Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Menu
Home
Forum
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Novità
Nuovi Messaggi
Nuovi media
Nuovi commenti media
Ultime Attività
Nuove inserzioni nel mercatino
Nuovi commenti nel mercatino
Mercatino
Nuove inserzioni
Nuovi commenti
Latest reviews
Cerca nel mercatino
Feedback
Guarda le statistiche
Training Camp
Pianificazione
MTB
Media
Nuovi media
Nuovi commenti
Cerca media
EBIKE
Accedi
Registrati
Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Menu
Install the app
Installa
Rispondi alla discussione
JavaScript è disabilitato. Per una migliore esperienza di navigazione attivalo nel tuo programma o nella tua app per navigare prima di procedere.
Stai usando un browser molto obsoleto. Puoi incorrere in problemi di visualizzazione di questo e altri siti oltre che in problemi di sicurezza. .
Dovresti aggiornarlo oppure
usarne uno alternativo, moderno e sicuro
.
Home
Forum
Gare
Professionisti
Osservatorio doping
Doping in altri sport
Testo
<blockquote data-quote="CLICK17" data-source="post: 4069156" data-attributes="member: 11372"><p>Ho inserito questo articolo tratto da sportpro , dal titolo Passaporto biologico , il calcio fa melina ?</p><p></p><p>Il calcio sta pensando al cosiddetto `passaporto biologico`. Una sorta di carnet che registra i test ematici, campionati preferibilmente a sorpresa, in modo da stabilire la `fotografia` dei valori individuali; consentire di determinare la forbice della variabilità soggettiva (in più o in meno); ed eventualmente fermare l`atleta che va oltre questi limiti. </p><p>All`alba del 2013 `sua maestà` il calcio prende vagamente in considerazione l`idea di seguire la strada di altre 25 discipline che hanno riconosciuto - dati scientifici alla mano - come il passaporto biologico sia uno strumento fondamentale e insostituibile per evitare la fitta schiera di furbi e furbetti che per anni ha aggirato o eluso i controlli. Il prossimo 7 marzo il consiglio federale della Federcalcio prenderà visione dell`ipotesi di istituire una sorta di passaporto biologico per i propri tesserati. Si comincerà con il mettere sotto controllo prima di tutto gli atleti del giro della Nazionale per poi eventualmente allargare alle altre categorie. Ma al momento siamo ancora alla dichiarazione di intenti. E quanto questo fatto strida con il doping sempre più raffinato e facilmente occultabile dei nostri giorni (specie se si hanno danarose strutture mediche di supporto) è subito evidente. Siamo al doping genetico e ancora si discute se e come sottoporre i calciatori ad un monitoraggio riconosciuto in tutto il mondo come unica arma contro il dilagare della farmacia proibita. Nonché strumento fondamentale per la tutela della salute anche nello sport super professionistico e miliardario del pallone.</p><p></p><p>La scienza aggiorna quotidianamente il proprio sapere per l`inarrestabile (e giusta) ricerca verso sostanze o pratiche che risolvano i principali problemi di salute pubblica. E il doping è sempre dietro l`angolo. Pronto a sfruttare quegli aspetti collaterali delle nuove sostanze (pratiche) che possono consentire di migliorare la prestazione o di recuperare prima e meglio le fatiche di ogni disciplina. Ne è esempio probante la famigerata eritropoietina, l`ormone che è addirittura un salvavita (per i malati di reni e di tumore), ma le cui capacità di stimolare la produzione dei globuli rossi del sangue, dunque di trasportare più ossigeno, hanno nell`ultimo ventennio sconvolto i risultati di tantissime discipline, specie quelle di resistenza. In questo il doping è velocissimo: gli atleti sono spesso le cavie migliori. Pronti come sono ad assumere addirittura prodotti la cui sperimentazione non è ancora conclusa. Con tutto quel che ne consegue. Anni fa un ciclista rischiò di morire per aver assunto Pfc (perfluorocarburo), un prodotto per ossigenare il sangue ancora in fase sperimentale. Oggi sono alle viste nuove sostanze di origine genetica, realizzate con tecnica ricombinante in grado di mettere alla prova i test più evoluti. </p><p>Ma per contrastare il fenomeno ci si muove con la lentezza di un bradipo. Intanto una domanda: il doping nel calcio c`è? C`è, lo ammettono i massimi dirigenti; ma gli attuali controlli, fatti nella stragrande maggioranza dopo le gare, non riescono ad incrociare la realtà del fenomeno. Dunque sono inutili. Il doping nel calcio non sarà `organizzato` a livello societario, come sostiene il dottor Pino Capua, grande esperto e responsabile del settore antidoping della Figc, ma lo stesso medico azzurro deve ammettere (e ammette pubblicamente in un`intervista a Rete Sole ) che i ritmi asfissianti di gara (una partita ogni tre giorni mediamente e a intensità notevole), nonché gli infortuni (il calcio è sport di contrasto) possono essere una forte spinta verso la farmacia proibita. Individuale o di squadra, però, se il doping c`è, positività dell`ordine dello 0 virgola qualcosa per cento (quelle del calcio nostrano) non fotografano la verità di un movimento che nel 2011 superava il milione di tesserati (4 positivi: 3 per cannabis, le famigerate `canne` e 1 per cocaina, droga spesso solo voluttuaria). E, se questo è vero, ci si domanda perché ci si ostini a mettere in piedi programmi onerosi e tutto sommato inutili. Per il 2013 la Figc prevede qualcosa come 2.804 controlli per una spesa di 1,5 milioni di euro. Ma si tratta nella totalità di test post gara, peraltro concentrati nelle fasce superiori, dedicando scarsissima attenzione a quelle giovanili, dove invece la tentazione è più facile (meno controlli) e l`ambizione di arrivare spesso è cattiva consigliera. Ed è semplicemente illusorio pensare che oggi una squadra professionistica, magari con tanto di `lab` dedicato ai calciatori, rischi qualcosa in gara. La prova? Basta vedere la `qualità` delle positività accertate. Dopo l`ondata di nandrolone dei primi anni 2000, gli anabolizzanti sono pressoché scomparsi. Eppure servono eccome per il recupero, specie se si deve affrontare un match tre volte la settimana. Dunque poco meno di 2.100 controlli, su 941 gare, per il 2013. Sorvolando sul fatto che sono molto meno dei 4.975 del 2010 (il doping cresce e si evolve e i controlli diminuiscono?) si tratta di cifre che non dicono un alcunché se raffrontate alla mole delle gare di una stagione. Controllate poco meno di 1000 competizioni su 588.770, (cifre della stagione 2009-2010 secondo l`ultimo censimento Figc, n.d.r.); ovvero lo 0,85%. Con positività ridicole: lo 0,12%. Questa assoluta inadeguatezza adesso dovrebbe spingere d`urgenza a migliorare il `sistema`. Ma ci si muove con la lentezza della tartaruga. E soprattutto ipotizzando procedure che non servono affatto a creare un `passaporto biologico` affidabile. Si dovrebbe cominciare con la nazionale, partendo da test fatti in ritiro. Test, dunque, ben programmati e per nulla a sorpresa. Perciò presumibilmente inefficaci a cogliere eventuali magagne. L`elemento sorpresa nel doping è uno dei fattori fondamentali. Per questo da anni, ormai, la stessa Wada, l`agenzia mondiale antidoping, raccomanda che siano la maggioranza. E invece da noi accade esattamente il contrario: si continua a spendere inutilmente per test post-gara che al di là di un blando effetto deterrente, non hanno altro. Serve la sorpresa, non il test pianificato. I ciclisti e gli atleti delle altre discipline che hanno accettato il `passaporto` sono obbligati ad una reperibilità quotidiana attraverso un sofisticato programma informatico (Adams). Questo strumento è imprescindibile per creare un passaporto individuale credibile. Ogni altra soluzione sarà solo un inutile pannicello caldo.</p><p></p><p>Vorrei aggiungere una mia considerazione , nel calcio sarebbe molto più facile un controllo a sorpresa , visto che l'allenamento è sempre collegiale , e sarebbe attuabile semplicemente presentandosi al campo di allenamento.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="CLICK17, post: 4069156, member: 11372"] Ho inserito questo articolo tratto da sportpro , dal titolo Passaporto biologico , il calcio fa melina ? Il calcio sta pensando al cosiddetto `passaporto biologico`. Una sorta di carnet che registra i test ematici, campionati preferibilmente a sorpresa, in modo da stabilire la `fotografia` dei valori individuali; consentire di determinare la forbice della variabilità soggettiva (in più o in meno); ed eventualmente fermare l`atleta che va oltre questi limiti. All`alba del 2013 `sua maestà` il calcio prende vagamente in considerazione l`idea di seguire la strada di altre 25 discipline che hanno riconosciuto - dati scientifici alla mano - come il passaporto biologico sia uno strumento fondamentale e insostituibile per evitare la fitta schiera di furbi e furbetti che per anni ha aggirato o eluso i controlli. Il prossimo 7 marzo il consiglio federale della Federcalcio prenderà visione dell`ipotesi di istituire una sorta di passaporto biologico per i propri tesserati. Si comincerà con il mettere sotto controllo prima di tutto gli atleti del giro della Nazionale per poi eventualmente allargare alle altre categorie. Ma al momento siamo ancora alla dichiarazione di intenti. E quanto questo fatto strida con il doping sempre più raffinato e facilmente occultabile dei nostri giorni (specie se si hanno danarose strutture mediche di supporto) è subito evidente. Siamo al doping genetico e ancora si discute se e come sottoporre i calciatori ad un monitoraggio riconosciuto in tutto il mondo come unica arma contro il dilagare della farmacia proibita. Nonché strumento fondamentale per la tutela della salute anche nello sport super professionistico e miliardario del pallone. La scienza aggiorna quotidianamente il proprio sapere per l`inarrestabile (e giusta) ricerca verso sostanze o pratiche che risolvano i principali problemi di salute pubblica. E il doping è sempre dietro l`angolo. Pronto a sfruttare quegli aspetti