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Esasperazione Granfondo
Testo
<blockquote data-quote="Gamba_tri" data-source="post: 6413557" data-attributes="member: 2574"><p>Un mio conoscente giocava in terza categoria a trent'anni, con lauto rimborso spese, dopo aver giocato in serie A a sedici perchè incapace di gestirsi, non so se gli avversari si lamentassero, ma era considerato un decaduto, tu come lo definiresti?</p><p></p><p>Esistono le gare in circuito con due diverse categorie per gli amatori su distanze più allenabili per chi lavora, non a caso le Granfondo dovrebbero essere per definizione di almeno 200km, ma arrivano a stento ai 150 per accontentare tutti, le mediofondo sono ormai gare in linea, lo spirito originale non esiste più da tempo. Le granfondo nascono come sfida con se stessi sul fondo, seguo la Sanremo amatoriale dalla fine degli anni settanta, non contro gli altri. La linea si sta spostando sulle randonnè, fino a quando non arriveranno i riflettori delle telecamere.</p><p></p><p>Citate spesso il triathlon o il ciclismo a classi americano, britannico, australiano (che si basano soprattutto su criterium e cronometro), ma li i professionisti, veri, partecipano e gli altri partecipanti ne sono contenti perchè sono volti conosciuti e aumentano il prestigio della gara, ma rispettano le regole di tutti, ovvero niente assistenza esterna. E per avere accesso ai premi in denaro debbono avere una licenza da professionista, molto più cara di quella amatoriale. Stesso discorso per le maratone, nessuno si scandalizza per i pro a New York, anzi. </p><p>Ritorno al punto principale e ti ribalto la questione, come già detto, se alle Granfondo partecipassero veri professionisti Continental ed Elite senza contratto, pensi che questi amatori sarebbero contrenti del fatto? Se sono solo alla ricerca di agonismo dovrebberlo esserlo, avrerebbero un vero termine di paragone, come lo è per l'amatore che corre sul ponte di Verrazzano il keniano da due ore sulla maratona.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Gamba_tri, post: 6413557, member: 2574"] Un mio conoscente giocava in terza categoria a trent'anni, con lauto rimborso spese, dopo aver giocato in serie A a sedici perchè incapace di gestirsi, non so se gli avversari si lamentassero, ma era considerato un decaduto, tu come lo definiresti? Esistono le gare in circuito con due diverse categorie per gli amatori su distanze più allenabili per chi lavora, non a caso le Granfondo dovrebbero essere per definizione di almeno 200km, ma arrivano a stento ai 150 per accontentare tutti, le mediofondo sono ormai gare in linea, lo spirito originale non esiste più da tempo. Le granfondo nascono come sfida con se stessi sul fondo, seguo la Sanremo amatoriale dalla fine degli anni settanta, non contro gli altri. La linea si sta spostando sulle randonnè, fino a quando non arriveranno i riflettori delle telecamere. Citate spesso il triathlon o il ciclismo a classi americano, britannico, australiano (che si basano soprattutto su criterium e cronometro), ma li i professionisti, veri, partecipano e gli altri partecipanti ne sono contenti perchè sono volti conosciuti e aumentano il prestigio della gara, ma rispettano le regole di tutti, ovvero niente assistenza esterna. E per avere accesso ai premi in denaro debbono avere una licenza da professionista, molto più cara di quella amatoriale. Stesso discorso per le maratone, nessuno si scandalizza per i pro a New York, anzi. Ritorno al punto principale e ti ribalto la questione, come già detto, se alle Granfondo partecipassero veri professionisti Continental ed Elite senza contratto, pensi che questi amatori sarebbero contrenti del fatto? Se sono solo alla ricerca di agonismo dovrebberlo esserlo, avrerebbero un vero termine di paragone, come lo è per l'amatore che corre sul ponte di Verrazzano il keniano da due ore sulla maratona. [/QUOTE]
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