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Giro 101: Froome, cose e Rosa d’altri tempi
Testo
<blockquote data-quote="carmysco" data-source="post: 6167678" data-attributes="member: 29282"><p>Personalmente credo che lo sport professionistico e il ciclismo in particolare non possano prescindere da una "medicalizzazione". Che poi questa trascenda in vere e proprie attività dopanti starà all'etica di atleti, squadre, federazioni. Credo che l'epoca del doping ematico diffuso e super invasivo sia terminato con l'introduzione del passaporto biologico. Ma non si possono ignorare la pratica delle microdosi o delle reinfusioni controllate nei momenti opportuni. Credete che durante gli stages in altura o nei training camp sulle arcinote isole non avvenga nulla di poco lecito? Lo sport professionistico è business e il business porta ingenti quantità di denaro per gli atleti e per tutto l'indotto. Mantenere determinate medie per tre settimane necessita, per lo meno, di un minimo supporto farmaceutico.</p><p>Messo da parte il discorso medico e farmacologico, credo, oggi, si debba porre l'attenzione anche su frodi di tipo meccanico. Con le dovute coperture a livello federale o organizzativo, un utilizzo di motorini elettrici o di ruote con impianti magnetici potrebbero aiutare alcuni corridori anche in tappe di pianura al fine di salvaguardare energie per le decisive tappe finali. Il tutto senza accusare qualcuno di specifico. Le inchieste di tutti questi anni dovrebbero servire ad aprire gli occhi anche dei più scettici.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="carmysco, post: 6167678, member: 29282"] Personalmente credo che lo sport professionistico e il ciclismo in particolare non possano prescindere da una "medicalizzazione". Che poi questa trascenda in vere e proprie attività dopanti starà all'etica di atleti, squadre, federazioni. Credo che l'epoca del doping ematico diffuso e super invasivo sia terminato con l'introduzione del passaporto biologico. Ma non si possono ignorare la pratica delle microdosi o delle reinfusioni controllate nei momenti opportuni. Credete che durante gli stages in altura o nei training camp sulle arcinote isole non avvenga nulla di poco lecito? Lo sport professionistico è business e il business porta ingenti quantità di denaro per gli atleti e per tutto l'indotto. Mantenere determinate medie per tre settimane necessita, per lo meno, di un minimo supporto farmaceutico. Messo da parte il discorso medico e farmacologico, credo, oggi, si debba porre l'attenzione anche su frodi di tipo meccanico. Con le dovute coperture a livello federale o organizzativo, un utilizzo di motorini elettrici o di ruote con impianti magnetici potrebbero aiutare alcuni corridori anche in tappe di pianura al fine di salvaguardare energie per le decisive tappe finali. Il tutto senza accusare qualcuno di specifico. Le inchieste di tutti questi anni dovrebbero servire ad aprire gli occhi anche dei più scettici. [/QUOTE]
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