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<blockquote data-quote="Alfredo Panzini" data-source="post: 1945693" data-attributes="member: 16430"><p>Esiste un vasto numero di opere ed un altrettanto consistente numero di autori che, anche per una sola volta durante il corso della loro carriera, si sono occupati della bicicletta.</p><p>La comparsa del mezzo meccanico nella letteratura italiana coincide con il passaggio dal XIX° al XX° secolo, quando alcuni poeti e prosatori, cominciano a considerare questo oggetto innovativo, ed ancora esclusivo, degno di attenzione letteraria.</p><p>Oltre alle pedalate aristocratiche dei vari Oriani, Guerrini e Panzini, che hanno fatto della bicicletta una filosofia ed una ragione di vita, si aggiungono letterati, non necessariamente appassionati, nei quali la due ruote compare solo come il "veicolo" (è proprio il caso di dire) di sensazioni, sogni, amori e avventure di vario genere.</p><p>Topòi ed un corredo linguistico e metaforico alquanto smile, tra le varie opere, possono far sospettare l'attinenza ad una linea programmatica. Ma non è così.</p><p>Mai, nessun poeta o prosatore, ha fissato le regole per il connubio tra bicicletta (o ciclismo) e letteratura cosicchè, le frequanti analogie tematiche legate alla due ruote, risultano essere del tutto occasionali.</p><p> </p><p>Il mezzo meccanico è stato cantato come l'oggetto che riporta la giovinezza nell'animo e nel corpo di chi lo usa; il pedalare, l'esercizio tramite il quale si oblìa la dura realtà.</p><p>Grazie alla bicicletta è possibile stabilire un salutare contatto con la natura (le campagne percorse sulla due ruote sono quasi sempre identificate con un'Arcadia incontaminata), la sensazione di leggerezza che si ha scorazzando veloci lontano dal traffico cittadino è tale che il ciclista si sente un Icaro che vola nel cielo o un Orlando sul suo ippogrifo.</p><p>Anche la scorrevolezza, i colori e la lucentezza della bicicletta sono stati fonte d'ispirazione poetica, come pure la simbiosi uomo-macchina espressa tanto nella personificazione del mezzo quanto nella meccanizzazione del pedalatore.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Alfredo Panzini, post: 1945693, member: 16430"] Esiste un vasto numero di opere ed un altrettanto consistente numero di autori che, anche per una sola volta durante il corso della loro carriera, si sono occupati della bicicletta. La comparsa del mezzo meccanico nella letteratura italiana coincide con il passaggio dal XIX° al XX° secolo, quando alcuni poeti e prosatori, cominciano a considerare questo oggetto innovativo, ed ancora esclusivo, degno di attenzione letteraria. Oltre alle pedalate aristocratiche dei vari Oriani, Guerrini e Panzini, che hanno fatto della bicicletta una filosofia ed una ragione di vita, si aggiungono letterati, non necessariamente appassionati, nei quali la due ruote compare solo come il "veicolo" (è proprio il caso di dire) di sensazioni, sogni, amori e avventure di vario genere. Topòi ed un corredo linguistico e metaforico alquanto smile, tra le varie opere, possono far sospettare l'attinenza ad una linea programmatica. Ma non è così. Mai, nessun poeta o prosatore, ha fissato le regole per il connubio tra bicicletta (o ciclismo) e letteratura cosicchè, le frequanti analogie tematiche legate alla due ruote, risultano essere del tutto occasionali. Il mezzo meccanico è stato cantato come l'oggetto che riporta la giovinezza nell'animo e nel corpo di chi lo usa; il pedalare, l'esercizio tramite il quale si oblìa la dura realtà. Grazie alla bicicletta è possibile stabilire un salutare contatto con la natura (le campagne percorse sulla due ruote sono quasi sempre identificate con un'Arcadia incontaminata), la sensazione di leggerezza che si ha scorazzando veloci lontano dal traffico cittadino è tale che il ciclista si sente un Icaro che vola nel cielo o un Orlando sul suo ippogrifo. Anche la scorrevolezza, i colori e la lucentezza della bicicletta sono stati fonte d'ispirazione poetica, come pure la simbiosi uomo-macchina espressa tanto nella personificazione del mezzo quanto nella meccanizzazione del pedalatore. [/QUOTE]
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