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<blockquote data-quote="o.simo" data-source="post: 2982962" data-attributes="member: 6637"><p>Vado leggermente OT e dico la mia sul fenomeno dei "precari" della bici in generale, dato che penso di conoscere abbastanza bene il problema e soprattutto diversi protagonisti:</p><p>- Quello che dice Cavallini riguardo gli ex pro che a 25-26 anni, ma a volte di più, fanno le GF con la speranza di tornare nel mondo dei professionisti lo condivido solo in parte, sinceramente questi corridori dovrebbero aver capito che il mondo delle professional/continental non è certo un mondo che merita di essere inseguito, soprattutto a quell'età, anzi spesso il fare le GF diventa per loro un problema in quanto per primeggiare nei lunghi finisce per essere un lavoro che purtroppo ritarda ancora di più il loro ingresso nel mondo del lavoro (quello vero però). Questo problema ha radici più profonde, io ero uno dei pochissimi under23 che studiavo all'università (di iscritti ce ne sono, frequentanti e in pari quasi zero) gli altri passavano le loro giornate tra bici e videogiochi, non prevedendo la possibilità di un futuro diverso dalla bici.</p><p>- La presenza di alcuni ex professionisti sicuramente ha alzato enormemente il livello delle GF, e come effetto collaterale ha fatto si che molti, che professionisti non lo sono mai stati, hanno aumentato decisamente l'uso di sostanze proibite, questo proprio per competere con questi ex professionisti, categoria quest'ultima che sicuramente non è esente da problemi di doping </p><p>- Trovo sbagliata infine l'equiparazione tra ex-professionisti ed ex-dilettanti, almeno per due motivi. Innanzitutto questi ultimi in diversi casi (non nel mio) hanno appena assaggiato la categoria e pedalando pressappoco come discreti amatori, nulla di più, dal momento che se un ragazzo vuole correre non ha problemi a trovare una squadra under23, la selezione naturale per merito avviene successivamente. In secondo luogo c'è una differenza, anche giuridica, tra chi fa il ciclista per lavoro (il professionista appunto) e chi solo perchè questo in futuro possa magari diventare il proprio lavoro, io sinceramente mi sono sempre sentito studente più che corridore, se invece fossi riuscito a passare professionista, sebbene sicuramente non avrei abbandonato l'univesità, avrei in parte capovolto la prospettiva.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="o.simo, post: 2982962, member: 6637"] Vado leggermente OT e dico la mia sul fenomeno dei "precari" della bici in generale, dato che penso di conoscere abbastanza bene il problema e soprattutto diversi protagonisti: - Quello che dice Cavallini riguardo gli ex pro che a 25-26 anni, ma a volte di più, fanno le GF con la speranza di tornare nel mondo dei professionisti lo condivido solo in parte, sinceramente questi corridori dovrebbero aver capito che il mondo delle professional/continental non è certo un mondo che merita di essere inseguito, soprattutto a quell'età, anzi spesso il fare le GF diventa per loro un problema in quanto per primeggiare nei lunghi finisce per essere un lavoro che purtroppo ritarda ancora di più il loro ingresso nel mondo del lavoro (quello vero però). Questo problema ha radici più profonde, io ero uno dei pochissimi under23 che studiavo all'università (di iscritti ce ne sono, frequentanti e in pari quasi zero) gli altri passavano le loro giornate tra bici e videogiochi, non prevedendo la possibilità di un futuro diverso dalla bici. - La presenza di alcuni ex professionisti sicuramente ha alzato enormemente il livello delle GF, e come effetto collaterale ha fatto si che molti, che professionisti non lo sono mai stati, hanno aumentato decisamente l'uso di sostanze proibite, questo proprio per competere con questi ex professionisti, categoria quest'ultima che sicuramente non è esente da problemi di doping - Trovo sbagliata infine l'equiparazione tra ex-professionisti ed ex-dilettanti, almeno per due motivi. Innanzitutto questi ultimi in diversi casi (non nel mio) hanno appena assaggiato la categoria e pedalando pressappoco come discreti amatori, nulla di più, dal momento che se un ragazzo vuole correre non ha problemi a trovare una squadra under23, la selezione naturale per merito avviene successivamente. In secondo luogo c'è una differenza, anche giuridica, tra chi fa il ciclista per lavoro (il professionista appunto) e chi solo perchè questo in futuro possa magari diventare il proprio lavoro, io sinceramente mi sono sempre sentito studente più che corridore, se invece fossi riuscito a passare professionista, sebbene sicuramente non avrei abbandonato l'univesità, avrei in parte capovolto la prospettiva. [/QUOTE]
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