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Granfondo
Marmotte Granfondo Alpes 2025
Testo
<blockquote data-quote="toni77" data-source="post: 7720444" data-attributes="member: 103597"><p>Due settimane fa, 22 giugno, a quest'ora stavo pedalando con 25 gradi all'ombra lungo il Lac du Verney prima di iniziare la prima salita della mia Marmotte 2025.</p><p></p><p>Come ho scritto l'altro ieri <a href="https://www.bdc-mag.com/forum/t/passi-alpi-francesi-consigli.276872/post-7719518" target="_blank">qui</a> in un post sulle mie vacanze nelle Alpi Francesi, ho avuto il privilegio di vivere il mio "Perfect Day" su due ruote e, per questo e tanti altri motivi, la Marmotte sarà sempre al #1 nel mio ranking di gradimento delle Granfondo.</p><p></p><p>Andando subito al dunque: dopo aver fatto tra Maggio e Giugno svariate prove in Tirolo per pedalare nelle condizioni più difficili di freddo e pioggia, la vera sfida della giornata e' stata gestire il caldo dalla fornace del Telegraphe fino all'arrivo.</p><p></p><p>Per capire quanto fosse caldo, sono partito da le Bourg alle 7 del mattino con piu' di 20 gradi e quando ho attaccato l'Alpe d'Huez alle 2 del pomeriggio, il termometro del Garmin mi dava 45 gradi sull'asfalto. Gia' mentre salivo in molti si fermavano all'ombra (poca) per rifiatare. Quando, poi, verso le 17 sono sceso dall'Alpe per tornare in albergo i partecipanti sfiniti seduti ai tornanti, o letteralmente sdraiati a bordo strada, non si contavano.</p><p></p><p>Personalmente, mi ha salvato il tapering demenziale fatto i giorni prima della gara, a colpi di salite, una piu' bella dell'altra, e ore in sella in cui ho potuto mettere a punto abbigliamento, idratazione e, soprattutto, fare un minimo di acclimatazione.</p><p></p><p>Per anni ho seguito pedissequamente due "comandamenti": in montagna sempre con l'intimo e mai senza mantellina in Gore-Tex. Ebbene, c'e' una prima volta per tutto... provvidenziale il completo ultra-leggero Castelli Climber che avevo messo in valigia e la Sportful Hot Pack ha fatto il suo lavoro, giusto nei primi km delle discese di Glandon e Galibier, perche' sono delicato di panza...</p><p></p><p>Un grazie speciale all'organizzazione che, seppure senza fronzoli e più essenziale se confrontata a quella di MDD o Ötztaler, non ha fatto mancare niente sia nei ristori, tanti, anche solo idrici, sia come assistenza meccanica e sanitaria su un tracciato non proprio semplice da coprire.</p><p></p><p>Rispetto al 2019 (senz'altro limitato dalla frattura alla clavicola rimediata alla 9 Colli 6 settimane prima, ma comunque 6 anni piu' giovane, 2 kg piu' leggero, con condizioni meteo decisamente più fresche) l'esperienza ha fatto la differenza e mi ha permesso di godermi la gara, spingere attivamente anche nei momenti difficili (tanti) senza mai "subire" il percorso e tagliare il traguardo con le lacrime agli occhi, pensando a tutto il percorso di avvicinamento iniziato a Gennaio in condizioni famigliari e di salute a dir poco precarie.</p><p></p><p>Il crono (9h 4') dira' che sono stato lentissimo rispetto al primo (5h 47'), 1749mo assoluto e 467 / 1264 di categoria. Tuttavia, ci ho impiegato un'ora abbondante in meno rispetto al mio "annus mirabilis" su due ruote (2019) e certe immagini, come il primo sole in faccia sul Glandon, le montagne giganti sotto un cielo blu atomico salendo al Galibier, (prendendomi anche il tempo di dire "Ciao Marco!" e mandare un bacio al monumento del Panta in mezzo al tornante di Les Granges), le curve e la velocità a scendere verso il Lautaret e poi oltre fino a Le Grave e, non ultimo, il tifo lungo gli ultimi km dell'Alpe, rimarranno sempre con me.