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Courmayeur - Champex - Chamonix
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<blockquote data-quote="Maethius" data-source="post: 1239943" data-attributes="member: 5891"><p>Ed ecco il secondo sopravvissuto <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/party.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":-x" title="Party :-x" data-shortname=":-x" /><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/party.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":-x" title="Party :-x" data-shortname=":-x" /> Qualche mia impressione... Per chi vorrà qualche particolare in più, penso che prima o poi Giancarla scriverà un lunghissimo racconto sul suo blog...</p><p> </p><p>Un'esperienza indimenticabile! Una prova durissima per chi non ha un'allenamento specifico alla corsa e alla marcia su sentiero: dopo la prima giornata di cammino stanchezza, dolori ovunque e fatica riducevano a trascinarsi come automi, pensando ogni volta a guadagnare ancora una cima, ancora una manciata di km.</p><p>Oggi ancora fatico a camminare, eppure vorrei essere lassù, già vorrei rivivere quei momenti.</p><p>Non c'è neppure bisogno di dirlo: è stata Giancarla a trascinarmi in questa follia, ma son stato ben felice e d'accordo a farmi trascinare (puntualizziamo prima che salti su dicendo che ho un cervello mio per decidere <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" /><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" /><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" />)!</p><p>Quindi, dall'inizio dell'anno ogni tanto a correre, ogni tanto qualche giretto in montagna, 1 trail a primavera e 2 "lunghi" nell'ultimo mese. Non abbastanza per una prova del genere! Spessissimo, quando devo scegliere cosa fare e passo davanti alla bici finisco per salirci in cima...</p><p>Ed eccoci a Courmayeur, in mezzo ad una folla sterminata e festante. Il profilo del "Bianco" e il "Dente del Gigante" dominano il paesaggio. La folla si mette in movimento, qualcuno accenna a correre, la maggior parte si avvia di passo svelto. Le strade sono piene di gente a perdita d'occhio: un serpentone umano che per un giorno letteralmente riempirà le vallate. Un'ora su asfalto, poi i primi sentieri. Procediamo assieme: forse forzando un po' potrei guadagnare qualche posizione ma non è l'obiettivo di oggi; avevo deciso che avremmo fatto il trail assieme, l'importante, su questa distanza a entrambi ignota, è di arrivare. E io ad arrivare provo a crederci fin dall'inizio, Giancarla non si pronuncia, è scettica, ma procede ugualmente determinata. Ai ristori mi fermo sempre più di lei a far scorta di acqua e cibo: mi soprannominerà "gregario"; termine che fra i trailer penso non esista in quanto questo ruolo è del tutto inutile in una prova del genere!</p><p>Le mie soste mi costringono a forzare per recuperare; stupidamente, anziché farlo con calma, ogni volta schizzo di corsa come una molla, tra gli sguardi deplorevoli degli altri concorrenti. La pagherò qualche ora dopo... In una di queste occasioni uno mi chiede: "ma dove vai a quella velocità?" E io : "niente, niente, devo solo raggiungere un'amica"... Risposta: "tu sei pazzo! Neppure fosse la Madonna!"......</p><p>Le vette più alte sono nella prima parte del percorso: le raggiungiamo senza difficoltà e finalmente ci accorgiamo che c'è molta gente anche dietro di noi. Nonostante questo i tempi, pur essendo ampiamente entro i cancelli, non offrono molto margine.</p><p>Svalichiamo in Svizzera, lunga discesa, poi un tratto facile e viene la sera; ora si viaggia con la luce frontale. Nonostante l'intera giornata di cammino i sentieri sono ancora affollati, e adesso si scorgono sciami di lucine in movimento tutto attorno che trasformano il sentiero in una scia luminosa. Verso le 11 arriviamo a Champex, traguardo intermedio con ristoro faraonico: 55 km fatti, siamo poco oltre la metà. L'accoglienza è calorosissima, c'è un enorme tendone brulicante di gente, corridori e non; mangiamo pastasciutta, formaggio, yoghurt, frutta, e ogni altro genere di cibaria. Ed è qui che, rialzandomi, avverto per la prima volta un po' di dolore alle gambe. Non ci faccio caso, riinizio a camminare e passa. Ora un lungo tratto su strada. Ormai è notte inoltrata, la stanchezza inizia a sentirsi, e la folla di camminatori procede muta seguendo i segnali fluorescenti. Interrompiamo questa marcia funebre intonando alcune canzoni; non capiamo se suscitino indifferenza o compassione negli altri camminatori che, imperturbabili, continuano a ignorarci...