Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Menu
Home
Forum
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Novità
Nuovi Messaggi
Nuovi media
Nuovi commenti media
Ultime Attività
Nuove inserzioni nel mercatino
Nuovi commenti nel mercatino
Mercatino
Nuove inserzioni
Nuovi commenti
Latest reviews
Cerca nel mercatino
Feedback
Guarda le statistiche
Training Camp
Pianificazione
MTB
Media
Nuovi media
Nuovi commenti
Cerca media
EBIKE
Accedi
Registrati
Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Menu
Install the app
Installa
Rispondi alla discussione
JavaScript è disabilitato. Per una migliore esperienza di navigazione attivalo nel tuo programma o nella tua app per navigare prima di procedere.
Stai usando un browser molto obsoleto. Puoi incorrere in problemi di visualizzazione di questo e altri siti oltre che in problemi di sicurezza. .
Dovresti aggiornarlo oppure
usarne uno alternativo, moderno e sicuro
.
Home
Forum
Tecnica
Negozi, online shops e altri temi BDC
La Campagnolo delocalizza....
Testo
<blockquote data-quote="dagos" data-source="post: 5109316" data-attributes="member: 56530"><p><em>Vicenza: La Campagnolo venne concepita l&#8217;11 novembre del 1927 al passo Croce d&#8217;Aune vicino a Belluno dalla testa del corridore Tullio Campagnolo per via di una bruciante sconfitta. Campagnolo aveva staccato il resto del gruppo e con soddisfazione si stava avviando al traguardo quando forò una gomma. Quella volta le mani intirizzite dal freddo gli impedirono di svitare la farfalla che vincolava la ruota al telaio e nel frattempo gli avversari gli sfrecciarono accanto. Tullio Campagnolo, garzone nella ferramenta di famiglia, aveva perso la battaglia ma non la guerra e l&#8217;anno successivo si ripresentò con una prima grande scoperta: il bloccaggio rapido, simile a quello che si usa oggi. Questa è stata la prima invenzione di Tullio Campagnolo che non fu mai un grande ciclista, ma divenne un grande inventore. Esattamente ottant&#8217;anni fa, nel 1933, fondò la Campagnolo, prima come azienda artigiana e poi come industria, che ancora oggi si contraddistingue per il piglio geniale delle innovazioni e la voglia di creare soluzioni nuove. L&#8217;azienda, oggi alla seconda generazione, è gestita dal figlio del fondatore, Valentino Campagnolo, ha un fatturato di 121 milioni di euro e 800 dipendenti, la metà occupati nella sede di Vicenza, dove si trovano l&#8217;headquarter, i preziosi uffici di progettazione, ricerca e sviluppo e un&#8217;unità produttiva mentre la restante metà del personale si trova nei due stabilimenti produttivi rumeni, nella sede logistica di Taiwan e nelle 5 filiali</em></p><p><em></em></p><p><em>mondiali. <strong>Circa l&#8217;80% della produzione è destinata all&#8217;export.</strong> «Campagnolo rappresenta non solo la ricerca della perfezione tecnica &#8212; racconta il presidente Valentino Campagnolo &#8212; ma anche la passione, la fatica, la sofferenza, il mito, il passato, il presente ed il futuro del ciclismo, lo sport più bello del mondo » e infatti per continuare ad avere un ruolo importante in un mercato difficile e competitivo la strada è stata parecchio in salita, e comunque costellata da una serie di successi, a partire dall&#8217;invenzione del cambio, un&#8217;altra intuizione del fondatore. I primi ad avere vita facile in salita sono stati Bartali e Coppi che sfruttarono i primissimi modelli di Cambio Corsa e Gran Sport, che si evolsero fino ad arrivare al Super Record del 1973, il prodotto di punta della casa vicentina: «Sulle strade d&#8217;Europa in quegli anni è Eddy Merckx a lasciare il segno, ma sulla bici di ogni ciclista il nuovo Super Record imperversa. E&#8217; stata una stagione d&#8217;oro, perché siamo stati in grado di proporre materiali mai usati prima, un&#8217;affidabilità e una qualità imbattibili». Risolta la questione delle marce, Campagnolo passa a studiare freni, ruote, telai (prima in alluminio, poi in acciaio e infine in fibra di carbonio) per poi tornare al perfezionamento del cambio, fino a realizzarne uno con 11 velocità sia meccanico che elettronico. Un fermento d&#8217;innovazione inarrestabile che coinvolge altri settori come l&#8217;automotive, realizzando ruote in magnesio, e l&#8217;aerospaziale, producendo un componente del modulo lunare per la Nasa. «Al mondo ci sono tre aziende che producono trasmissioni complete per bici. Una è la nostra, l&#8217;altra è Shimano, la terza è l&#8217;americana Sram. Le altre due producono in Oriente e noi siamo gli unici che resistono nel mondo occidentale», racconta Valentino Campagnolo. L&#8217;intero know-how proviene dall&#8217;interno