</p><p></p><p>Ho perfettamente azzeccato anche la strategia di gara, saltando il primo ristoro del Glandon (un carnaio) per fare acqua in tutta calma a meta' discesa (neutralizzata). A seguire, ho fatto una tirata unica fino a Valloire, dopo il Telegraphe, prima di iniziare il Galibier. Ho saltato il ristoro sul passo, preferendo prendere di petto, senza perdere tempo, la lunghissima discesa verso il Lac du Chambon. E, da ultimo, ho fatto il pieno di acqua, spicchi di arance (deliziosi) e doppio bicchiere di Coca prima di partire per l'Alpe.</p><p></p><p>Provvidenziali lungo i 21 tornanti i due punti acqua ufficiali, dove personale gentilissimo, a richiesta, ti annaffiava. Addirittura nel secondo avevano predisposto un vero "ride-through" dotato di sprinkler (figata!). E poi... che dire delle persone qualunque negli ultimi 5 km che hanno passato il pomeriggio e riempire bottiglie alle fontane per poi versartele (sempre dopo un "oui, s'il vous plait") su testa e schiena. Davvero un grazie di cuore.</p><p></p><p>Non da ultimo, merita una menzione speciale l'atmosfera legata ai partecipanti: molto più rilassata rispetto a quello che si vede in Italia e Austria. C'e' poco da fare: Francesi, Belgi e Olandesi interpretano queste manifestazioni in maniera diversa. Non si risparmiano quando c'e' da spingere (e quanto cazzo spingono quei bestioni, conterranei di Wout e Mathieu!), ma con un approccio molto meno "pro" e più rilassato. C'e' poi il fattore Tour: il fascino e la bellezza di quelle salite e' innegabile e vedere nei giorni prima e dopo la gara la marea di appassionati venuti da tutto il mondo per salire l'Alpe o il Galibier la dice tutta. La perfezione Tirolese dell'Ötztaler o i paesaggi della MDD non possono competere con la grandiosità e l'Aura (cosi si dice oggi) delle salite del Tour.</p><p></p><p>Non so se tornerò ancora alla Marmotte, ma faro' di tutto per pedalare ancora in Gallia. A bientot!</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="toni77, post: 7720444, member: 103597"] Due settimane fa, 22 giugno, a quest'ora stavo pedalando con 25 gradi all'ombra lungo il Lac du Verney prima di iniziare la prima salita della mia Marmotte 2025. Come ho scritto l'altro ieri [URL='https://www.bdc-mag.com/forum/t/passi-alpi-francesi-consigli.276872/post-7719518']qui[/URL] in un post sulle mie vacanze nelle Alpi Francesi, ho avuto il privilegio di vivere il mio "Perfect Day" su due ruote e, per questo e tanti altri motivi, la Marmotte sarà sempre al #1 nel mio ranking di gradimento delle Granfondo. Andando subito al dunque: dopo aver fatto tra Maggio e Giugno svariate prove in Tirolo per pedalare nelle condizioni più difficili di freddo e pioggia, la vera sfida della giornata e' stata gestire il caldo dalla fornace del Telegraphe fino all'arrivo. Per capire quanto fosse caldo, sono partito da le Bourg alle 7 del mattino con piu' di 20 gradi e quando ho attaccato l'Alpe d'Huez alle 2 del pomeriggio, il termometro del Garmin mi dava 45 gradi sull'asfalto. Gia' mentre salivo in molti si fermavano all'ombra (poca) per rifiatare. Quando, poi, verso le 17 sono sceso dall'Alpe per tornare in albergo i partecipanti sfiniti seduti ai tornanti, o letteralmente sdraiati a bordo strada, non si contavano. Personalmente, mi ha salvato il tapering demenziale fatto i giorni prima della gara, a colpi di salite, una piu' bella dell'altra, e ore in sella in cui ho potuto mettere a punto abbigliamento, idratazione e, soprattutto, fare un minimo di acclimatazione. Per anni ho seguito pedissequamente due "comandamenti": in montagna sempre con l'intimo e mai senza mantellina in Gore-Tex. Ebbene, c'e' una prima