</p><p>Con fatica si arriva al km 70. Qui inizia per me una crisi che mi porta, per l'unica volta, a non esser sicuro di arrivare. Dolore a polpacci e interno coscia, ogni passo non capisco se potrò farne un altro. Maledico le mie corse nei primi km, mi dico che sono un incapace per non riuscire neppure a camminare per una giornata, penso al tempo massimo, penso che non devo rovinare la gara a Giancarla, perché lei sta meglio eppure sarebbe disposta a fermarsi se avessi dei problemi. Fortunatamente siamo in salita, quindi le dico: vai del tuo passo e io provo a starti dietro. E così facciamo: la camminata in salita pian piano mi da sollievo, il dolore ai muscoli c'è sempre ma ora è controllabile. In discesa e pianura inizio a far più attenzione ai movimenti e, inaspettatamente, nel giro qualche interminabile ora, la crisi rientra sotto controllo.</p><p>Sta albeggiando mentre scendiamo in Francia e ci aspetta ancora una sola salita. La luce del giorno, le gambe che stanno meglio e il tempo di percorrenza, sempre ampiamente entro i "cancelli", mi offrono una ventata di nuova fiducia. Non dico nulla, però adesso la determinazione a finire è grande. Sull'ultima salita c'è sempre Giancarla a fare il passo: sono 700 metri di dislivello su terreno molto ripido. Superiamo decine di persone, mi viene da pensare che l'allenamente offerto dalla bici sia ineguagliabile. In discesa questo pensiero scompare sopraffatto nuovamente dai dolori alle gambe. Ma ormai è una condizione comune, di tutti, e ormai si vede Chamonix laggiù. La discesa è interminabile, alterna strappi di risalita e lunghi tratti in piano; chiedo più volte quanti km mancano e ognuno dice una cosa diversa. Il traguardo si avvicina, la energie sono ormai agli sgoccioli, finalmente una strada sterrata, poi l'asfalto, poi il centro del paese, la folla che ancora applaude nonostante siano già passate mille persone... e poi finalmente il traguardo! Pochi metri di corsa e passiamo sotto l'arco tenendoci le mani alzate! Finire è stata già una vittoria!</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Maethius, post: 1239943, member: 5891"] Ed ecco il secondo sopravvissuto :-x:-x Qualche mia impressione... Per chi vorrà qualche particolare in più, penso che prima o poi Giancarla scriverà un lunghissimo racconto sul suo blog... Un'esperienza indimenticabile! Una prova durissima per chi non ha un'allenamento specifico alla corsa e alla marcia su sentiero: dopo la prima giornata di cammino stanchezza, dolori ovunque e fatica riducevano a trascinarsi come automi, pensando ogni volta a guadagnare ancora una cima, ancora una manciata di km. Oggi ancora fatico a camminare, eppure vorrei essere lassù, già vorrei rivivere quei momenti. Non c'è neppure bisogno di dirlo: è stata Giancarla a trascinarmi in questa follia, ma son stato ben felice e d'accordo a farmi trascinare (puntualizziamo prima che salti su dicendo che ho un cervello mio per decidere :mrgreen::mrgreen::mrgreen:)! Quindi, dall'inizio dell'anno ogni tanto a correre, ogni tanto qualche giretto in montagna, 1 trail a primavera e 2 "lunghi" nell'ultimo mese. Non abbastanza per una prova del genere! Spessissimo, quando devo scegliere cosa fare e passo davanti alla bici finisco per salirci in cima... Ed eccoci a Courmayeur, in mezzo ad una folla sterminata e festante. Il profilo del "Bianco" e il "Dente del Gigante" dominano il paesaggio. La folla si mette in movimento, qualcuno accenna a correre, la maggior parte si avvia di passo svelto. Le strade sono piene di gente a perdita d'occhio: un serpentone umano che per un giorno letteralmente riempirà le vallate. Un'ora su asfalto, poi i primi sentieri. Procediamo assieme: forse forzando un po' potrei guadagnare qualche posizione ma non è l'obiettivo di oggi; avevo deciso che avremmo fatto il trail assieme, l'importante, su