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Alimentazione e biomeccanica
JFB'07,ecco un biomeccanico veramente bravo
Testo
<blockquote data-quote="giuseppe furno" data-source="post: 6192467" data-attributes="member: 115363"><p>Al traguardo dei 65 mi mancano solo pochi mesi e di Juri, almeno sino a ieri, avevo negli occhi solo il russo Gagarin e l'italiano Chechi. Il fatto è che in vista del traguardo dei 65 ho deciso di tornare in bicicletta. Così a gennaio di quest'anno ho pulito la vecchia Maino d'acciaio e ho ricominciato a pedalare. A maggio sono partito, non ci credevo, eppure 400 chilometri sono riuscito a farli: in 4 giorni, certo, da Roma a Viareggio, strade secondarie (Maremma bellissima) e poca Aurelia (pericolosissima). Allora, con l'entusiasmo d'un quasi sessantacinquenne che respira nuova vita, ho affiancato alla Maino (15kg di bici + 15 di bagaglio) una bici da corsa, leggerissima, comprata usata, pagata poco, ma perfetta. L'ho settata a mio gusto, estetico più che altro, nell'altezza di sella e di manubrio; mi sono comprato scarpe con tacchette e le ho regolate come pensavo meglio, il deficiente. Poi sono andato a pedalare. Mi pareva di volare, d'essere diventato miracolosamente un fortissimo ciclista. Poveretto. E al primo giro impegnativo (sempre per me, naturalmente) è capitato: al settantesimo chilometro, quasi a Viterbo, ho cominciato a non sentire più i piedi e poi le gambe. A Capranica mi sono tolto le scarpe con le tacchette, ho camminato, massaggiato, pizzicato. Nulla. Anestesia completa. Per fortuna la stazione era vicina, ho caricato me, le mie gambe e la mia bella bici sul primo treno regionale e sono rientrato. Vi risparmio la ricerca su Internet delle possibili cause. E vi risparmio pure il giro di telefonate a medici specialisti, amici ciclisti e guaritori indiani. Il succo di tutto quanto è stato quasi unanime: sella nuova, sella ortopedica e allenamento. Sono andato alla Bike Farm, da Maurizio, che la sella buona me l'ha trovata, ma ha anche storto la bocca, contrariato e mi ha detto: secondo me dovresti andare da Juri. E ha pronunciato quel nome con naturalezza, come se dovessi conoscere da sempre Juri. Ma io conoscevo solo Juri Gagarin e Juri Chechi. E' un bravissimo biomeccanico, mi ha spiegato. E che cos'è un biomeccanico? E Maurizio, gentile e paziente, mi ha spiegato anche questo. Mi sono preso il numero di telefono e, sostituita la sella, sono ripartito, questa volta verso Civitavecchia, dimenticando Juri, felice e insensato, attraverso il dedalo di viuzze che imbastiscono la fertile costa laziale. Giunto a Santa Marinella ho cominciato a non sentire più i piedi... E m'è bastato. Per fortuna la stazione era vicina. </p><p>Ho telefonato a Juri e ci sono andato. Ci sono andato in macchina, portando con me la bici, le gambe e l'attrezzatura. E Juri ha radiografato me e la bicicletta, fatto calcoli e preso misure con il laser che crea un gran reticolo di luce rossa e mi ha detto che ero io quello tutto sballato e avevo sballato pure la bicicletta. Alla bici ci ha pensato lui, seduta stante, regolando giusta sella, tacchette, manubrio (poi cambiato) e tutto quel che c'era da regolare. E a me ha consigliato una buona palestra di pilates, tanto allenamento in bicicletta con tanta pianura e qualche, ma proprio qualche, cavalcavia. Ho ricominciato a pedalare, tanta pianura e qualche salitella, ringraziando Juri ad ogni pedalata, superando i cento chilometri senza che piedi e gambe s'addormentassero. Che dirvi d'altro?</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="giuseppe furno, post: 6192467, member: 115363"] Al traguardo dei 65 mi mancano solo pochi mesi e di Juri, almeno sino a ieri, avevo negli occhi solo il russo Gagarin e l'italiano Chechi. Il fatto è che in vista del traguardo dei 65 ho deciso di tornare in bicicletta. Così a gennaio di quest'anno ho pulito la vecchia Maino d'acciaio e ho ricominciato a pedalare. A maggio sono partito, non ci credevo, eppure 400 chilometri sono riuscito a farli: in 4 giorni, certo, da Roma a Viareggio, strade secondarie (Maremma bellissima) e poca Aurelia (pericolosissima). Allora, con l'entusiasmo d'un quasi sessantacinquenne che respira nuova vita, ho affiancato alla Maino (15kg di bici + 15 di bagaglio) una bici da corsa, leggerissima, comprata usata, pagata poco, ma perfetta. L'ho settata a mio gusto, estetico più che altro, nell'altezza di sella e di manubrio; mi sono comprato scarpe con tacchette e le ho regolate come pensavo meglio, il deficiente. Poi sono andato a pedalare. Mi pareva di volare, d'essere diventato miracolosamente un fortissimo ciclista. Poveretto. E al primo giro impegnativo (sempre per me, naturalmente) è capitato: al settantesimo chilometro, quasi a Viterbo, ho cominciato a non sentire più i piedi e poi le gambe. A Capranica mi sono tolto le scarpe con le tacchette, ho camminato, massaggiato, pizzicato. Nulla. Anestesia completa. Per fortuna la stazione era vicina, ho caricato me, le mie gambe e la mia bella bici sul primo treno regionale e sono rientrato. Vi risparmio la ricerca su Internet delle possibili cause. E vi risparmio pure il giro di telefonate a medici specialisti, amici ciclisti e guaritori indiani. Il succo di tutto quanto è stato quasi unanime: sella nuova, sella ortopedica e allenamento. Sono andato alla Bike Farm, da Maurizio, che la sella buona me l'ha trovata, ma ha anche storto la bocca, contrariato e mi ha detto: secondo me dovresti andare da Juri. E ha pronunciato quel nome con naturalezza, come se dovessi conoscere da sempre Juri. Ma io conoscevo solo Juri Gagarin e Juri Chechi. E' un bravissimo biomeccanico, mi ha spiegato. E che cos'è un biomeccanico? E Maurizio, gentile e paziente, mi ha spiegato anche questo. Mi sono preso il numero di telefono e, sostituita la sella, sono ripartito, questa volta verso Civitavecchia, dimenticando Juri, felice e insensato, attraverso il dedalo di viuzze che imbastiscono la fertile costa laziale. Giunto a Santa Marinella ho cominciato a non sentire più i piedi... E m'è bastato. Per fortuna la stazione era vicina. Ho telefonato a Juri e ci sono andato. Ci sono andato in macchina, portando con me la bici, le gambe e l'attrezzatura. E Juri ha radiografato me e la bicicletta, fatto calcoli e preso misure con il laser che crea un gran reticolo di luce rossa e mi ha detto che ero io quello tutto sballato e avevo sballato pure la bicicletta. Alla bici ci ha pensato lui, seduta stante, regolando giusta sella, tacchette, manubrio (poi cambiato) e tutto quel che c'era da regolare. E a me ha consigliato una buona palestra di pilates, tanto allenamento in bicicletta con tanta pianura e qualche, ma proprio qualche, cavalcavia. Ho ricominciato a pedalare, tanta pianura e qualche salitella, ringraziando Juri ad ogni pedalata, superando i cento chilometri senza che piedi e gambe s'addormentassero. Che dirvi d'altro? [/QUOTE]
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