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Maratona dles Dolomites 2018
Testo
<blockquote data-quote="faberfortunae" data-source="post: 6191360" data-attributes="member: 38293"><p>Vedo però che anche volendo la velocità non si muove più dai 6/7 km/h... Cosa sta succedendo? Forse il Garmin è guasto mi dico... no, non è il Garmin ad essere guasto, purtroppo... non vado più.</p><p></p><p>Si spegne la luce all'improvviso. Zero forza. Sono in affanno e sudo copiosamente. Non riesco a calmarmi e concentrarmi.. pian piano mi assale quella sensazione di panico che accompagna i momenti appena precedenti la classica cotta. Ci sono, ci sono in mezzo. Sono nella cotta perfetta, non nella tempesta perfetta, ma nella cotta perfetta. Non riesco a mangiare nulla perchè il gel e le marmellatine ingurgitate fin lì me lo proibiscono avendo annullato ogni appetito. Bevo inizio a bere furiosamente, brutto segno, lo so, ma non riesco a fare nulla: l'acqua scende giù e mi gonfia lo stomaco come una rana. L a sensazione che lascia subito è consolatoria per il palato e per la gola arse da tante generose boccate di aria calda inspirata senza la minima regolarità, ma il peso quando arriva giù nella pancia si sente, eccome. E' un circolo da cui non riesco ad uscire; iniziano a superarmi molti, tantissimi numeri provenienti dalla mia griglia: altro bruttissimo segno. Soprattutto perchè a farlo sono quei tedesconi ed olandesi che tutto diresti furochè abituati alle salite ed ai passi dolomitici... vado sempre più piano, ma non ho forze per reagire. </p><p></p><p>Inizio ad aspettarli, so che tra un po' arriveranno, la giornata nera è appena iniziata e come ogni agonia del ciclista che si rispetti, arriveranno anche loro ad infliggere il colpo di grazia. Sapete già di chi sto parlando, o meglio di cosa: i crampi, malefici crampi. Quei ferocissimi cani, tanto golosi del mio interno coscia (e dire che non sono mica la Rodriguez eh..) arrivano. Inesorabili: dal quarto quinto chilometro del Giau. Provo a scalare un dente e pedalare più duro, per poco svengo dal dolore. La luce è davvero intensa, mi infilo gli occhiali che avevo riposto sul casco per non inondare le lenti con le stille di sudore. Continua ad essere tutto bianco... forse sono già al trapasso mi dico.. No, il peggio deve ancora arrivare. La mazzata arriva dopo aver risolto il primo attacco di crampi, quando mi si schiudono i quattro chilometri finali di <em>quella <u>montagna lì</u></em> (d'ora in poi la chiamerò così, se non vi dispiace). Una processione di ciclisti che cammina silenziosa (non si sente volare una mosca) e che vedo innalzarsi sempre di più sulla parete che si apre di fronte a me.</p><p></p><p>E quando ci arrivo io fin lassù? E quando mai potrei chiuder... nemmeno il tempo di preoccuparmi e deprimermi ulteriormente che arriva la seconda raffica di crampi, che ristabilisce la par condicio. Stavolta è la coscia sinistra. I cani ormai sazi hanno lasciato il posto al branco di pirana. Buon appetito ragazzi. Divertitivi almeno voi, penso. Maledetto me ed il momento in cui dopo 4 ore e rotti di gara ho deciso di girare a destra. O forse avrei dovuto fermarmi proprio a Corvara dopo il Sella Ronda... </p><p></p><p>Insomma vi risparmio tutte le domande che mi sono fatto in quella lunghissima ora e mezza di ascesa al passo. </p><p></p><p>Alla fine arrivo, per arrivare ci arrivo su. Sempre senza mai superare i 6, 7 all'ora e dopo due soste per crampi. Stremato e senza forze. Appoggio la bici al cavalletto mi infilo l'antivento per ripararmi e m'impongo di mettere qualcosa sotto i denti. Mangio a fatica un mezzo panino e tento di ripartire, dopo aver riempito di nuovo le due borracce che avevo svuotato su quella <em><u>montagna lì.</u></em></p><p></p><p>La discesa è bella, c'è poca gente e riesco a ritrovare la concentrazione per scendere decentemente. Le gambe rispondono, provo a forzare all'uscita di qualche tornante per capire se cani e pirana si sono saziati. Pare di si. Un sollievo: la priorità ora è riuscire a tornare a Corvara, Il peggio è alle spalle mi dice un signore che mi aveva visto prima in difficoltà.</p><p></p><p>Mente.