collaterali delle nuove sostanze (pratiche) che possono consentire di migliorare la prestazione o di recuperare prima e meglio le fatiche di ogni disciplina. Ne è esempio probante la famigerata eritropoietina, l`ormone che è addirittura un salvavita (per i malati di reni e di tumore), ma le cui capacità di stimolare la produzione dei globuli rossi del sangue, dunque di trasportare più ossigeno, hanno nell`ultimo ventennio sconvolto i risultati di tantissime discipline, specie quelle di resistenza. In questo il doping è velocissimo: gli atleti sono spesso le cavie migliori. Pronti come sono ad assumere addirittura prodotti la cui sperimentazione non è ancora conclusa. Con tutto quel che ne consegue. Anni fa un ciclista rischiò di morire per aver assunto Pfc (perfluorocarburo), un prodotto per ossigenare il sangue ancora in fase sperimentale. Oggi sono alle viste nuove sostanze di origine genetica, realizzate con tecnica ricombinante in grado di mettere alla prova i test più evoluti. Ma per contrastare il fenomeno ci si muove con la lentezza di un bradipo. Intanto una domanda: il doping nel calcio c`è? C`è, lo ammettono i massimi dirigenti; ma gli attuali controlli, fatti nella stragrande maggioranza dopo le gare, non riescono ad incrociare la realtà del fenomeno. Dunque sono inutili. Il doping nel calcio non sarà `organizzato` a livello societario, come sostiene il dottor Pino Capua, grande esperto e responsabile del settore antidoping della Figc, ma lo stesso medico azzurro deve ammettere (e ammette pubblicamente in un`intervista a Rete Sole ) che i ritmi asfissianti di gara (una partita ogni tre giorni mediamente e a intensità notevole), nonché gli infortuni (il calcio è sport di contrasto) possono essere una forte spinta verso la farmacia proibita. Individuale o di squadra, però, se il doping c`è, positività dell`ordine dello 0 virgola qualcosa per cento (quelle del calcio nostrano) non fotografano la verità di un movimento che nel 2011 superava il milione di tesserati (4 positivi: 3 per cannabis, le famigerate `canne` e 1 per cocaina, droga spesso solo voluttuaria). E, se questo è vero, ci si domanda perché ci si ostini a mettere in piedi programmi onerosi e tutto sommato inutili. Per il 2013 la Figc prevede qualcosa come 2.804 controlli per una spesa di 1,5 milioni di euro. Ma si tratta nella totalità di test post gara, peraltro concentrati nelle fasce superiori, dedicando scarsissima attenzione a quelle giovanili, dove invece la tentazione è più facile (meno controlli) e l`ambizione di arrivare spesso è cattiva consigliera. Ed è semplicemente illusorio pensare che oggi una squadra professionistica, magari con tanto di `lab` dedicato ai calciatori, rischi qualcosa in gara. La prova? Basta vedere la `qualità` delle positività accertate. Dopo l`ondata di nandrolone dei primi anni 2000, gli anabolizzanti sono pressoché scomparsi. Eppure servono eccome per il recupero, specie se si deve affrontare un match tre volte la settimana. Dunque poco meno di 2.100 controlli, su 941 gare, per il 2013. Sorvolando sul fatto che sono molto meno dei 4.975 del 2010 (il doping cresce e si evolve e i controlli diminuiscono?) si tratta di cifre che non dicono un alcunché se raffrontate alla mole delle gare di una stagione. Controllate poco meno di 1000 competizioni su 588.770, (cifre della stagione 2009-2010 secondo l`ultimo censimento Figc, n.d.r.); ovvero lo 0,85%. Con positività ridicole: lo 0,12%. Questa assoluta inadeguatezza adesso dovrebbe spingere d`urgenza a migliorare il `sistema`. Ma ci si muove con la lentezza della tartaruga. E soprattutto ipotizzando procedure che non servono affatto a creare un `passaporto biologico` affidabile. Si dovrebbe cominciare con la nazionale, partendo da test fatti in ritiro. Test, dunque, ben programmati e per nulla a sorpresa. Perciò presumibilmente inefficaci a cogliere eventuali magagne. L`elemento sorpresa nel doping è uno dei fattori fondamentali. Per questo da anni, ormai, la stessa Wada, l`agenzia mondiale antidoping, raccomanda che siano la maggioranza. E invece da noi accade esattamente il contrario: si continua a spendere inutilmente per test post-gara che al di là di un blando effetto deterrente, non hanno altro. Serve la sorpresa, non il test pianificato. I ciclisti e gli atleti delle altre discipline che hanno accettato il `passaporto` sono obbligati ad una reperibilità quotidiana attraverso un sofisticato programma informatico (Adams). Questo strumento è imprescindibile per creare un passaporto individuale credibile. Ogni altra soluzione sarà solo un inutile pannicello caldo. Vorrei aggiungere una mia considerazione , nel calcio sarebbe molto più facile un controllo a sorpresa , visto che l'allenamento è sempre collegiale , e sarebbe attuabile semplicemente presentandosi al campo di allenamento. [/QUOTE]
Riporta citazioni...
Verifica Anti SPAM
Invia risposta
Home
Forum
Gare
Professionisti
Osservatorio doping
Doping in altri sport
Alto
Basso