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AAA Compagni di avventura cercasi
Sicilia - Sardegna
Da settembre organizziamo bei giri a Cagliari?
Testo
<blockquote data-quote="Amos Cardia" data-source="post: 3739359" data-attributes="member: 29821"><p>articolo ne La Repubblica di ieri</p><p><strong><span style="font-size: 15px">#Salvaiciclisti ai mass media</span></strong></p><p><strong><span style="font-size: 15px">"Macché pirati, sono criminali"</span></strong></p><p></p><p> <strong>Per il movimento di promozione della ciclabilità urbana sarebbe necessario un lessico differente per dare la giusta connotazione negativa a chi falcia come birilli i pedoni sulle strisce e tampona i ciclisti e poi fugge. E tra le proposte di legge, quella che prevede l''ergastolo della patente'</strong></p><p></p><p><strong><em>di MANUEL MASSIMO</em></strong></p><p></p><p>Il guidatore di un mezzo a motore che provoca un incidente stradale dileguandosi senza prestare soccorso viene definito comunemente "pirata della strada". Un'espressione ormai d'uso comune, utilizzata da tutti i mezzi d'informazione, che però non piace ai movimenti e alle associazioni che difendono la sicurezza di pedoni e ciclisti: i più esposti agli incidenti, gli utenti "fragili" della strada, le vittime predestinate sacrificate sull'altare della velocità e dell'inosservanza delle più elementari norme di circolazione.</p><p></p><p>Per il movimento di promozione della ciclabilità urbana #salvaiciclisti, sarebbe necessario un cambiamento di lessico per dare la giusta connotazione negativa a chi falcia come birilli i pedoni sulle strisce e tampona i ciclisti per poi fuggire via lasciando dietro di sé parti di carrozzeria e grumi di sangue sull'asfalto: "Costoro sono dei puri e semplici criminali", sostengono i cicloattivisti. La frase idiomatica inglese "hit-and-run driver", l'espressione francese "chauffard" e quella spagnola "conductor a la fuga" rendono molto meglio l'idea del guidatore che non rispetta il codice stradale, provoca incidenti e scappa via senza prestare soccorso rappresentando un pericolo pubblico ambulante.</p><p></p><p>La figura del "pirata", poi, secondo #salvaiciclisti, oggi richiama alla mente più l'immagine del divo Johnny Depp e dei film d'azione che non quella del codardo investitore che preme il pedale sull'acceleratore dopo l'investimento: </p><p> "Questi criminali sono solo pedine della guerra sanguinaria sulle nostre strade. Affiancarli ai pirati è un po' come chiamare i mafiosi 'mammasantissima': un nome suggestivo, popolare, utile solo a distogliere lo sguardo dal problema".</p><p></p><p>Per questo gli attivisti delle due ruote rivolgono un accorato appello via Web a tutti i mass media, invitando gli operatori dell'informazione a cambiare al più presto registro: "Smettete di chiamare costoro 'pirati della strada': sono persone che hanno commesso un crimine aggravato dall'omissione di soccorso. Niente di più: criminali. L'abitudine a non riflettere, a rimuovere e a non percepire bene l'enorme problema rappresentato dalle morti in strada porta in qualche maniera a rendersene complici silenziosi o fiancheggiatori inconsapevoli".</p><p></p><p>In Italia "ogni anno scompare un paese di cinquemila persone": questo il messaggio che campeggia sull'homepage del sito dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus (Aifvs). Oltre alle migliaia di vittime di questa guerra - non dichiarata ma da sempre in atto sulle strade - produce 300 mila feriti e 20 mila disabili gravi. "Dopo ogni incidente grave - spiega l'Aifvs - inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare all'individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l'Italia si distingue negativamente dal resto d'Europa, con una giustizia lenta e approssimativa che calpesta la dignità dell'uomo e quei valori che la nostra Costituzione dovrebbe tutelare".</p><p></p><p>Per imprimere una svolta, creando una corsia preferenziale per risarcire le vittime dei "criminali al volante", sono anni che si parla dell'introduzione del reato di "omicidio stradale" con pene certe per gli investitori e, soprattutto, con il ritiro della patente a vita per chi - sotto effetto di alcol o droghe - provoca morti sulle strade. Una proposta di legge popolare in tal senso - promossa da diverse realtà tra cui l'Associazione amici e sostenitori della polizia stradale - ha raccolto più di 60 mila firme ed è stata presentata al presidente della Commissione Trasporti della Camera. Queste in sintesi le proposte: per chi si macchia di "omicidio stradale" pene da 8 a 18 anni di carcere (oggi per omicidio colposo si va dai 3 ai 10 anni); arresto in flagranza di reato (oggi non è prevista alcuna misura cautelare); infine, non più revoca temporanea, ma "ergastolo della patente", in modo tale che chi uccide al volante non possa guidare mai più.