</p><p></p><p>Il Falzarego è lungo 10 km, chissà perchè nella mia testa si era radicata l'opinione che fosse solo 6 km e che fosse una salita analoga a quella che si prende da Livinallongo... Ma soprattutto che non fosse una salita così permalosa. </p><p></p><p>Si perchè il forte vento gelido contrario che ha deciso di far soffiare in faccia a tutti quelli che salivano lungo quegli apparentemente semplici drittoni infiniti con pendenza media 3, 4 % può spiegarsi solo per una sua incurabile permalosità, stanco di essere considerato, a torto, un colle quasi estraneo alle difficoltà del lungo. Insomma un complesso di inferiorità mai adeguatamente curato che ieri ha esitato in questa bella vendetta. "Una volta fatto il Giau, sei arrivato" "Ah si?" "Ve lo do io - sei arrivato" deve aver pensato il Falzarego mentre aveva in mano il numero di telefono di Eolo, ovviamente consapevole che anche la toponomastica lo avrebbe aiutato nella sua vendetta (che senso avrebbe altrimenti indicare che il passo si trova non ai meno 4 km, ma ai meno 4.5 km, non ai meno 3 km, ma ai meno 3.5 km... ) </p><p></p><p>E così un'altra settimana l'ho passata sul Falzarego (ma in questa non era compresa la salopette dedicata della Maratona). Ovviamente in buona compagnia di cani e piranha dal momento che sulla <em><u>montagna là</u></em> avevano dimenticato di servirsi il dessert...</p><p></p><p>Eh ma adesso ci arrivo veh a Corvara, oh se ci arrivo. Fosse l'ultima cosa che faccio... mi dico.</p><p></p><p>Dopo la sosta al ristoro del Falzarego ( giusto così, per riempire le solite due borracce) scalo il Valparola che ieri mi sembrava il Mortirolo.</p><p></p><p>E mi lancio, si, mi lancio ormai completamente vuoto verso Corvara. Ad Armentarola vado pian pianino perchè intuisco cosa mi aspetta dopo in rapida successione... il crampiberg (ma a sono già venuti quindi non dovrebbe spaventarmi dato che si son mangiati tutto il quadricipite) ed il muro del gatto...</p><p></p><p>Faccio il primo senza problemi, anzi pedalando pure bene ed arrivo a La Villa dove alla svolta a destra do una rapida occhiata su per vedere il prossimo mistero doloroso.</p><p></p><p>Vedo l'arco gonfiabile e mi dico beh, non mi sembra così duro.. solita retorica da promozione evento mi rispondo. Inizio la salita di buona lena, butto giù tutto quello che ho, ancora un po' e la catena mi esce sul corpetto, fiducioso che passerò indenne il tanto temuto Muro... e chissa mai... </p><p></p><p>Poi però vedo meglio e mi accorgo che molti salgono a piedi e spingono la bici fin sotto un altro gonfiabile, posto poco sopra l'altro. Non è il quanto sopra, ma il "dove sopra". Capisco che lo striscione gonfiabile che avevo visto non era la colma, ma l'inizio dello strappo duro, la cui fine è posta - praticamente in verticale - poco più sopra ed è delimitata dal secondo gonfiabile.</p><p></p><p>Mi vengono i crampi al cervello questa volta. </p><p></p><p>Ma ancora una volta voglio resistere, questa volta per il servizio fotografico che presumo verrà scattato proprio lì. Quello davanti a me urla e strepita come un cavallo imbizzarito, perde l'equilibrio e mette il piede a terra, io mantengo la calma e respirando con tre bocche supero il muro senza fermarmi nonostante la minaccia dei miei commensali di giornata si stesse materializzando di nuovo.</p><p></p><p>Beh in una giornata agonisticamente da dimenticare, almeno una gioia.</p><p></p><p>Riparto per Corvara e quasi a suggellare una giornata di sofferenza epica mi assalgono ancora i crampi sulla via del ritorno, quasi pianeggiante.</p><p></p><p>Roba seria, da costringermi a scendere dalla bici ancora una volta e fermarmi a bordo strada.</p><p></p><p>Risalgo e come un bambino a cui hanno appena staccato le rotelle timidamente arrivo a Corvara senza nemmeno la forza per esultare.