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Doping: chi vuol parlare?
Testo
<blockquote data-quote="xtrncpb" data-source="post: 4400935" data-attributes="member: 30438"><p>Ieri sul blog <a href="http://paneegazzetta.gazzetta.it/" target="_blank">Pane e Gazzetta</a>, curato da Marco Pastonesi, è stato pubblicato questo divertente articolo... ed è tutto vero, badate bene...</p><p></p><p><a href="http://paneegazzetta.gazzetta.it/2013/09/10/cacciatori-di-balle/" target="_blank"><strong>Doping: i cacciatori di balle</strong></a></p><p></p><p><span style="font-family: 'georgia'">Antidoping. E se poi si viene beccati, l&#8217;importante è negare, e inventarsi una buona scusa.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">La scusa più macabra è di Tyler Hamilton. Ciclismo. Nel 2004 lo statunitense, prima gregario e poi avversario di Lance Armstrong, dice che le cellule di sangue dopato inspiegabilmente trovate nel suo corpo sono da ricondurre a un fratello gemello morto prima della nascita.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">La scusa più pulita &#8211; la pulizia è un concetto relativo, qui soprattutto &#8211; è di Dieter Baumann. Atletica. Il tedesco, vincitore dei 5000 metri all&#8217;Olimpiade del 1992, spiega che le tracce di nandrolone siano da attribuire a un tubetto di dentifricio.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">La scusa più musicale, almeno per il cognome, e anche la più pungente, per l&#8217;accaduto, è di Santos Mozart. Calcio. Il brasiliano dichiara che la sostanza proibita rinvenuta nell&#8217;urina deriva da una crema applicata sulla pelle della figlioletta di tre anni, dopo una puntura di insetto.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">La scusa più letteraria è di Mario De Clercq. Ciclocross. Agli inquirenti che hanno scoperto due suoi diari con la descrizione degli allenamenti e l&#8217;elenco delle sostanze illecite assunte, racconta che si tratta di un suo romanzo di fantasia.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">La scusa più frequente riguarda l&#8217;alimentazione. Salvatore Monaco e Cristian Bucchi, calciatori, attribuiscono la colpa alla carne di cinghiale. Chiamato in causa, purtroppo il cinghiale non può più testimoniare. Alberto Contador, corridore spagnolo, lamenta una bistecca al clenbuterolo, e mette in crisi l&#8217;intero mondo degli allevamenti dei Paesi Baschi. Lenny Paul, bobbista britannico, accusa il macinato di vitello, e anche di nandrolone, usato per un ragù alla bolognese, anche in questo caso con il vitello in contumacia. Astrid Strauss, nuotatrice tedesca, se la prende con un cestino di fragole &#8211; se l&#8217;è mangiato tutto, cestino escluso &#8211; contenenti non solo tracce di vitamine C e A, ma anche testosterone in dosi industriali.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">C&#8217;è chi scarica la colpa su una zia, come il corridore Gilberto Simoni: caramelle del Perù alla cocaina. C&#8217;è chi non risparmia la mamma malata, come Edita Rumsas, moglie del corridore lituano Raimondas Rumsas: nella macchina non c&#8217;è solo l&#8217;Arbre Magique, ma anche la magica epo. C&#8217;è chi accusa, come al solito, la suocera, come lo sciatore austriaco Christian Henn: l&#8217;alto valore di testosterone dipende dalla tisana alle erbe consigliata proprio dalla suocera per aumentare la capacità riproduttiva del genero. E chi si accanisce perfino sul cane, come il corridore belga Frank Vandenbroucke: quei medicinali proibiti non sono per sé, ma per il suo cane afflitto da asma.</span></p><p><span style="font-family: 'georgia'"></span></p><p><span style="font-family: 'georgia'">Doping vegetariano, come quello sostenuto dal velocista inglese Linford Christie: giura che il nandrolone evidenziato nell&#8217;antidoping dipende dal consumo di avocado, ma i giudici vogliono saperne di più, e scoprono che Christie avrebbe dovuto mangiarne circa una tonnellata. Doping alcolico, come quello denunciato dal corridore americano Floyd Landis: birra e whisky per una notte ad alta gradazione prima dell&#8217;impresa di Morzine, anche se poi tratta di testosterone sintetico. Doping cosmetico, come quello del calciatore portoghese Fernando Couto, che parla di uno shampoo non alla mela verde, e neanche al tè verde, ma al nandrolone. Doping festoso, come quello del velocista americano Denis Mitchell, che parla di eccessi di birra (cinque lattine) ed eccessi di sesso (numerosi rapporti consecutivi con la moglie) per giustificare l&#8217;eccesso di testosterone. Doping erotico, come quello proposto dal calciatore romeno Adrian Mutu: la cocaina gli serve per migliorare le prestazioni sessuali. Doping ballerino quello del corridore tedesco Jan Ullrich: l&#8217;amfetamina gli è stata passata in una discoteca.