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Alimentazione e biomeccanica
JFB'07,ecco un biomeccanico veramente bravo
Testo
<blockquote data-quote="AndreaMorelli" data-source="post: 935366" data-attributes="member: 6696"><p>Non sono d'accordo. Questo tipo di analisi non è rivolta solo ad atleti come dilettanti o professionisti. Dipende tutto dalle aspettative dell'utente. Uno dei punti fondamentali della filosofia di Mapei Sport è stato quello di poter aprire le possibilità di valutazione una volta rivolte solo agli atleti professionisti anche al ciclista della domenica, l'appassionato. Le conoscenze acquisite durante gli anni di lavoro svolto con i prof. hanno permesso sicuramente di sviluppare un qualcosa che era prettamente orientato al ciclismo inteso come "alto livello". Ma i concetti sono generalizzabili, la qualità delle valutazioni ha permesso uno standard trasferibile direttamente all'utente base che molte volte pensa che siccome è un servizio "top level" si sente sminuito, "non fa per me", "è troppo evoluto", "chissà cosa mi fanno", "tempo perso". Invece credo il contrario. Penso che in questi anni a differenza di altri sport il ciclismo è cresciuto tecnicamente. Materiali, metodologia di allenamento, posizionamento in sella... E' uno sport molto seguito nonostante tutte le vicissitudini che orbitano intorno a questo mondo, perchè è uno sport entusiasmante, pur con tutta la fatica che si fa quando si pedala. Il "rito" del recarsi in negozio oppure girare sui siti dei venditori e studiarsi le soluzioni, le geometrie; andare dal proprio negooziante di fiducia oppure presso un centro che permetta di avere indicazioni sul telaio da acquistare e scegliere il proprio telaio penso sia una delle cose più belle per un ciclista e lo sarà sempre. Potersi "costruire" il proprio mezzo, quello che sarà un compagno dove condividere gioie e fatiche future. Il ciclismo è anche questo.</p><p>Quindi un conto è utilizzare i risultati di alcune valutazioni per indirizzarsi sulla scelta di un telaio (cosa che è possibile fare partendo dalla posizione finale di alcune valutazioni complesse oppure attraverso alcune valutazioni più semplici) ed un conto invece "ottimizzare" la propria posizione in bici. Se i limiti di alcune metodologie di analisi permettono di avere comunque con ottima approssimazione il telaio ottimale, lo stesso non vale per la posizione di sella e manubrio. Con tutte le regolazioni del caso nella moltitudine di attacchi manubrio, canotti reggisella, manubri e quant'altro disponibile riesco ad adattare un telaio a ciò che reputo ottimale (a meno che sono realmente lontano da una misura corretta per il mio soggetto).</p><p>Tutte è sempre in funzione di quanto valuto importante un aspetto rispetto ad un altro. C'è chi preferisce eseguire test di valutazione funzionale e non è interessato alla posizione mentre c'è chi non ha mai fatto un test di massimo consumo di ossigeno ma preferisce controllare la posizione in sella. </p><p><span style="color: black">Una cosa che bisogna dire è che è difficile essere così incisivi sulla prestazione atraverso l'ottimizzazione in sella in uno sport come il ciclismo dove conta comunque il motore (e le caratteristiche genetiche). </span><span style="color: black">Posso avere la specialissima superleggera, avere una posizione perfetta (in tutti i sensi la si voglia definire) ma mi affianca in salita lo sfigato coi pedali a gabbietta e mi stacca senza nemmeno girarsi. Questo vale ancora di più per la bici da strada. Per quello quando si parla di ottimizzazione della posizione bisogna capire realmente cosa intendo ottimizzare. Per un atleta di alto livello potrebbe vole dire fare tutto quello che si può per migliorarare il tempo in una prova da 60secondi e quindi trovare tutte le soluzioni per avere una potenza di picco molto elevata e riuscirla a mantenere per tutta la prova anche se ciò potrebbe voler dire lavorare con angoli articolari che possono mettere in crisi le strutture muscolo tendinee o articolari.... mentre per gli stradisti trovare la posizione in cui ottimizzo altri aspetti; dove per esempio sono sicuro che lavoro in range articolari che minimizzano il carico alle strutture muscolo tendinee... Questo penso sia l'approccio da proporre. Alla fine bisogna ricordare che tra i ciclisti amatori si annoverano soggetti che fanno 3.000km all'anno e soggetti che ne fanno 20.000.... Soggetti che si ritengono posizionati correttamente fino a quando non iniziano ad aumentare le distanze e le intensità di allenamento ed iniziano ad avere problemi.... le variabili in gioco sono molte e le soluzioni possono essere diverse. </span></p><p><span style="color: black">Come spesso ho scritto, metodologie il più scientifico possibili, dati oggettivi, ripetibili e logici. Poi uno è libero di andare dove vuole.