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Amos Cardia, post: 3739359, member: 29821"] articolo ne La Repubblica di ieri [B][SIZE=4]#Salvaiciclisti ai mass media "Macché pirati, sono criminali"[/SIZE][/B] [B]Per il movimento di promozione della ciclabilità urbana sarebbe necessario un lessico differente per dare la giusta connotazione negativa a chi falcia come birilli i pedoni sulle strisce e tampona i ciclisti e poi fugge. E tra le proposte di legge, quella che prevede l''ergastolo della patente'[/B] [B][I]di MANUEL MASSIMO[/I][/B] Il guidatore di un mezzo a motore che provoca un incidente stradale dileguandosi senza prestare soccorso viene definito comunemente "pirata della strada". Un'espressione ormai d'uso comune, utilizzata da tutti i mezzi d'informazione, che però non piace ai movimenti e alle associazioni che difendono la sicurezza di pedoni e ciclisti: i più esposti agli incidenti, gli utenti "fragili" della strada, le vittime predestinate sacrificate sull'altare della velocità e dell'inosservanza delle più elementari norme di circolazione. Per il movimento di promozione della ciclabilità urbana #salvaiciclisti, sarebbe necessario un cambiamento di lessico per dare la giusta connotazione negativa a chi falcia come birilli i pedoni sulle strisce e tampona i ciclisti per poi fuggire via lasciando dietro di sé parti di carrozzeria e grumi di sangue sull'asfalto: "Costoro sono dei puri e semplici criminali", sostengono i cicloattivisti. La frase idiomatica inglese "hit-and-run driver", l'espressione francese "chauffard" e quella spagnola "conductor a la fuga" rendono molto meglio l'idea del guidatore che non rispetta il codice stradale, provoca incidenti e scappa via senza prestare soccorso rappresentando un pericolo pubblico ambulante. La figura del "pirata", poi, secondo #salvaiciclisti, oggi richiama alla mente più l'immagine del divo Johnny Depp e dei film d'azione che non quella del codardo investitore che preme il pedale sull'acceleratore dopo l'investimento: "Questi criminali sono solo pedine della guerra sanguinaria sulle nostre strade. Affiancarli ai pirati è un po' come chiamare i mafiosi 'mammasantissima': un nome suggestivo, popolare, utile solo a distogliere lo sguardo dal problema". Per questo gli attivisti delle due ruote rivolgono un accorato appello via Web a tutti i mass media, invitando gli operatori dell'informazione a cambiare al più presto registro: "Smettete di chiamare costoro 'pirati della strada': sono persone che hanno commesso un crimine aggravato dall'omissione di soccorso. Niente di più: criminali. L'abitudine a non riflettere, a rimuovere e a non percepire bene l'enorme problema rappresentato dalle morti in strada porta in qualche maniera a rendersene complici silenziosi o fiancheggiatori inconsapevoli". In Italia "ogni anno scompare un paese di cinquemila persone": questo il messaggio che campeggia sull'homepage del sito dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus (Aifvs). Oltre alle migliaia di vittime di questa guerra - non dichiarata ma da sempre in atto sulle strade - produce 300 mila feriti e 20 mila disabili gravi. "Dopo ogni incidente grave - spiega l'Aifvs - inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare all'individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l'Italia si distingue negativamente dal resto d'Europa, con una giustizia lenta e approssimativa che calpesta la dignità dell'uomo e quei valori che la nostra Costituzione dovrebbe tutelare". Per imprimere una svolta, creando una corsia preferenziale per risarcire le vittime dei "criminali al volante", sono anni che si parla dell'introduzione del reato di "omicidio stradale" con pene certe per gli investitori e, soprattutto, con il ritiro della patente a vita per chi - sotto effetto di alcol o droghe - provoca morti sulle strade. Una proposta di legge popolare in tal senso - promossa da diverse realtà tra cui l'Associazione amici e sostenitori della polizia stradale - ha raccolto più di 60 mila firme ed è stata presentata al presidente della Commissione Trasporti della Camera. Queste in sintesi le proposte: per chi si macchia di "omicidio stradale" pene da 8 a 18 anni di carcere (oggi per omicidio colposo si va dai 3 ai 10 anni); arresto in flagranza di reato (oggi non è prevista alcuna misura cautelare); infine, non più revoca temporanea, ma "ergastolo della patente", in modo tale che chi uccide al volante non possa guidare mai più. [/QUOTE]
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