</span></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="xtrncpb, post: 4400935, member: 30438"] Ieri sul blog [URL="http://paneegazzetta.gazzetta.it/"]Pane e Gazzetta[/URL], curato da Marco Pastonesi, è stato pubblicato questo divertente articolo... ed è tutto vero, badate bene... [URL="http://paneegazzetta.gazzetta.it/2013/09/10/cacciatori-di-balle/"][B]Doping: i cacciatori di balle[/B][/URL] [font="georgia"]Antidoping. E se poi si viene beccati, l’importante è negare, e inventarsi una buona scusa. La scusa più macabra è di Tyler Hamilton. Ciclismo. Nel 2004 lo statunitense, prima gregario e poi avversario di Lance Armstrong, dice che le cellule di sangue dopato inspiegabilmente trovate nel suo corpo sono da ricondurre a un fratello gemello morto prima della nascita. La scusa più pulita – la pulizia è un concetto relativo, qui soprattutto – è di Dieter Baumann. Atletica. Il tedesco, vincitore dei 5000 metri all’Olimpiade del 1992, spiega che le tracce di nandrolone siano da attribuire a un tubetto di dentifricio. La scusa più musicale, almeno per il cognome, e anche la più pungente, per l’accaduto, è di Santos Mozart. Calcio. Il brasiliano dichiara che la sostanza proibita rinvenuta nell’urina deriva da una crema applicata sulla pelle della figlioletta di tre anni, dopo una puntura di insetto. La scusa più letteraria è di Mario De Clercq. Ciclocross. Agli inquirenti che hanno scoperto due suoi diari con la descrizione degli allenamenti e l’elenco delle sostanze illecite assunte, racconta che si tratta di un suo romanzo di fantasia. La scusa più frequente riguarda l’alimentazione. Salvatore Monaco e Cristian Bucchi, calciatori, attribuiscono la colpa alla carne di cinghiale. Chiamato in causa, purtroppo il cinghiale non può più testimoniare. Alberto Contador, corridore spagnolo, lamenta una bistecca al clenbuterolo, e mette in crisi l’intero mondo degli allevamenti dei Paesi Baschi. Lenny Paul, bobbista britannico, accusa il macinato di vitello, e anche di nandrolone, usato per un ragù alla bolognese, anche in questo caso con il vitello in contumacia. Astrid Strauss, nuotatrice tedesca, se la prende con un cestino di fragole – se l’è mangiato tutto, cestino escluso – contenenti non solo tracce di vitamine C e A, ma anche testosterone in dosi industriali. C’è chi scarica la colpa su una zia, come il corridore Gilberto Simoni: caramelle del Perù alla cocaina. C’è chi non risparmia la mamma malata, come Edita Rumsas, moglie del corridore lituano Raimondas Rumsas: nella macchina non c’è solo l’Arbre Magique, ma anche la magica epo. C’è chi accusa, come al solito, la suocera, come lo sciatore austriaco Christian Henn: l’alto valore di testosterone dipende dalla tisana alle erbe consigliata proprio dalla suocera per aumentare la capacità riproduttiva del genero. E chi si accanisce perfino sul cane, come il corridore belga Frank Vandenbroucke: quei medicinali proibiti non sono per sé, ma per il suo cane afflitto da asma. Doping vegetariano, come quello sostenuto dal velocista inglese Linford Christie: giura che il nandrolone evidenziato nell’antidoping dipende dal consumo di avocado, ma i giudici vogliono saperne di più, e scoprono che Christie avrebbe dovuto mangiarne circa una tonnellata. Doping alcolico, come quello denunciato dal corridore americano Floyd Landis: birra e whisky per una notte ad alta gradazione prima dell’impresa di Morzine, anche se poi tratta di testosterone sintetico. Doping cosmetico, come quello del calciatore portoghese Fernando Couto, che parla di uno shampoo non alla mela verde, e neanche al tè verde, ma al nandrolone. Doping festoso, come quello del velocista americano Denis Mitchell, che parla di eccessi di birra (cinque lattine) ed eccessi di sesso (numerosi rapporti consecutivi con la moglie) per giustificare l’eccesso di testosterone. Doping erotico, come quello proposto dal calciatore romeno Adrian Mutu: la cocaina gli serve per migliorare le prestazioni sessuali. Doping ballerino quello del corridore tedesco Jan Ullrich: l’amfetamina gli è stata passata in una discoteca.[/font] [/QUOTE]
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