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GF PANTANI -Aprica-
Testo
<blockquote data-quote="thevanishinghobo" data-source="post: 798681" data-attributes="member: 2634"><p>In effetti ci sono state delle carenze organizzative, tipo il fatto dell'incrocio con i partecipanti al percorso corto, pericoloso sia per loro sia per chi proseguiva per il medio-lungo; il pulmino dell'organizzazione fermo in mezzo al Gavia (quando poche centinaia di metri più avanti c'era un'insenatura sulla destra dove poteva parcheggiare limatando i danni!); ristori scarsi (alla fine della mia GF ho accompagnato mio padre nuovamente sul S.Cristina e sia all'inizio sia alla fine della salita c'era solo acqua minerale!).</p><p></p><p>Tutto sommato la GF mi è piaciuta. Sono partito parecchio timoroso, con l'intenzione di risparmiami per non subire troppo il mortirolo e soprattutto il S.Cristina che a detta di molti che conosco, diventa più impegnativo del Mortirolo con tutti quei km e dislivello nelle gambe. In griglia trovo Chopper e Giubbe; con farò gran parte del percorso, tutto il Gavia e tutto il tratto Bormio-Mazzo. Sul Gavia incontriamo anche Trimack che rimarrà con noi fino a Mazzo. Giunti a Mazzo preferisco non fermarmi al ristoro ai piedi del Mortirolo (solitamente quando mi fermo ripartire è sempre più dura, vien voglia di fermarsi definitivamente <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_wink.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=";-)" title="Icon Wink ;-)" data-shortname=";-)" />. Come per il Gavia, decido di prendere la salita tranquilla e vedere come si mette verso metà. Fortunatamente le gambe tengono bene e seppur con un ritmo non elevato supero (cercando di aggirare i dondolamenti degli altri partecipanti) parecchie persone già in netta difficoltà. Al ristoro del Mortirolo mi fermo qualche minuto per mangiare della frutta e un panino fatta dalla mamma <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_wink.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=";-)" title="Icon Wink ;-)" data-shortname=";-)" />, riparto per il tratto per me più noioso di tutto il percorso aggregandomi ad un gruppetto che viaggio ad un passo discreto, non troppo pesante per le mie gambe. Quasi tutti all'Aprica decidono di accontentarsi, io e un altro (che alla fine scopro essere altrA) svoltiamo per il lungo. Inizio il S.Cristina con cautela, ma dopo un paio di km sento di aver ancora energie e aumento un poco il ritmo senza esagarare. Tutto sommato non mi è parsa sta gran salita impegnativa, ma forse è perché mi sono tenuto molto sulle precedenti salite. Arrivo nuovamente all'Aprica in 7h33min (real 7h30min). Rimango al risoro sul traguardo in attesa di mio padre, indeciso alla partenza se fermarsi al medio o optare per il lungo. Dopo pochi minuti arrivano anche Chopper e Giubbe; dopo un bel po' arriva mio padre nella corsia del lungo. Pazzo! Decido così di riprendere in mano la bici e scortarlo sul S.Cristina. Anche lui, come me si è tenuto qualche energia di riserva per l'ultima ascesa e nonostante il passo lento, riusce a superare qualche altro ciclista sofferente. In questa seconda ascesa al S.Cristina ne ho davvero viste di tutti i colori, ogni tipo di sofferenza (da chi camminava ormai con le calze buche, a chi si fermava ogni 100m, chi probabilmente aspettava "la scopa"). Al ristoro di fine salita, però, occhi lucidi per tutti, ormai l'impresa era in tasca.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="thevanishinghobo, post: 798681, member: 2634"] In effetti ci sono state delle carenze organizzative, tipo il fatto dell'incrocio con i partecipanti al percorso corto, pericoloso sia per loro sia per chi proseguiva per il medio-lungo; il pulmino dell'organizzazione fermo in mezzo al Gavia (quando poche centinaia di metri più avanti c'era un'insenatura sulla destra dove poteva parcheggiare limatando i danni!); ristori scarsi (alla fine della mia GF ho accompagnato mio padre nuovamente sul S.Cristina e sia all'inizio sia alla fine della salita c'era solo acqua minerale!). Tutto sommato la GF mi è piaciuta. Sono partito parecchio timoroso, con l'intenzione di risparmiami per non subire troppo il mortirolo e soprattutto il S.Cristina che a detta di molti che conosco, diventa più impegnativo del Mortirolo con tutti quei km e dislivello nelle gambe. In griglia trovo Chopper e Giubbe; con farò gran parte del percorso, tutto il Gavia e tutto il tratto Bormio-Mazzo. Sul Gavia incontriamo anche Trimack che rimarrà con noi fino a Mazzo. Giunti a Mazzo preferisco non fermarmi al ristoro ai piedi del Mortirolo (solitamente quando mi fermo ripartire è sempre più dura, vien voglia di fermarsi definitivamente ;-). Come per il Gavia, decido di prendere la salita tranquilla e vedere come si mette verso metà. Fortunatamente le gambe tengono bene e seppur con un ritmo non elevato supero (cercando di aggirare i dondolamenti degli altri partecipanti) parecchie persone già in netta difficoltà. Al ristoro del Mortirolo mi fermo qualche minuto per mangiare della frutta e un panino fatta dalla mamma ;-), riparto per il tratto per me più noioso di tutto il percorso aggregandomi ad un gruppetto che viaggio ad un passo discreto, non troppo pesante per le mie gambe. Quasi tutti all'Aprica decidono di accontentarsi, io e un altro (che alla fine scopro essere altrA) svoltiamo per il lungo. Inizio il S.Cristina con cautela, ma dopo un paio di km sento di aver ancora energie e aumento un poco il ritmo senza esagarare. Tutto sommato non mi è parsa sta gran salita impegnativa, ma forse è perché mi sono tenuto molto sulle precedenti salite. Arrivo nuovamente all'Aprica in 7h33min (real 7h30min). Rimango al risoro sul traguardo in attesa di mio padre, indeciso alla partenza se fermarsi al medio o optare per il lungo. Dopo pochi minuti arrivano anche Chopper e Giubbe; dopo un bel po' arriva mio padre nella corsia del lungo. Pazzo! Decido così di riprendere in mano la bici e scortarlo sul S.Cristina. Anche lui, come me si è tenuto qualche energia di riserva per l'ultima ascesa e nonostante il passo lento, riusce a superare qualche altro ciclista sofferente. In questa seconda ascesa al S.Cristina ne ho davvero viste di tutti i colori, ogni tipo di sofferenza (da chi camminava ormai con le calze buche, a chi si fermava ogni 100m, chi probabilmente aspettava "la scopa"). Al ristoro di fine salita, però, occhi lucidi per tutti, ormai l'impresa era in tasca. [/QUOTE]
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