</span></p><p> </p><p><span style="color: black">Andrea</span></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="AndreaMorelli, post: 935366, member: 6696"] Non sono d'accordo. Questo tipo di analisi non è rivolta solo ad atleti come dilettanti o professionisti. Dipende tutto dalle aspettative dell'utente. Uno dei punti fondamentali della filosofia di Mapei Sport è stato quello di poter aprire le possibilità di valutazione una volta rivolte solo agli atleti professionisti anche al ciclista della domenica, l'appassionato. Le conoscenze acquisite durante gli anni di lavoro svolto con i prof. hanno permesso sicuramente di sviluppare un qualcosa che era prettamente orientato al ciclismo inteso come "alto livello". Ma i concetti sono generalizzabili, la qualità delle valutazioni ha permesso uno standard trasferibile direttamente all'utente base che molte volte pensa che siccome è un servizio "top level" si sente sminuito, "non fa per me", "è troppo evoluto", "chissà cosa mi fanno", "tempo perso". Invece credo il contrario. Penso che in questi anni a differenza di altri sport il ciclismo è cresciuto tecnicamente. Materiali, metodologia di allenamento, posizionamento in sella... E' uno sport molto seguito nonostante tutte le vicissitudini che orbitano intorno a questo mondo, perchè è uno sport entusiasmante, pur con tutta la fatica che si fa quando si pedala. Il "rito" del recarsi in negozio oppure girare sui siti dei venditori e studiarsi le soluzioni, le geometrie; andare dal proprio negooziante di fiducia oppure presso un centro che permetta di avere indicazioni sul telaio da acquistare e scegliere il proprio telaio penso sia una delle cose più belle per un ciclista e lo sarà sempre. Potersi "costruire" il proprio mezzo, quello che sarà un compagno dove condividere gioie e fatiche future. Il ciclismo è anche questo. Quindi un conto è utilizzare i risultati di alcune valutazioni per indirizzarsi sulla scelta di un telaio (cosa che è possibile fare partendo dalla posizione finale di alcune valutazioni complesse oppure attraverso alcune valutazioni più semplici) ed un conto invece "ottimizzare" la propria posizione in bici. Se i limiti di alcune metodologie di analisi permettono di avere comunque con ottima approssimazione il telaio ottimale, lo stesso non vale per la posizione di sella e manubrio. Con tutte le regolazioni del caso nella moltitudine di attacchi manubrio, canotti reggisella, manubri e quant'altro disponibile riesco ad adattare un telaio a ciò che reputo ottimale (a meno che sono realmente lontano da una misura corretta per il mio soggetto). Tutte è sempre in funzione di quanto valuto importante un aspetto rispetto ad un altro. C'è chi preferisce eseguire test di valutazione funzionale e non è interessato alla posizione mentre c'è chi non ha mai fatto un test di massimo consumo di ossigeno ma preferisce controllare la posizione in sella. [COLOR=black]Una cosa che bisogna dire è che è difficile essere così incisivi sulla prestazione atraverso l'ottimizzazione in sella in uno sport come il ciclismo dove conta comunque il motore (e le caratteristiche genetiche). [/COLOR][COLOR=black]Posso avere la specialissima superleggera, avere una posizione perfetta (in tutti i sensi la si voglia definire) ma mi affianca in salita lo sfigato coi pedali a gabbietta e mi stacca senza nemmeno girarsi. Questo vale ancora di più per la bici da strada. Per quello quando si parla di ottimizzazione della posizione bisogna capire realmente cosa intendo ottimizzare. Per un atleta di alto livello potrebbe vole dire fare tutto quello che si può per migliorarare il tempo in una prova da 60secondi e quindi trovare tutte le soluzioni per avere una potenza di picco molto elevata e riuscirla a mantenere per tutta la prova anche se ciò potrebbe voler dire lavorare con angoli articolari che possono mettere in crisi le strutture muscolo tendinee o articolari.... mentre per gli stradisti trovare la posizione in cui ottimizzo altri aspetti; dove per esempio sono sicuro che lavoro in range articolari che minimizzano il carico alle strutture muscolo tendinee... Questo penso sia l'approccio da proporre. Alla fine bisogna ricordare che tra i ciclisti amatori si annoverano soggetti che fanno 3.000km all'anno e soggetti che ne fanno 20.000.... Soggetti che si ritengono posizionati correttamente fino a quando non iniziano ad aumentare le distanze e le intensità di allenamento ed iniziano ad avere problemi.... le variabili in gioco sono molte e le soluzioni possono essere diverse. [/COLOR] [COLOR=black]Come spesso ho scritto, metodologie il più scientifico possibili, dati oggettivi, ripetibili e logici. Poi uno è libero di andare dove vuole.[/COLOR] [COLOR=black]Andrea[/COLOR] [/QUOTE]
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