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Il mito del "si dopano tutti uguale". Intervista a Robin Parisotto
Testo
<blockquote data-quote="ilburchiello" data-source="post: 6083056" data-attributes="member: 55609"><p>Non credo che tra i pro ci sia mai stato qualcuno poco dotato, è chiaro che a questi livelli hai già eccellenti basi fisiche, sia genetiche che sviluppate con l'allenamento, una forza mentale fuori dal comune, competenze tecniche e tattiche etc. Ma tra le molte variabili che possono permettere a un corridore di eccellere tra gli altri c'è sicuramente anche il doping, che anche cambiando di poco i valori iniziali, può, pur senza garanzia, fare la differenza tra la vittoria e l'anonimato. Con o senza doping l'uguaglianza è una pura illusione, nasciamo e viviamo in modi differenti, tuttavia col doping si finisce con lo sbilanciare la prestazione sportiva su mezzi esterni e scientifici che alla fine poco hanno a che fare con lo sport. Se lo sport è soprattutto superare i propri limiti, questi limiti devono pur essere concepibili (geni, allenamento, nutrizione etc.), mentre se diventano indefiniti e vaghi (chissà che effetto ha questo o quel farmaco, più farmaci combinati, o quello che ancora non è stato inventato) non generano né soddisfazione personale né soprattutto alcun tipo di coinvolgimento emotivo esterno, ragion per cui, se un atleta può decidere dove fermarsi e ritenersi ancora uno sportivo, è soprattutto il pubblico a non poter accettare l'idea del doping.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ilburchiello, post: 6083056, member: 55609"] Non credo che tra i pro ci sia mai stato qualcuno poco dotato, è chiaro che a questi livelli hai già eccellenti basi fisiche, sia genetiche che sviluppate con l'allenamento, una forza mentale fuori dal comune, competenze tecniche e tattiche etc. Ma tra le molte variabili che possono permettere a un corridore di eccellere tra gli altri c'è sicuramente anche il doping, che anche cambiando di poco i valori iniziali, può, pur senza garanzia, fare la differenza tra la vittoria e l'anonimato. Con o senza doping l'uguaglianza è una pura illusione, nasciamo e viviamo in modi differenti, tuttavia col doping si finisce con lo sbilanciare la prestazione sportiva su mezzi esterni e scientifici che alla fine poco hanno a che fare con lo sport. Se lo sport è soprattutto superare i propri limiti, questi limiti devono pur essere concepibili (geni, allenamento, nutrizione etc.), mentre se diventano indefiniti e vaghi (chissà che effetto ha questo o quel farmaco, più farmaci combinati, o quello che ancora non è stato inventato) non generano né soddisfazione personale né soprattutto alcun tipo di coinvolgimento emotivo esterno, ragion per cui, se un atleta può decidere dove fermarsi e ritenersi ancora uno sportivo, è soprattutto il pubblico a non poter accettare l'idea del doping. [/QUOTE]
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