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La Rai e il Giro (commenti, critiche...)
Testo
<blockquote data-quote="Jello" data-source="post: 5233502" data-attributes="member: 61624"><p>Qualche volta, in vacanza in Francia, ho avuto modo di seguire la trasmissione di tappe del Tour su France2.</p><p>Adesso non entro nei particolari, anche perché sono passati alcuni anni, però non c'è proprio confronto: molto, ma molto più professionali.</p><p>In particolare, mi ricordo del giornalista Jean-Paul Olivier, figura storica del giornalismo sportivo francese, purtroppo appena andato in pensione. Facendo i debiti paragoni, è il Beppe Conti d'oltralpe, nel senso che può essere considerato come lo storico delle trasmissioni di ciclismo su France2, così come Conti lo è per la RAI.</p><p>Ebbene, è un confronto impietoso: Olivier ha sempre avuto un modo molto signorile di fare giornalismo, mai polemico, mai al di sopra delle righe, sempre puntuale nei riferimenti e con una narrazione piacevole. E soprattutto, a differenza dell'autarchico Conti, il cui parteggiare per i corridori italiani ha un non so che di Istituto Luce, Olivier ha sempre mostrato una genuina sportività: non ha mai fatto mistero di avere un debole per l'Italia e per il ciclismo italiano, ed in particolare per la figura di Fausto Coppi.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Jello, post: 5233502, member: 61624"] Qualche volta, in vacanza in Francia, ho avuto modo di seguire la trasmissione di tappe del Tour su France2. Adesso non entro nei particolari, anche perché sono passati alcuni anni, però non c'è proprio confronto: molto, ma molto più professionali. In particolare, mi ricordo del giornalista Jean-Paul Olivier, figura storica del giornalismo sportivo francese, purtroppo appena andato in pensione. Facendo i debiti paragoni, è il Beppe Conti d'oltralpe, nel senso che può essere considerato come lo storico delle trasmissioni di ciclismo su France2, così come Conti lo è per la RAI. Ebbene, è un confronto impietoso: Olivier ha sempre avuto un modo molto signorile di fare giornalismo, mai polemico, mai al di sopra delle righe, sempre puntuale nei riferimenti e con una narrazione piacevole. E soprattutto, a differenza dell'autarchico Conti, il cui parteggiare per i corridori italiani ha un non so che di Istituto Luce, Olivier ha sempre mostrato una genuina sportività: non ha mai fatto mistero di avere un debole per l'Italia e per il ciclismo italiano, ed in particolare per la figura di Fausto Coppi. [/QUOTE]
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