi in officina e saldali' che magari affascina molti ma non chi ama il progetto, la volontà di esprimersi con il progetto e non solo far funzionare...</p><p>Mi fa piacere che si sia sviluppata questa discussione perché mi fa riflettere su certe scelte personali...</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="alvan, post: 7058367, member: 72450"] Vi dirò una cosa, il modo con il quale mi pongo rispetto al mondo (formale) delle bici sembra anche a me molto diverso da quello con il quale mi sono sempre posto rispetto agli altri oggetti che mi interessano. La Ferrari più bella di sempre, per me e non solo, è la 250 SWB, la moto la Norton Manx o la 916 Ducati, l'architettura la Ville Savoye di Le Corbusier e via discorrendo. Da qui, dovrei derivare che la bici più bella sia la Bianchi Strada di Fausto Coppi, ma non è così. C'é un di più, anche nella essenzialità, che porta dalla semplicità e basta all'opera d'arte, anche negli oggetti funzionali. E tra la semplicità e basta di una Bugatti T35 e la raffinatezza nella essenzialità di Pinin Farina, che nella 250 SWB sceglie una strada non obbligatoria pur rimanendo nella essenzialità, ci passa la distanza tra l'artigiano e il genio. Così capisco perché, a una analisi formale di una Dogma della serie F, ci vedo quel di più. Le curve della serie F non hanno a che fare con gli arzigogoli posticci di Saoutchik per le Delahaye, ma fanno parte di un'idea complessiva di quel telaio, che è pensato, progettato, come atto volontario. Non a caso le Dogma hanno un autore (cosa rara nelle bici) dei disegni di progetto non banalmente tecnici e, pur nell'essere abbastanza diverse da altre (da cui la possibilità di non piacere), funzionano meravigliosamente bene in galleria del vento (per quello che può essere utile, e pare di sì). Io trovo molto belle quasi tutte le bici top contemporanee, proprio perché escono da quell'aria da 'taglia tubi in officina e saldali' che magari affascina molti ma non chi ama il progetto, la volontà di esprimersi con il progetto e non solo far funzionare... Mi fa piacere che si sia sviluppata questa discussione perché mi fa riflettere su certe scelte personali... [/QUOTE]
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