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La Rai e il Giro (commenti, critiche...)
Testo
<blockquote data-quote="Jello" data-source="post: 5220812" data-attributes="member: 61624"><p>A mio modo di vedere, non è questione di essere iper-tecnicistici ed iper-critici.</p><p>Il fatto è che la RAI non fa un servizio che sia, non dico all'altezza, perché comunque bisogna riconoscerle una grande profusione di mezzi, ma della giusta misura.</p><p>Faccio un esempio. Circa 20 anni fa o poco più, grazie alle gesta di Tomba, lo sci era lo sport più seguito in Italia dopo il calcio: milioni di italiani si sono scoperti sciatori. Ritiratosi Tomba, lo sci è caduto, non dico nel dimenticatoio, ma quasi, ed oggi la federazione ha grossi problemi di budget.</p><p>Io, che sono appassionato, continuo a seguire lo sci, e questo a prescindere dalle vittorie degli italiani. Se vince Paris, certo, sono contento, ma una discesa come quella di Kitzbuhel me la seguo con gusto anche se vince Jansrud. La RAI continua a trasmettere lo sci, e lo fa molto bene, grazie soprattutto a De Chiesa, di gran lunga il miglior commentatore tecnico in RAI, perché sa rivolgersi sia ad un pubblico competente, sia ad un pubblico di neofiti: la giusta via di mezzo. </p><p>Ecco, questa via di mezzo manca in RAI per il ciclismo. Capisco che le trasmissioni che vanno in onda all'ora di pranzo hanno come target un pubblico normalmente non competente, però durante la telecronaca in diretta gradirei maggior professionalità, visto che ci si rivolge sia all'amatore attento ad ogni minimo particolare della bicicletta, sia al telespettatore completamente a digiuno o quasi di ciclismo, che la bicicletta manco l'adopera per andare dal panettiere sotto casa. Trattare tutto il pubblico televisivo partendo dal presupposto che tutti coloro che stanno davanti al televisore siano persone che di ciclismo ne capiscono poco o nulla, non è professionale.</p><p>Il che, ripeto, non autorizza a commettere l'errore opposto: ma non si può sempre giocare sull'aspetto nostalgia, come se il ciclismo fosse ancora quello dei tempi di Coppi e Bartali: a sentire qualche commentatore in RAI, pare che ancora sia quello il ciclismo oggi.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Jello, post: 5220812, member: 61624"] A mio modo di vedere, non è questione di essere iper-tecnicistici ed iper-critici. Il fatto è che la RAI non fa un servizio che sia, non dico all'altezza, perché comunque bisogna riconoscerle una grande profusione di mezzi, ma della giusta misura. Faccio un esempio. Circa 20 anni fa o poco più, grazie alle gesta di Tomba, lo sci era lo sport più seguito in Italia dopo il calcio: milioni di italiani si sono scoperti sciatori. Ritiratosi Tomba, lo sci è caduto, non dico nel dimenticatoio, ma quasi, ed oggi la federazione ha grossi problemi di budget. Io, che sono appassionato, continuo a seguire lo sci, e questo a prescindere dalle vittorie degli italiani. Se vince Paris, certo, sono contento, ma una discesa come quella di Kitzbuhel me la seguo con gusto anche se vince Jansrud. La RAI continua a trasmettere lo sci, e lo fa molto bene, grazie soprattutto a De Chiesa, di gran lunga il miglior commentatore tecnico in RAI, perché sa rivolgersi sia ad un pubblico competente, sia ad un pubblico di neofiti: la giusta via di mezzo. Ecco, questa via di mezzo manca in RAI per il ciclismo. Capisco che le trasmissioni che vanno in onda all'ora di pranzo hanno come target un pubblico normalmente non competente, però durante la telecronaca in diretta gradirei maggior professionalità, visto che ci si rivolge sia all'amatore attento ad ogni minimo particolare della bicicletta, sia al telespettatore completamente a digiuno o quasi di ciclismo, che la bicicletta manco l'adopera per andare dal panettiere sotto casa. Trattare tutto il pubblico televisivo partendo dal presupposto che tutti coloro che stanno davanti al televisore siano persone che di ciclismo ne capiscono poco o nulla, non è professionale. Il che, ripeto, non autorizza a commettere l'errore opposto: ma non si può sempre giocare sull'aspetto nostalgia, come se il ciclismo fosse ancora quello dei tempi di Coppi e Bartali: a sentire qualche commentatore in RAI, pare che ancora sia quello il ciclismo oggi. [/QUOTE]
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