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Il mito del "si dopano tutti uguale". Intervista a Robin Parisotto
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 6088921" data-attributes="member: 5183"><p>L'asterisco potrebbe esserci a prescindere dal doping. Certa pratica agonistica professionale / di alto livello ha tradizionalmente fatto riferimento a concetti di periodizzazione est europea che hanno criticità: soggetto che si adatta allo schema, e non viceversa; e quindi schema che diventa esso stesso una selezione naturale, piuttosto che ricerca del modo più adatto di sviluppare il singolo talento. Per quanto si possa criticare la recente intervista di Rodchenkov, in questo senso una frase riportata è significativa: "Doping is not because everybody is so bad. Doping begins when harm from their heavy training workload becomes more dangerous than harm from using doping". Il mantenimento di un approccio più tradizionale, basato acriticamente sulla propria esperienza pregressa e meno "moderno", rischia di dare poca rilevanza a questi aspetti.</p><p></p><p>Uno dei fini dichiarati di associazioni come WADA - AMA è la sensibilizzazione di atleti e staff, quindi non penso che metodi evoluti come il passaporto biologico, pur non potendo escludere totalmente certe pratiche (ma comunque limitandone moltissimo le possibilità per merito dell'approccio individuale al problema), puntino a creare un doping libero entro certi limiti. E' ovvio che non si possa pensare, per eliminare un fenomeno in cui ha rilevanza la normalizzazione di un comportamento per esposizione ad un certo ambiente, che sia sufficiente agire tramite imposizione di regole, quindi è necessaria una correzione nel tempo.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 6088921, member: 5183"] L'asterisco potrebbe esserci a prescindere dal doping. Certa pratica agonistica professionale / di alto livello ha tradizionalmente fatto riferimento a concetti di periodizzazione est europea che hanno criticità: soggetto che si adatta allo schema, e non viceversa; e quindi schema che diventa esso stesso una selezione naturale, piuttosto che ricerca del modo più adatto di sviluppare il singolo talento. Per quanto si possa criticare la recente intervista di Rodchenkov, in questo senso una frase riportata è significativa: "Doping is not because everybody is so bad. Doping begins when harm from their heavy training workload becomes more dangerous than harm from using doping". Il mantenimento di un approccio più tradizionale, basato acriticamente sulla propria esperienza pregressa e meno "moderno", rischia di dare poca rilevanza a questi aspetti. Uno dei fini dichiarati di associazioni come WADA - AMA è la sensibilizzazione di atleti e staff, quindi non penso che metodi evoluti come il passaporto biologico, pur non potendo escludere totalmente certe pratiche (ma comunque limitandone moltissimo le possibilità per merito dell'approccio individuale al problema), puntino a creare un doping libero entro certi limiti. E' ovvio che non si possa pensare, per eliminare un fenomeno in cui ha rilevanza la normalizzazione di un comportamento per esposizione ad un certo ambiente, che sia sufficiente agire tramite imposizione di regole, quindi è necessaria una correzione nel tempo. [/QUOTE]
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