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<blockquote data-quote="archmarco" data-source="post: 570367" data-attributes="member: 4043"><p>Lo stile di pedalata </p><p>di Maurizio Coccia </p><p>da La Bicicletta, gennaio 2003 </p><p>Agilità e &#8220;rapportoni&#8221;</p><p>Un altro modo di classificare il modo di pedalare è quello che considera la cosiddetta frequenza di pedalata. Così, c&#8217;è chi è abituato a produrre un elevato numero di &#8220;rpm/m&#8221; (rivoluzioni di pedalata al minuto) e chi, invece, si mantiene su cadenze più basse. Di solito, un valore inferiore alle 70 rpm identifica una pedalata dura, mentre un valore superiore alle 90-95 rpm è riconducibile a esercizi in alta agilità. In genere, riuscire a pedalare ad alte frequenze implica anche una buona dose di elasticità muscolare, che è una qualità molto apprezzata sulle due ruote. I professionisti, ad esempio, riescono a mantenere anche per tratti molto lunghi le 85-90 rpm e, al tempo stesso, a produrre velocità molto sostenute, intorno ai 40-45 km/h. È ciò che capita quando sono in gruppo e anche ciò che riesce a salvargli la gamba sino alle fasi finali della gara. Ma l&#8217;agilità - Armstrong insegna - si è dimostrata arma vincente anche in salita. I migliori scalatori sono tutti molto sciolti e agili e - aggiungiamo - hanno anche un piccolo segreto: la loro sella è posta di solito in posizione più avanzata, che consente loro di avanzare il baricentro. In questo modo, il sistema ciclista-bicicletta affronta meglio tutta quella serie di variazioni angolari che si verificano quando la strada cambia la sua inclinazione. Inoltre, è con questo assetto che si sfrutta meglio tutta la forza del gastrocnemio (il polpaccio), che non a caso appare sempre leggermente sovradimensionato nel fisico dei &#8220;grimpeur&#8221;. Chi, al contrario, utilizza i &#8220;rapportoni&#8221;, ha in genere un assetto di sella più arretrato, per cui sono prima di tutto il quadricipite e il grande gluteo a esprimere il lavoro maggiore e ad essere, per questo, più voluminosi. </p><p></p><p>questo non capisce niente</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="archmarco, post: 570367, member: 4043"] Lo stile di pedalata di Maurizio Coccia da La Bicicletta, gennaio 2003 Agilità e “rapportoni” Un altro modo di classificare il modo di pedalare è quello che considera la cosiddetta frequenza di pedalata. Così, c’è chi è abituato a produrre un elevato numero di “rpm/m” (rivoluzioni di pedalata al minuto) e chi, invece, si mantiene su cadenze più basse. Di solito, un valore inferiore alle 70 rpm identifica una pedalata dura, mentre un valore superiore alle 90-95 rpm è riconducibile a esercizi in alta agilità. In genere, riuscire a pedalare ad alte frequenze implica anche una buona dose di elasticità muscolare, che è una qualità molto apprezzata sulle due ruote. I professionisti, ad esempio, riescono a mantenere anche per tratti molto lunghi le 85-90 rpm e, al tempo stesso, a produrre velocità molto sostenute, intorno ai 40-45 km/h. È ciò che capita quando sono in gruppo e anche ciò che riesce a salvargli la gamba sino alle fasi finali della gara. Ma l’agilità - Armstrong insegna - si è dimostrata arma vincente anche in salita. I migliori scalatori sono tutti molto sciolti e agili e - aggiungiamo - hanno anche un piccolo segreto: la loro sella è posta di solito in posizione più avanzata, che consente loro di avanzare il baricentro. In questo modo, il sistema ciclista-bicicletta affronta meglio tutta quella serie di variazioni angolari che si verificano quando la strada cambia la sua inclinazione. Inoltre, è con questo assetto che si sfrutta meglio tutta la forza del gastrocnemio (il polpaccio), che non a caso appare sempre leggermente sovradimensionato nel fisico dei “grimpeur”. Chi, al contrario, utilizza i “rapportoni”, ha in genere un assetto di sella più arretrato, per cui sono prima di tutto il quadricipite e il grande gluteo a esprimere il lavoro maggiore e ad essere, per questo, più voluminosi. questo non capisce niente [/QUOTE]
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