dell&#8217;azienda e questo rappresenta un asset fondamentale per garantire una continua capacità innovativa. Negli ultimi venti anni le ricerche di Campagnolo si sono focalizzate soprattutto sulla creazione di nuovi tecnopolimeri e fibre di carbonio, sofisticati materiali che hanno il vantaggio di essere leggeri e al tempo stesso resistenti, sostituendo gran parte di quel che di acciaio e alluminio esisteva nelle due ruote da strada. (g.r.) Qui sopra, un cambio della Campagnolo. L&#8217;azienda vicentina produce anche cerchi</em></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="dagos, post: 5109316, member: 56530"] [I]Vicenza: La Campagnolo venne concepita l’11 novembre del 1927 al passo Croce d’Aune vicino a Belluno dalla testa del corridore Tullio Campagnolo per via di una bruciante sconfitta. Campagnolo aveva staccato il resto del gruppo e con soddisfazione si stava avviando al traguardo quando forò una gomma. Quella volta le mani intirizzite dal freddo gli impedirono di svitare la farfalla che vincolava la ruota al telaio e nel frattempo gli avversari gli sfrecciarono accanto. Tullio Campagnolo, garzone nella ferramenta di famiglia, aveva perso la battaglia ma non la guerra e l’anno successivo si ripresentò con una prima grande scoperta: il bloccaggio rapido, simile a quello che si usa oggi. Questa è stata la prima invenzione di Tullio Campagnolo che non fu mai un grande ciclista, ma divenne un grande inventore. Esattamente ottant’anni fa, nel 1933, fondò la Campagnolo, prima come azienda artigiana e poi come industria, che ancora oggi si contraddistingue per il piglio geniale delle innovazioni e la voglia di creare soluzioni nuove. L’azienda, oggi alla seconda generazione, è gestita dal figlio del fondatore, Valentino Campagnolo, ha un fatturato di 121 milioni di euro e 800 dipendenti, la metà occupati nella sede di Vicenza, dove si trovano l’headquarter, i preziosi uffici di progettazione, ricerca e sviluppo e un’unità produttiva mentre la restante metà del personale si trova nei due stabilimenti produttivi rumeni, nella sede logistica di Taiwan e nelle 5 filiali mondiali. [B]Circa l’80% della produzione è destinata all’export.[/B] «Campagnolo rappresenta non solo la ricerca della perfezione tecnica — racconta il presidente Valentino Campagnolo — ma anche la passione, la fatica, la sofferenza, il mito, il passato, il presente ed il futuro del ciclismo, lo sport più bello del mondo » e infatti per continuare ad avere un ruolo importante in un mercato difficile e competitivo la strada è stata parecchio in salita, e comunque costellata da una serie di successi, a partire dall’invenzione del cambio, un’altra intuizione del fondatore. I primi ad avere vita facile in salita sono stati Bartali e Coppi che sfruttarono i primissimi modelli di Cambio Corsa e Gran Sport, che si evolsero fino ad arrivare al Super Record del 1973, il prodotto di punta della casa vicentina: «Sulle strade d’Europa in quegli anni è Eddy Merckx a lasciare il segno, ma sulla bici di ogni ciclista il nuovo Super Record imperversa. E’ stata una stagione d’oro, perché siamo stati in grado di proporre materiali mai usati prima, un’affidabilità e una qualità imbattibili». Risolta la questione delle marce, Campagnolo passa a studiare freni, ruote, telai (prima in alluminio, poi in acciaio e infine in fibra di carbonio) per poi tornare al perfezionamento del cambio, fino a realizzarne uno con 11 velocità sia meccanico che elettronico. Un fermento d’innovazione inarrestabile che coinvolge altri settori come l’automotive, realizzando ruote in magnesio, e l’aerospaziale, producendo un componente del modulo lunare per la Nasa. «Al mondo ci sono tre aziende che producono trasmissioni complete per bici. Una è la nostra, l’altra è Shimano, la terza è l’americana Sram. Le altre due producono in Oriente e noi siamo gli unici che resistono nel mondo occidentale», racconta Valentino Campagnolo. L’intero know-how proviene dall’interno dell’azienda e questo rappresenta un asset fondamentale per garantire una continua capacità innovativa. Negli ultimi venti anni le ricerche di Campagnolo si sono focalizzate soprattutto sulla creazione di nuovi tecnopolimeri e fibre di carbonio, sofisticati materiali che hanno il vantaggio di essere leggeri e al tempo stesso resistenti, sostituendo gran parte di quel che di acciaio e alluminio esisteva nelle due ruote da strada. (g.r.) Qui sopra, un cambio della Campagnolo. L’azienda vicentina produce anche cerchi[/I] [/QUOTE]
Riporta citazioni...
Verifica Anti SPAM
Invia risposta
Home
Forum
Tecnica
Negozi, online shops e altri temi BDC
La Campagnolo delocalizza....
Alto
Basso