questa distanza a entrambi ignota, è di arrivare. E io ad arrivare provo a crederci fin dall'inizio, Giancarla non si pronuncia, è scettica, ma procede ugualmente determinata. Ai ristori mi fermo sempre più di lei a far scorta di acqua e cibo: mi soprannominerà "gregario"; termine che fra i trailer penso non esista in quanto questo ruolo è del tutto inutile in una prova del genere! Le mie soste mi costringono a forzare per recuperare; stupidamente, anziché farlo con calma, ogni volta schizzo di corsa come una molla, tra gli sguardi deplorevoli degli altri concorrenti. La pagherò qualche ora dopo... In una di queste occasioni uno mi chiede: "ma dove vai a quella velocità?" E io : "niente, niente, devo solo raggiungere un'amica"... Risposta: "tu sei pazzo! Neppure fosse la Madonna!"...... Le vette più alte sono nella prima parte del percorso: le raggiungiamo senza difficoltà e finalmente ci accorgiamo che c'è molta gente anche dietro di noi. Nonostante questo i tempi, pur essendo ampiamente entro i cancelli, non offrono molto margine. Svalichiamo in Svizzera, lunga discesa, poi un tratto facile e viene la sera; ora si viaggia con la luce frontale. Nonostante l'intera giornata di cammino i sentieri sono ancora affollati, e adesso si scorgono sciami di lucine in movimento tutto attorno che trasformano il sentiero in una scia luminosa. Verso le 11 arriviamo a Champex, traguardo intermedio con ristoro faraonico: 55 km fatti, siamo poco oltre la metà. L'accoglienza è calorosissima, c'è un enorme tendone brulicante di gente, corridori e non; mangiamo pastasciutta, formaggio, yoghurt, frutta, e ogni altro genere di cibaria. Ed è qui che, rialzandomi, avverto per la prima volta un po' di dolore alle gambe. Non ci faccio caso, riinizio a camminare e passa. Ora un lungo tratto su strada. Ormai è notte inoltrata, la stanchezza inizia a sentirsi, e la folla di camminatori procede muta seguendo i segnali fluorescenti. Interrompiamo questa marcia funebre intonando alcune canzoni; non capiamo se suscitino indifferenza o compassione negli altri camminatori che, imperturbabili, continuano a ignorarci... Con fatica si arriva al km 70. Qui inizia per me una crisi che mi porta, per l'unica volta, a non esser sicuro di arrivare. Dolore a polpacci e interno coscia, ogni passo non capisco se potrò farne un altro. Maledico le mie corse nei primi km, mi dico che sono un incapace per non riuscire neppure a camminare per una giornata, penso al tempo massimo, penso che non devo rovinare la gara a Giancarla, perché lei sta meglio eppure sarebbe disposta a fermarsi se avessi dei problemi. Fortunatamente siamo in salita, quindi le dico: vai del tuo passo e io provo a starti dietro. E così facciamo: la camminata in salita pian piano mi da sollievo, il dolore ai muscoli c'è sempre ma ora è controllabile. In discesa e pianura inizio a far più attenzione ai movimenti e, inaspettatamente, nel giro qualche interminabile ora, la crisi rientra sotto controllo. Sta albeggiando mentre scendiamo in Francia e ci aspetta ancora una sola salita. La luce del giorno, le gambe che stanno meglio e il tempo di percorrenza, sempre ampiamente entro i "cancelli", mi offrono una ventata di nuova fiducia. Non dico nulla, però adesso la determinazione a finire è grande. Sull'ultima salita c'è sempre Giancarla a fare il passo: sono 700 metri di dislivello su terreno molto ripido. Superiamo decine di persone, mi viene da pensare che l'allenamente offerto dalla bici sia ineguagliabile. In discesa questo pensiero scompare sopraffatto nuovamente dai dolori alle gambe. Ma ormai è una condizione comune, di tutti, e ormai si vede Chamonix laggiù. La discesa è interminabile, alterna strappi di risalita e lunghi tratti in piano; chiedo più volte quanti km mancano e ognuno dice una cosa diversa. Il traguardo si avvicina, la energie sono ormai agli sgoccioli, finalmente una strada sterrata, poi l'asfalto, poi il centro del paese, la folla che ancora applaude nonostante siano già passate mille persone... e poi finalmente il traguardo! Pochi metri di corsa e passiamo sotto l'arco tenendoci le mani alzate! Finire è stata già una vittoria! [/QUOTE]
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