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Giro d'Italia
Domenica 17.05 9a tappa 2026 Cervia - Corno alle Scale
Testo
<blockquote data-quote="Cyboraf" data-source="post: 7839290" data-attributes="member: 45757"><p>Vale lo stesso per il calcio e per altri sport. Noi pensiamo che siano tutti lustrini e Pajettes ma in realtà ci sono grossi sacrifici, e penso anche solo ai pochi giorni che hai da passare con la famiglia. Ci vuole molta convinzione e disciplina per praticare sport a livello professionistico, nel ciclismo ancora di più, perché veramente in questo sport si fa più fatica che negli altri e si rischia più che nella quasi totalità degli altri sport, pur concesso che ti puoi far male anche solo camminando.</p><p>Proprio per questo, quindi, credo che ci voglia alla base una grande passione, che poi ovviamente, viene annacquata dalla dura realtà del professionismo.</p><p>Non solo Sagan, ma sempre più spesso sentiamo e vediamo corridori che terminano anzitempo la propria carriera (es. Doumulin) e lo stesso Pogacar ha manifestato segni di stress e ben venga che sia cosi o non sarebbero umani.</p><p>Ricordo un' intervista a Indurain in occasione di una sua partecipazione a una GF qualche anno fa, non so dire se fosse la MDD o la GF di casa Pinarello, in cui diceva di essersi goduto la bellezza dei luoghi e del paesaggio, cosa che non aveva mai avuto potuto fare quando correva al giro da professionista.</p><p>E non pensiamo ai mega-guadagni, ovviamente i big hanno caquet da capogiro ma dietro di loro ci sono retribuzioni per la maggior parte dei corridori molto meno gratificanti. Certo probabilmente meglio essere un professionista anche di basso livello nel ciclismo che un operaio in fonderia , però saremmo ingenui a pensare che vivano in un mondo rosato .. forse in parte questo può valere ìper calciatori e tennisti, ma solo in poarte</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Cyboraf, post: 7839290, member: 45757"] Vale lo stesso per il calcio e per altri sport. Noi pensiamo che siano tutti lustrini e Pajettes ma in realtà ci sono grossi sacrifici, e penso anche solo ai pochi giorni che hai da passare con la famiglia. Ci vuole molta convinzione e disciplina per praticare sport a livello professionistico, nel ciclismo ancora di più, perché veramente in questo sport si fa più fatica che negli altri e si rischia più che nella quasi totalità degli altri sport, pur concesso che ti puoi far male anche solo camminando. Proprio per questo, quindi, credo che ci voglia alla base una grande passione, che poi ovviamente, viene annacquata dalla dura realtà del professionismo. Non solo Sagan, ma sempre più spesso sentiamo e vediamo corridori che terminano anzitempo la propria carriera (es. Doumulin) e lo stesso Pogacar ha manifestato segni di stress e ben venga che sia cosi o non sarebbero umani. Ricordo un' intervista a Indurain in occasione di una sua partecipazione a una GF qualche anno fa, non so dire se fosse la MDD o la GF di casa Pinarello, in cui diceva di essersi goduto la bellezza dei luoghi e del paesaggio, cosa che non aveva mai avuto potuto fare quando correva al giro da professionista. E non pensiamo ai mega-guadagni, ovviamente i big hanno caquet da capogiro ma dietro di loro ci sono retribuzioni per la maggior parte dei corridori molto meno gratificanti. Certo probabilmente meglio essere un professionista anche di basso livello nel ciclismo che un operaio in fonderia , però saremmo ingenui a pensare che vivano in un mondo rosato .. forse in parte questo può valere ìper calciatori e tennisti, ma solo in poarte [/QUOTE]
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