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Maratona dles Dolomites 2018
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<blockquote data-quote="faberfortunae" data-source="post: 6191358" data-attributes="member: 38293"><p>Il Pordoi va via così come il Sella, salgo regolare sul primo che scendo invece molto forte, riguadagnando quel che avevo perso nell'amministrarmi in salita, salgo forte il secondo fino all'ingorgo dove dopo aver controllato ad occhio la velocità di smaltimento dell'ingorgo e la ripidità della pendenza da risalire, eventualmente, bici in spalla propendo - da crossista della domenica - per la seconda: avevo fatto un buon Sella in spinta, e mi dispiaceva dover buttare tutto alle ortiche (per rispettare la chronotabella) per un ingorgo. Guadagno il passo e scendo ancora al massimo delle mie possibilità, pedalando costantemente. Controllo il mio rivale sul Garmin che ho impostato ad un media oraria utile al raggiungimento dell'under 7: sono esattamente in pari dopo la terza discesa. Tutto fila a meraviglia. Certo c'è molta gente ma man mano che la giostra del Sella Ronda avanza, la densità diminuisce, gli spazi in discesa aumentano e ci si può fidare a prendere qualche rischio in più (che per i più forti immagino sia l'ordinario modo di andare in discesa..). Ah, la chiusura totale delle strade, il manto stradale quasi perfetto, discese scorrevoli e mai troppo complicate tecnicamente... un Luna Park. L'unica cosa che mi viene da notare è che gli arrivi ai passi sono molto più suggestivi nell'altro senso di marcia. La gara fa il SR in senso orario mentre gli arrivi in vetta, non parlo dei passi, sono molto più suggestivi nel senso opposto.</p><p></p><p>Dopo il Gardena dove mi faccio tirare dai tedesconi sul falso piano prima degli ultimi tornanti, arrivo di nuovo a Corvara dove mi fermo per spogliarmi della Gabba e cambiare le borracce dai miei, una sorta di visita parenti che mi fa perdere qualcosa in termini di tempo ma non mi interessa nulla, e ci mancherebbe altro: noto però un paio di particolari che torneranno utili a spiegare tante cose in seguito che molti di voi capiranno già. La Gabba è inzuppata come se avesse piovuto e una delle due borracce da 500 è oltre la metà...</p><p></p><p>Faccio il secondo Campolongo in perfetto orario (quasi) sulla tabella, scendo verso Livinallongo e di lì, viste le sensazioni ed i risultati parziali, in linea col mio obbiettivo, giro a destra verso Selva di Cadore. Affronto con rispetto il Santa Lucia scendo veloce verso l'attacco del Giau dove non immagino minimamente l'agonia che mi attende... Le prime rampe del Giau sono durette, mi dico, normale che si salga con parsimonia.</p><p></p><p>segue</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="faberfortunae, post: 6191358, member: 38293"] Il Pordoi va via così come il Sella, salgo regolare sul primo che scendo invece molto forte, riguadagnando quel che avevo perso nell'amministrarmi in salita, salgo forte il secondo fino all'ingorgo dove dopo aver controllato ad occhio la velocità di smaltimento dell'ingorgo e la ripidità della pendenza da risalire, eventualmente, bici in spalla propendo - da crossista della domenica - per la seconda: avevo fatto un buon Sella in spinta, e mi dispiaceva dover buttare tutto alle ortiche (per rispettare la chronotabella) per un ingorgo. Guadagno il passo e scendo ancora al massimo delle mie possibilità, pedalando costantemente. Controllo il mio rivale sul Garmin che ho impostato ad un media oraria utile al raggiungimento dell'under 7: sono esattamente in pari dopo la terza discesa. Tutto fila a meraviglia. Certo c'è molta gente ma man mano che la giostra del Sella Ronda avanza, la densità diminuisce, gli spazi in discesa aumentano e ci si può fidare a prendere qualche rischio in più (che per i più forti immagino sia l'ordinario modo di andare in discesa..). Ah, la chiusura totale delle strade, il manto stradale quasi perfetto, discese scorrevoli e mai troppo complicate tecnicamente... un Luna Park. L'unica cosa che mi viene da notare è che gli arrivi ai passi sono molto più suggestivi nell'altro senso di marcia. La gara fa il SR in senso orario mentre gli arrivi in vetta, non parlo dei passi, sono molto più suggestivi nel senso opposto. Dopo il Gardena dove mi faccio tirare dai tedesconi sul falso piano prima degli ultimi tornanti, arrivo di nuovo a Corvara dove mi fermo per spogliarmi della Gabba e cambiare le borracce dai miei, una sorta di visita parenti che mi fa perdere qualcosa in termini di tempo ma non mi interessa nulla, e ci mancherebbe altro: noto però un paio di particolari che torneranno utili a spiegare tante cose in seguito che molti di voi capiranno già. La Gabba è inzuppata come se avesse piovuto e una delle due borracce da 500 è oltre la metà... Faccio il secondo Campolongo in perfetto orario (quasi) sulla tabella, scendo verso Livinallongo e di lì, viste le sensazioni ed i risultati parziali, in linea col mio obbiettivo, giro a destra verso Selva di Cadore. Affronto con rispetto il Santa Lucia scendo veloce verso l'attacco del Giau dove non immagino minimamente l'agonia che mi attende... Le prime rampe del Giau sono durette, mi dico, normale che si salga con parsimonia. segue [/QUOTE]
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