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Testo
<blockquote data-quote="alvan" data-source="post: 7058522" data-attributes="member: 72450"><p>E invece è utilissimo, ovviamente intendendosi sul significato di universale, ma neanche troppo. Ovviamente non si parla dell'universale apprezzamento di quel dettaglio, di quello stile, di quella rappresentazione complessa, ma dei così detti correlati neurali della bellezza.</p><p>E non è un caso che essendo tutti dei Sapiens derivati da un unico ceppo, l'apprezzamento di certe forme superino l'appartenenza etnica.</p><p>La bellezza è una categoria che non esiste, in sé, in natura. La realtà 'è', e basta. La bellezza è un metodo di valutazione della realtà che l'uomo costruisce sulla base dell'architettura del suo connettoma, su principi di ottimizzazione dell'informazione. La bellezza è in buona parte una strategia di avvicinamento al limite di Shannon, più il riconoscimento di alcuni caratteri (per esempio nel corpo umano) più rappresentativi di altri di buona salute, di fertilità, di agilità etc. Tendere al limite di Shannon è utile per vari motivi. In primis il cervello umano, pur con le sue 10 alla 13 sinapsi, non ha una grandissima capacità di memoria, se immaginiamo la quantità di dati che costantemente gli arriva dall'esterno. Ergo deve necessariamente privilegiare e apprezzare quelle forme che gli consentono: riduzione al minimo della quantità di dati a parità di informazione (la simmetria dimezza la necessità di memorizzare dati; la ripetitività anche di più, etc; velocizzare la riconoscibilità (cosa non da poco se devo riconoscere che a sbucare dal cespuglio è una tigre e non una gazzella, e texture nette facilitano). Idem per il 'buono', come per il 'bello'...</p><p>Il cervello computa, continuamente, e meno deve computare e più può essere veloce e occupare meno risorse di calcolo.</p><p>Tutto questo non è più confutabile, nell'epoca che dispone di brain imaging, di tecniche di lettura di singoli neuroni, di potenza di calcolo che consente di cominciare a impostare reti virtuali di simulazione della computazione del sistema nervoso centrale. E non siamo agli inizi, c'é già un grande lavoro alle spalle.</p><p></p><p>Poi ci si vuol credere o meno o preferire categorie romantiche del bello e del buono senza che succeda nulla di grave...<img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_biggrin.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":-)xxxx" title="Icon Biggrin :-)xxxx" data-shortname=":-)xxxx" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="alvan, post: 7058522, member: 72450"] E invece è utilissimo, ovviamente intendendosi sul significato di universale, ma neanche troppo. Ovviamente non si parla dell'universale apprezzamento di quel dettaglio, di quello stile, di quella rappresentazione complessa, ma dei così detti correlati neurali della bellezza. E non è un caso che essendo tutti dei Sapiens derivati da un unico ceppo, l'apprezzamento di certe forme superino l'appartenenza etnica. La bellezza è una categoria che non esiste, in sé, in natura. La realtà 'è', e basta. La bellezza è un metodo di valutazione della realtà che l'uomo costruisce sulla base dell'architettura del suo connettoma, su principi di ottimizzazione dell'informazione. La bellezza è in buona parte una strategia di avvicinamento al limite di Shannon, più il riconoscimento di alcuni caratteri (per esempio nel corpo umano) più rappresentativi di altri di buona salute, di fertilità, di agilità etc. Tendere al limite di Shannon è utile per vari motivi. In primis il cervello umano, pur con le sue 10 alla 13 sinapsi, non ha una grandissima capacità di memoria, se immaginiamo la quantità di dati che costantemente gli arriva dall'esterno. Ergo deve necessariamente privilegiare e apprezzare quelle forme che gli consentono: riduzione al minimo della quantità di dati a parità di informazione (la simmetria dimezza la necessità di memorizzare dati; la ripetitività anche di più, etc; velocizzare la riconoscibilità (cosa non da poco se devo riconoscere che a sbucare dal cespuglio è una tigre e non una gazzella, e texture nette facilitano). Idem per il 'buono', come per il 'bello'... Il cervello computa, continuamente, e meno deve computare e più può essere veloce e occupare meno risorse di calcolo. Tutto questo non è più confutabile, nell'epoca che dispone di brain imaging, di tecniche di lettura di singoli neuroni, di potenza di calcolo che consente di cominciare a impostare reti virtuali di simulazione della computazione del sistema nervoso centrale. E non siamo agli inizi, c'é già un grande lavoro alle spalle. Poi ci si vuol credere o meno o preferire categorie romantiche del bello e del buono senza che succeda nulla di grave...:-)xxxx [/QUOTE]
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