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<blockquote data-quote="Travis Tygart Fan" data-source="post: 4584832" data-attributes="member: 52940"><p><strong><a href="http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2014/01/09/caso-acerbi-come-lantidoping-puo-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/" target="_blank">Caso Acerbi: come l&#8217;antidoping può diventare strumento di tutela della salute</a></strong></p><p> </p><p style="text-align: left">Un certo tipo di antidoping, quello fondato sul monitoraggio periodico di alcuni parametri fondamentali dell&#8217;atleta, può diventare un&#8217;arma importantissima anche per la tutela della salute più in generale. Lo dimostra il recentissimo caso del calciatore Francesco Acerbi. Il giocatore del Sassuolo è stato completamente scagionato dal TNA, il Tribunale nazionale antidoping del Coni, dopo la positività alla gonadotropina corionica perché la sostanza incriminata (un ormone estrogeno prodotto dalle donne in stato di gravidanza), rinvenuta nelle sue urine risulta essere anche un &#8220;marker&#8221; di talune malattie tumorali. Circostanza, purtroppo, confermata per il difensore della società modenese. Acerbi ha voluto allontanare da sè ogni sospetto, ottenendo anche la revoca della &#8220;sospensione cautelare&#8221; che scatta in automatico quando viene rilevata una positività. L&#8217;avvocato del calciatore, Mattia Grassani, ha ottenuto che fosse cancellato anche quell&#8217;atto (la sospensione). Niente doping, solo un grave problema di salute. Ma non è l&#8217;aspetto delle regole &#8211; qui perfettamente applicate &#8211; che interessa. Se proviamo a guardare la notizia da un altro punto di vista possiamo trarre un segnale importante da tutta la vicenda. E cioè che l&#8217;antidoping, in questo caso ha funzionato anche da strumento a tutela della salute. Il fatto che il test consenta di rilevare anche dal semplice esame delle urine tale sostanza (la gonadotropina), trasforma l&#8217;analisi antidoping in un potente strumento di indagine. Acerbi sapeva già dei suoi problemi di salute e ha potuto dimostrare come la positività derivasse proprio da questi. Ma l&#8217;accertamento della presenza di determinate sostanze &#8211; magari vietate per doping &#8211; nel fisico dell&#8217;atleta può costituire un importante allarme anche in chiave di prevenzione di talune patologie. E in questo quadro il cosiddetto &#8220;passaporto biologico&#8221;, che funziona sul monitoraggio a scadenze regolari di determinati parametri dell&#8217;atleta (ematici e, da questa stagione anche ormonali), assume anche il ruolo di importante strumento a tutela della salute. Uno strumento che il Ministero deputato dovrebbe propagandare e allargare il più possibile, magari solo su alcuni parametri fondamentali, per ridurre i costi. Adattandolo alle necessità attuali. Per esempio, il monitoraggio potrebbe essere utilissimo per contrastare e limitare i danni del doping diffuso fra i culturisti nelle palestre. Basterebbe stabilire dei test di ingresso e a cadenze regolari per poter eccedere all&#8217;attività e vietare la pratica a chi presenta parametri fisiologici non regolari. Operazione che si può fare proprio attraverso un monitoraggio regolare &#8211; dicono gli esperti &#8211; di parametri come la colesterolemia, l&#8217;esame degli ormoni ipofisari, dei valori ematici fondamentali, ecc. Il doping ha anche costi elevatissimi per la comunità in termini di assistenza sanitaria. Quando l&#8217;abuso della famigerata eritropoietina esogena, l&#8217;ormone più diffuso negli ultimi decenni assunto per migliorare le prestazioni, &#8220;brucia&#8221; i reni non ci sono che due soluzioni: la dialisi o il trapianto. Entrambe con costi enormi per la sanità pubblica. Identico discorso per gli anabolizzanti e gli stimolanti che danneggiano &#8211; spesso irrimediabilmente &#8211; il cuore. In Italia non esiste più la medicina scolastica e neppure la visita di leva, due istituzioni che avevano nel passato un importante ruolo di indagine e prevenzione. Oggi c&#8217;è lo sport che, sulla traccia di quella mai abbastanza apprezzata campagna &#8220;Io non rischio la salute&#8221; che lanciò il Coni anni addietro (per poi frenare inspiegabilmente), sta seguendo la pista del monitoraggio. Una traccia da non perdere perché va al di là del semplice aspetto etico del rispetto delle regole sportive.