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Bici e telai
L'incubo cinese all'assalto della bici Made in Italy
Testo
<blockquote data-quote="oleander" data-source="post: 3098908" data-attributes="member: 4315"><p>Io non posso certo essere tacciato di anticina visto che ultimamente ho venduto le mie bici made in Italy e made in Usa per due cinesi, ma per lavoro sto proprio in questi giorni istruendo presso la UE una pratica antidumping contro la Cina per un settore extra bici.</p><p>Parlo del mio settore e non della bici dove oramai i telai sono tutti fatti la e quindi presumibilmente li sanno fare bene.</p><p>Ebbene, la concorrenza è veramente "sleale".</p><p>Vendono i nostri stressi prodotti, copiando persino le scatole, i font e sostituendo magari una sola lettera al nome e scrivono pure made in Italy.</p><p>I prodotti non sono ancora in grado di reggere il confronto da un punto di vista della qualità con i nostri, ma esteticamente sono uguali.</p><p>IL prezzo è meno della metà ed è dovuto si al costo minore del personale e della materia prima ma anche per gli aiuti statali.</p><p>Pensate che lo stato gli rimborsa circa il 20% dei costi sostenuti.</p><p>Per ora erano riusciti ad entrare solo su mercati "poveri" dove la prima cosa che conta è il prezzo, ma ora grazie ad una ditta Italiana che per guadagnare di più (politica aziendale lecita ma oltremodo rischiosa) un paio di anni fa, ha portato in Cina i macchinari dismessi e cominciato a produrre in loco. </p><p>Bene, stanno incominciando ad imparare a fare le cose per benino.</p><p>Temiamo sia l'inizio della fine. La ditta Italiana in questione è stata rilevata direttamente da loro. I capireparto che erano stati mandati in Cina ad impiantare l'attività rimandati a casa così come in precedenza lo erano stati gli operai.</p><p></p><p>Ebbene credo che nel settore ciclo sia successa anni fa la stessa cosa.</p><p></p><p>Chi fa impresa ha la libertà di fare quello che vuole sia ben chiaro, ma il rischio è proprio questo.</p><p>Io credo che i marchi avrebbero potuto vendere i loro telai come adesso a 2/3000 &#8364; anche se li continuavano a fare in Italia. Avrebbero guadagnato di meno, ma cmq avrebbero guadagnato.</p><p></p><p>Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e gli imprenditori italiani dovrebbero prendersela con se stessi.</p><p>Nel mondo poi ci saranno sempre posti dove produrre costa di meno, e quando la Cina si normalizzerà andranno in Burundi piuttosto che in Sconoscutilandia.</p><p>Dovrebbero solo avere la decenza di non lamentarsi.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="oleander, post: 3098908, member: 4315"] Io non posso certo essere tacciato di anticina visto che ultimamente ho venduto le mie bici made in Italy e made in Usa per due cinesi, ma per lavoro sto proprio in questi giorni istruendo presso la UE una pratica antidumping contro la Cina per un settore extra bici. Parlo del mio settore e non della bici dove oramai i telai sono tutti fatti la e quindi presumibilmente li sanno fare bene. Ebbene, la concorrenza è veramente "sleale". Vendono i nostri stressi prodotti, copiando persino le scatole, i font e sostituendo magari una sola lettera al nome e scrivono pure made in Italy. I prodotti non sono ancora in grado di reggere il confronto da un punto di vista della qualità con i nostri, ma esteticamente sono uguali. IL prezzo è meno della metà ed è dovuto si al costo minore del personale e della materia prima ma anche per gli aiuti statali. Pensate che lo stato gli rimborsa circa il 20% dei costi sostenuti. Per ora erano riusciti ad entrare solo su mercati "poveri" dove la prima cosa che conta è il prezzo, ma ora grazie ad una ditta Italiana che per guadagnare di più (politica aziendale lecita ma oltremodo rischiosa) un paio di anni fa, ha portato in Cina i macchinari dismessi e cominciato a produrre in loco. Bene, stanno incominciando ad imparare a fare le cose per benino. Temiamo sia l'inizio della fine. La ditta Italiana in questione è stata rilevata direttamente da loro. I capireparto che erano stati mandati in Cina ad impiantare l'attività rimandati a casa così come in precedenza lo erano stati gli operai. Ebbene credo che nel settore ciclo sia successa anni fa la stessa cosa. Chi fa impresa ha la libertà di fare quello che vuole sia ben chiaro, ma il rischio è proprio questo. Io credo che i marchi avrebbero potuto vendere i loro telai come adesso a 2/3000 € anche se li continuavano a fare in Italia. Avrebbero guadagnato di meno, ma cmq avrebbero guadagnato. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e gli imprenditori italiani dovrebbero prendersela con se stessi. Nel mondo poi ci saranno sempre posti dove produrre costa di meno, e quando la Cina si normalizzerà andranno in Burundi piuttosto che in Sconoscutilandia. Dovrebbero solo avere la decenza di non lamentarsi. [/QUOTE]
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