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Colnago Club - Capitolo 8
Testo
<blockquote data-quote="Kylo_ren" data-source="post: 7043542" data-attributes="member: 142880"><p>per fortuna posso confermare che le competenze in fibra di carbonio a costi competitivi in Italia ci sono eccome. E non solo per one-off ma anche per produzioni di volumi. Costa troppo spedire materiale di una certa grandezza. Se ne sono accorti in molti, specie nel settore automotive e adesso anche nel settore ciclo. Dove la logistica occupa una voce di costo non indifferente. Non a caso la Magneti Marelli e la Bosch hanno creato aziende di logistica che vivono di fatturato indipendente. Spedire un fondo piatto in carbonio di una Ferrari 458, o bandelle , o spoiler o qualsiasi cosa come migliaia di pezzi di elettronica e meccanica costa una fucilata: la stessa cosa vale per telai da bici. VW che ha creato un'azienda intera indipendente in Cina, stà ora facendo marcia indietro. Idem con la GM che ha creato la SAIC GM Wuling Automobile Co., Ltd. Il settore del ciclo segue lo stesso trend.</p><p>La notizia riportata che le case tipo Colnago e altre vogliono riportare in Italia certe produzioni l'ho sentita anche io diversi mesi fa, l'avevo scritto sul forum, e l'avevo avuta da una persona interna a Colnago che mi ha spiegato il motivo per cui molti stanno ritornando a fabbricare all'ovile: riduzione di costi di produzione, Taiwan non è più così conveniente sia in qualità che costi, logistica molto complicata, produzioni difficili da gestire specie a livello doganale e altamente influenzabili da fattori politici che sono fattori che minano il profitto. Una volta valeva la pena ora non più. E in più siccome i cinesi stanno apprestandosi, che piaccia o no al forum, a diventare dei concorrenti, è ovvio che le case principali cercano di spostare da aziende potenzialmente pericolose che potrebbero fortemente essere influenzate dallo strapotere della Cina in quei territori. E in ultimo la cosa più importante: il mercato cinese è il mercato del futuro. E' ridicolo vendere una bici in Cina fatta a Taiwan e marchiata made in Italy: ridicolo! Invece ha senso preparare produzioni che siano veramente made in italy e sfruttare il brand e il marchio italiano nei mercati più dominanti che non sono certo quello italiano o olandese o belgio, in proiezione futura. Le dinamiche che muovono il commercio sono molto più complesse di quello che immaginiamo e a volte esulano dalle nostre loigiche.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Kylo_ren, post: 7043542, member: 142880"] per fortuna posso confermare che le competenze in fibra di carbonio a costi competitivi in Italia ci sono eccome. E non solo per one-off ma anche per produzioni di volumi. Costa troppo spedire materiale di una certa grandezza. Se ne sono accorti in molti, specie nel settore automotive e adesso anche nel settore ciclo. Dove la logistica occupa una voce di costo non indifferente. Non a caso la Magneti Marelli e la Bosch hanno creato aziende di logistica che vivono di fatturato indipendente. Spedire un fondo piatto in carbonio di una Ferrari 458, o bandelle , o spoiler o qualsiasi cosa come migliaia di pezzi di elettronica e meccanica costa una fucilata: la stessa cosa vale per telai da bici. VW che ha creato un'azienda intera indipendente in Cina, stà ora facendo marcia indietro. Idem con la GM che ha creato la SAIC GM Wuling Automobile Co., Ltd. Il settore del ciclo segue lo stesso trend. La notizia riportata che le case tipo Colnago e altre vogliono riportare in Italia certe produzioni l'ho sentita anche io diversi mesi fa, l'avevo scritto sul forum, e l'avevo avuta da una persona interna a Colnago che mi ha spiegato il motivo per cui molti stanno ritornando a fabbricare all'ovile: riduzione di costi di produzione, Taiwan non è più così conveniente sia in qualità che costi, logistica molto complicata, produzioni difficili da gestire specie a livello doganale e altamente influenzabili da fattori politici che sono fattori che minano il profitto. Una volta valeva la pena ora non più. E in più siccome i cinesi stanno apprestandosi, che piaccia o no al forum, a diventare dei concorrenti, è ovvio che le case principali cercano di spostare da aziende potenzialmente pericolose che potrebbero fortemente essere influenzate dallo strapotere della Cina in quei territori. E in ultimo la cosa più importante: il mercato cinese è il mercato del futuro. E' ridicolo vendere una bici in Cina fatta a Taiwan e marchiata made in Italy: ridicolo! Invece ha senso preparare produzioni che siano veramente made in italy e sfruttare il brand e il marchio italiano nei mercati più dominanti che non sono certo quello italiano o olandese o belgio, in proiezione futura. Le dinamiche che muovono il commercio sono molto più complesse di quello che immaginiamo e a volte esulano dalle nostre loigiche. [/QUOTE]
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