</p> <p style="text-align: left"></p> <p style="text-align: left"><a href="http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2014/01/09/caso-acerbi-come-lantidoping-puo-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/" target="_blank">http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2014/01/09/caso-acerbi-come-lantidoping-puo-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/</a></p> <p style="text-align: left"></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Travis Tygart Fan, post: 4584832, member: 52940"] [B][URL="http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2014/01/09/caso-acerbi-come-lantidoping-puo-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/"]Caso Acerbi: come l’antidoping può diventare strumento di tutela della salute[/URL][/B] [LEFT]Un certo tipo di antidoping, quello fondato sul monitoraggio periodico di alcuni parametri fondamentali dell’atleta, può diventare un’arma importantissima anche per la tutela della salute più in generale. Lo dimostra il recentissimo caso del calciatore Francesco Acerbi. Il giocatore del Sassuolo è stato completamente scagionato dal TNA, il Tribunale nazionale antidoping del Coni, dopo la positività alla gonadotropina corionica perché la sostanza incriminata (un ormone estrogeno prodotto dalle donne in stato di gravidanza), rinvenuta nelle sue urine risulta essere anche un “marker” di talune malattie tumorali. Circostanza, purtroppo, confermata per il difensore della società modenese. Acerbi ha voluto allontanare da sè ogni sospetto, ottenendo anche la revoca della “sospensione cautelare” che scatta in automatico quando viene rilevata una positività. L’avvocato del calciatore, Mattia Grassani, ha ottenuto che fosse cancellato anche quell’atto (la sospensione). Niente doping, solo un grave problema di salute. Ma non è l’aspetto delle regole – qui perfettamente applicate – che interessa. Se proviamo a guardare la notizia da un altro punto di vista possiamo trarre un segnale importante da tutta la vicenda. E cioè che l’antidoping, in questo caso ha funzionato anche da strumento a tutela della salute. Il fatto che il test consenta di rilevare anche dal semplice esame delle urine tale sostanza (la gonadotropina), trasforma l’analisi antidoping in un potente strumento di indagine. Acerbi sapeva già dei suoi problemi di salute e ha potuto dimostrare come la positività derivasse proprio da questi. Ma l’accertamento della presenza di determinate sostanze – magari vietate per doping – nel fisico dell’atleta può costituire un importante allarme anche in chiave di prevenzione di talune patologie. E in questo quadro il cosiddetto “passaporto biologico”, che funziona sul monitoraggio a scadenze regolari di determinati parametri dell’atleta (ematici e, da questa stagione anche ormonali), assume anche il ruolo di importante strumento a tutela della salute. Uno strumento che il Ministero deputato dovrebbe propagandare e allargare il più possibile, magari solo su alcuni parametri fondamentali, per ridurre i costi. Adattandolo alle necessità attuali. Per esempio, il monitoraggio potrebbe essere utilissimo per contrastare e limitare i danni del doping diffuso fra i culturisti nelle palestre. Basterebbe stabilire dei test di ingresso e a cadenze regolari per poter eccedere all’attività e vietare la pratica a chi presenta parametri fisiologici non regolari. Operazione che si può fare proprio attraverso un monitoraggio regolare – dicono gli esperti – di parametri come la colesterolemia, l’esame degli ormoni ipofisari, dei valori ematici fondamentali, ecc. Il doping ha anche costi elevatissimi per la comunità in termini di assistenza sanitaria. Quando l’abuso della famigerata eritropoietina esogena, l’ormone più diffuso negli ultimi decenni assunto per migliorare le prestazioni, “brucia” i reni non ci sono che due soluzioni: la dialisi o il trapianto. Entrambe con costi enormi per la sanità pubblica. Identico discorso per gli anabolizzanti e gli stimolanti che danneggiano – spesso irrimediabilmente – il cuore. In Italia non esiste più la medicina scolastica e neppure la visita di leva, due istituzioni che avevano nel passato un importante ruolo di indagine e prevenzione. Oggi c’è lo sport che, sulla traccia di quella mai abbastanza apprezzata campagna “Io non rischio la salute” che lanciò il Coni anni addietro (per poi frenare inspiegabilmente), sta seguendo la pista del monitoraggio. Una traccia da non perdere perché va al di là del semplice aspetto etico del rispetto delle regole sportive. [URL]http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2014/01/09/caso-acerbi-come-lantidoping-puo-diventare-strumento-di-tutela-della-salute/[/URL] [/LEFT] [/QUOTE]
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