</p><p></p><p>Chiudo in 8.19, un tempo altissimo rispetto all'obbiettivo che mi ero fissato, che da subito sento "nemico", ma che poi, man mano che passa la delusione , imparo ad accettare e a ringraziare ugualmente. Ci rido su, ci scherzo con gli amici e coi compagni che si congratulano ugualmente. Va bene così: tra il rimpianto di realizzare un tempo più decente scegliendo un percorso più adatto al mio grado e tipo di allenamento ed essere riuscito a portare a casa il lungo, devo dire la verità, sono ancora combattuto. </p><p></p><p>segue</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="faberfortunae, post: 6191360, member: 38293"] Vedo però che anche volendo la velocità non si muove più dai 6/7 km/h... Cosa sta succedendo? Forse il Garmin è guasto mi dico... no, non è il Garmin ad essere guasto, purtroppo... non vado più. Si spegne la luce all'improvviso. Zero forza. Sono in affanno e sudo copiosamente. Non riesco a calmarmi e concentrarmi.. pian piano mi assale quella sensazione di panico che accompagna i momenti appena precedenti la classica cotta. Ci sono, ci sono in mezzo. Sono nella cotta perfetta, non nella tempesta perfetta, ma nella cotta perfetta. Non riesco a mangiare nulla perchè il gel e le marmellatine ingurgitate fin lì me lo proibiscono avendo annullato ogni appetito. Bevo inizio a bere furiosamente, brutto segno, lo so, ma non riesco a fare nulla: l'acqua scende giù e mi gonfia lo stomaco come una rana. L a sensazione che lascia subito è consolatoria per il palato e per la gola arse da tante generose boccate di aria calda inspirata senza la minima regolarità, ma il peso quando arriva giù nella pancia si sente, eccome. E' un circolo da cui non riesco ad uscire; iniziano a superarmi molti, tantissimi numeri provenienti dalla mia griglia: altro bruttissimo segno. Soprattutto perchè a farlo sono quei tedesconi ed olandesi che tutto diresti furochè abituati alle salite ed ai passi dolomitici... vado sempre più piano, ma non ho forze per reagire. Inizio ad aspettarli, so che tra un po' arriveranno, la giornata nera è appena iniziata e come ogni agonia del ciclista che si rispetti, arriveranno anche loro ad infliggere il colpo di grazia. Sapete già di chi sto parlando, o meglio di cosa: i crampi, malefici crampi. Quei ferocissimi cani, tanto golosi del mio interno coscia (e dire che non sono mica la Rodriguez eh..) arrivano. Inesorabili: dal quarto quinto chilometro del Giau. Provo a scalare un dente e pedalare più duro, per poco svengo dal dolore. La luce è davvero intensa, mi infilo gli occhiali che avevo riposto sul casco per non inondare le lenti con le stille di sudore. Continua ad essere tutto bianco... forse sono già al trapasso mi dico.. No, il peggio deve ancora arrivare. La mazzata arriva dopo aver risolto il primo attacco di crampi, quando mi si schiudono i quattro chilometri finali di [I]quella [U]montagna lì[/U][/I] (d'ora in poi la chiamerò così, se non vi dispiace). Una processione di ciclisti che cammina silenziosa (non si sente volare una mosca) e che vedo innalzarsi sempre di più sulla parete che si apre di fronte a me. E quando ci arrivo io fin lassù? E quando mai potrei chiuder... nemmeno il tempo di preoccuparmi e deprimermi ulteriormente che arriva la seconda raffica di crampi, che ristabilisce la par condicio. Stavolta è la coscia sinistra. I cani ormai sazi hanno lasciato il posto al branco di pirana. Buon appetito ragazzi. Divertitivi almeno voi, penso. Maledetto me ed il momento in cui dopo 4 ore e rotti di gara ho deciso di girare a destra. O forse avrei dovuto fermarmi proprio a Corvara dopo il Sella Ronda... Insomma vi risparmio tutte le domande che mi sono fatto in quella lunghissima ora e mezza di ascesa al passo. Alla fine arrivo, per arrivare ci arrivo su. Sempre senza mai superare i 6, 7 all'ora e dopo due soste per crampi. Stremato e senza forze. Appoggio la bici al cavalletto mi infilo l'antivento per ripararmi e m'impongo di mettere qualcosa sotto i denti. Mangio a fatica un mezzo panino e tento di ripartire, dopo aver riempito di nuovo le due borracce che avevo svuotato su quella [I][U]montagna lì.