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"Grandissimi corridori" nel mirino di un'inchiesta
Testo
<blockquote data-quote="carmysco" data-source="post: 6060019" data-attributes="member: 29282"><p>A questo punto fallo il nome di Nibali. Non è che se non lo scrivi non rischi la querela per diffamazione.</p><p>Su certi aspetti posso essere d'accordo con te, nel senso che è bene essere cinici. Forse sarebbe meglio sostenere che, così come concepito oggi, è bene essere realisti e ammettere che lo sport professionistico tutto non si voglia esimere dall'apporto della scienza medica, farmaceutica e ora anche meccanica.</p><p>Però credo sia criminale sostenere sia un doping free sia un parziale e attenuato "doping dal volto umano": a chi spetterebbe decidere chi e quanto dovrebbe vincere? Agli organizzatori? Ai Teams? Alle federazioni? Si cadrebbe nell'inevitabile concessione di vittorie in una logica proporzionale ai budget delle squadre: top teams finanziati milioni di euro si spartirebbero gli eventi più importanti lasciando le briciole a squadre Continental e Professional. Tutto ciò è in assoluto contrasto con i principi della lealtà sportiva e della giustizia nel senso più alto del significato.</p><p>Io sono dell'idea che se ai tempi di Coppi e Bartali i corridori potevano sciropparsi tappe di 300km a suon di anfetamine e bistecche, oggi i corridori possono benissimo correre doping free coi mezzi tecnici odierni, sulle strade ben asfaltate e a medie non esagerate. Chi non ha le qualità e le doti atletiche tali da poter affrontare determinati sforzi può benissimo cambiare mestiere: fare il corridore professionista non è obbligatorio. E non è neppure obbligatorio scalare l'Alpe d'Huez in 39 minuti.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="carmysco, post: 6060019, member: 29282"] A questo punto fallo il nome di Nibali. Non è che se non lo scrivi non rischi la querela per diffamazione. Su certi aspetti posso essere d'accordo con te, nel senso che è bene essere cinici. Forse sarebbe meglio sostenere che, così come concepito oggi, è bene essere realisti e ammettere che lo sport professionistico tutto non si voglia esimere dall'apporto della scienza medica, farmaceutica e ora anche meccanica. Però credo sia criminale sostenere sia un doping free sia un parziale e attenuato "doping dal volto umano": a chi spetterebbe decidere chi e quanto dovrebbe vincere? Agli organizzatori? Ai Teams? Alle federazioni? Si cadrebbe nell'inevitabile concessione di vittorie in una logica proporzionale ai budget delle squadre: top teams finanziati milioni di euro si spartirebbero gli eventi più importanti lasciando le briciole a squadre Continental e Professional. Tutto ciò è in assoluto contrasto con i principi della lealtà sportiva e della giustizia nel senso più alto del significato. Io sono dell'idea che se ai tempi di Coppi e Bartali i corridori potevano sciropparsi tappe di 300km a suon di anfetamine e bistecche, oggi i corridori possono benissimo correre doping free coi mezzi tecnici odierni, sulle strade ben asfaltate e a medie non esagerate. Chi non ha le qualità e le doti atletiche tali da poter affrontare determinati sforzi può benissimo cambiare mestiere: fare il corridore professionista non è obbligatorio. E non è neppure obbligatorio scalare l'Alpe d'Huez in 39 minuti. [/QUOTE]
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