volta per tutto... provvidenziale il completo ultra-leggero Castelli Climber che avevo messo in valigia e la Sportful Hot Pack ha fatto il suo lavoro, giusto nei primi km delle discese di Glandon e Galibier, perche' sono delicato di panza... Un grazie speciale all'organizzazione che, seppure senza fronzoli e più essenziale se confrontata a quella di MDD o Ötztaler, non ha fatto mancare niente sia nei ristori, tanti, anche solo idrici, sia come assistenza meccanica e sanitaria su un tracciato non proprio semplice da coprire. Rispetto al 2019 (senz'altro limitato dalla frattura alla clavicola rimediata alla 9 Colli 6 settimane prima, ma comunque 6 anni piu' giovane, 2 kg piu' leggero, con condizioni meteo decisamente più fresche) l'esperienza ha fatto la differenza e mi ha permesso di godermi la gara, spingere attivamente anche nei momenti difficili (tanti) senza mai "subire" il percorso e tagliare il traguardo con le lacrime agli occhi, pensando a tutto il percorso di avvicinamento iniziato a Gennaio in condizioni famigliari e di salute a dir poco precarie. Il crono (9h 4') dira' che sono stato lentissimo rispetto al primo (5h 47'), 1749mo assoluto e 467 / 1264 di categoria. Tuttavia, ci ho impiegato un'ora abbondante in meno rispetto al mio "annus mirabilis" su due ruote (2019) e certe immagini, come il primo sole in faccia sul Glandon, le montagne giganti sotto un cielo blu atomico salendo al Galibier, (prendendomi anche il tempo di dire "Ciao Marco!" e mandare un bacio al monumento del Panta in mezzo al tornante di Les Granges), le curve e la velocità a scendere verso il Lautaret e poi oltre fino a Le Grave e, non ultimo, il tifo lungo gli ultimi km dell'Alpe, rimarranno sempre con me. Ho perfettamente azzeccato anche la strategia di gara, saltando il primo ristoro del Glandon (un carnaio) per fare acqua in tutta calma a meta' discesa (neutralizzata). A seguire, ho fatto una tirata unica fino a Valloire, dopo il Telegraphe, prima di iniziare il Galibier. Ho saltato il ristoro sul passo, preferendo prendere di petto, senza perdere tempo, la lunghissima discesa verso il Lac du Chambon. E, da ultimo, ho fatto il pieno di acqua, spicchi di arance (deliziosi) e doppio bicchiere di Coca prima di partire per l'Alpe. Provvidenziali lungo i 21 tornanti i due punti acqua ufficiali, dove personale gentilissimo, a richiesta, ti annaffiava. Addirittura nel secondo avevano predisposto un vero "ride-through" dotato di sprinkler (figata!). E poi... che dire delle persone qualunque negli ultimi 5 km che hanno passato il pomeriggio e riempire bottiglie alle fontane per poi versartele (sempre dopo un "oui, s'il vous plait") su testa e schiena. Davvero un grazie di cuore. Non da ultimo, merita una menzione speciale l'atmosfera legata ai partecipanti: molto più rilassata rispetto a quello che si vede in Italia e Austria. C'e' poco da fare: Francesi, Belgi e Olandesi interpretano queste manifestazioni in maniera diversa. Non si risparmiano quando c'e' da spingere (e quanto cazzo spingono quei bestioni, conterranei di Wout e Mathieu!), ma con un approccio molto meno "pro" e più rilassato. C'e' poi il fattore Tour: il fascino e la bellezza di quelle salite e' innegabile e vedere nei giorni prima e dopo la gara la marea di appassionati venuti da tutto il mondo per salire l'Alpe o il Galibier la dice tutta. La perfezione Tirolese dell'Ötztaler o i paesaggi della MDD non possono competere con la grandiosità e l'Aura (cosi si dice oggi) delle salite del Tour. Non so se tornerò ancora alla Marmotte, ma faro' di tutto per pedalare ancora in Gallia. A bientot! [/QUOTE]
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