[/U][/I] La discesa è bella, c'è poca gente e riesco a ritrovare la concentrazione per scendere decentemente. Le gambe rispondono, provo a forzare all'uscita di qualche tornante per capire se cani e pirana si sono saziati. Pare di si. Un sollievo: la priorità ora è riuscire a tornare a Corvara, Il peggio è alle spalle mi dice un signore che mi aveva visto prima in difficoltà. Mente. Il Falzarego è lungo 10 km, chissà perchè nella mia testa si era radicata l'opinione che fosse solo 6 km e che fosse una salita analoga a quella che si prende da Livinallongo... Ma soprattutto che non fosse una salita così permalosa. Si perchè il forte vento gelido contrario che ha deciso di far soffiare in faccia a tutti quelli che salivano lungo quegli apparentemente semplici drittoni infiniti con pendenza media 3, 4 % può spiegarsi solo per una sua incurabile permalosità, stanco di essere considerato, a torto, un colle quasi estraneo alle difficoltà del lungo. Insomma un complesso di inferiorità mai adeguatamente curato che ieri ha esitato in questa bella vendetta. "Una volta fatto il Giau, sei arrivato" "Ah si?" "Ve lo do io - sei arrivato" deve aver pensato il Falzarego mentre aveva in mano il numero di telefono di Eolo, ovviamente consapevole che anche la toponomastica lo avrebbe aiutato nella sua vendetta (che senso avrebbe altrimenti indicare che il passo si trova non ai meno 4 km, ma ai meno 4.5 km, non ai meno 3 km, ma ai meno 3.5 km... ) E così un'altra settimana l'ho passata sul Falzarego (ma in questa non era compresa la salopette dedicata della Maratona). Ovviamente in buona compagnia di cani e piranha dal momento che sulla [I][U]montagna là[/U][/I] avevano dimenticato di servirsi il dessert... Eh ma adesso ci arrivo veh a Corvara, oh se ci arrivo. Fosse l'ultima cosa che faccio... mi dico. Dopo la sosta al ristoro del Falzarego ( giusto così, per riempire le solite due borracce) scalo il Valparola che ieri mi sembrava il Mortirolo. E mi lancio, si, mi lancio ormai completamente vuoto verso Corvara. Ad Armentarola vado pian pianino perchè intuisco cosa mi aspetta dopo in rapida successione... il crampiberg (ma a sono già venuti quindi non dovrebbe spaventarmi dato che si son mangiati tutto il quadricipite) ed il muro del gatto... Faccio il primo senza problemi, anzi pedalando pure bene ed arrivo a La Villa dove alla svolta a destra do una rapida occhiata su per vedere il prossimo mistero doloroso. Vedo l'arco gonfiabile e mi dico beh, non mi sembra così duro.. solita retorica da promozione evento mi rispondo. Inizio la salita di buona lena, butto giù tutto quello che ho, ancora un po' e la catena mi esce sul corpetto, fiducioso che passerò indenne il tanto temuto Muro... e chissa mai... Poi però vedo meglio e mi accorgo che molti salgono a piedi e spingono la bici fin sotto un altro gonfiabile, posto poco sopra l'altro. Non è il quanto sopra, ma il "dove sopra". Capisco che lo striscione gonfiabile che avevo visto non era la colma, ma l'inizio dello strappo duro, la cui fine è posta - praticamente in verticale - poco più sopra ed è delimitata dal secondo gonfiabile. Mi vengono i crampi al cervello questa volta. Ma ancora una volta voglio resistere, questa volta per il servizio fotografico che presumo verrà scattato proprio lì. Quello davanti a me urla e strepita come un cavallo imbizzarito, perde l'equilibrio e mette il piede a terra, io mantengo la calma e respirando con tre bocche supero il muro senza fermarmi nonostante la minaccia dei miei commensali di giornata si stesse materializzando di nuovo. Beh in una giornata agonisticamente da dimenticare, almeno una gioia. Riparto per Corvara e quasi a suggellare una giornata di sofferenza epica mi assalgono ancora i crampi sulla via del ritorno, quasi pianeggiante. Roba seria, da costringermi a scendere dalla bici ancora una volta e fermarmi a bordo strada. Risalgo e come un bambino a cui hanno appena staccato le rotelle timidamente arrivo a Corvara senza nemmeno la forza per esultare. Chiudo in 8.19, un tempo altissimo rispetto all'obbiettivo che mi ero fissato, che da subito sento "nemico", ma che poi, man mano che passa la delusione , imparo ad accettare e a ringraziare ugualmente. Ci rido su, ci scherzo con gli amici e coi compagni che si congratulano ugualmente. Va bene così: tra il rimpianto di realizzare un tempo più decente scegliendo un percorso più adatto al mio grado e tipo di allenamento ed essere riuscito a portare a casa il lungo, devo dire la verità, sono ancora combattuto. segue [/QUOTE]
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