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Osservatorio doping
Operacion Puerto
Testo
<blockquote data-quote="Magoo" data-source="post: 751812" data-attributes="member: 2733"><p>[FONT=Trebuchet MS, Arial, Helvetica]<span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"><strong>L'Associazione Corridori sul doping </strong>LACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) ha scritto una lettera al presidente dellUnion Cycliste Internationale, Pat McQuaid, in merito alla lotta contro il doping. Una presa di posizione accorata e coraggiosa, che invita ad unazione efficace, coerente ed imparziale. Eccone il testo:</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">Signor Presidente,alla luce dei recenti fatti in tema di doping che stanno creando notevole confusione ed incertezza in tutti i settori e livelli del ciclismo professionistico, lAssociazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiano ritiene opportuno manifestarLe il proprio pensiero.</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">In primo luogo riteniamo opportuno sottolineare che lACCPI è pienamente daccordo con Lei sul fatto che sia oggi ancor più indispensabile e imprescindibile, se non vogliamo che il nostro sport sprofondi in una irrecuperabile crisi sportiva e dimmagine, organizzare e promuovere unefficace e seria lotta al doping che colpisca in modo davvero severo tutti coloro che risultano coinvolti nellutilizzo di sostanze dopanti.Ma affinché la lotta al doping possa dirsi davvero efficace, è per noi indispensabile che questa persegua tutti nella medesima misura e severità, senza alcuna distinzione di tessera, nazionalità o categoria di gruppo sportivo.Non è ammissibile - siamo certi che Lei convenga con noi su questo - che a fronte di corridori costretti a fermarsi perché la propria federazione ha applicato con giusto rigore e fermezza le norme disciplinari sportive, ve ne siano altri che, pur implicati nella medesima vicenda ed in presenza degli stessi indizi e/o elementi di prova, continuano a partecipare alle corse (magari anche vincendole) solo perché appartenenti a nazionalità o iscritti a federazioni per le quali non vigono le medesime regole e procedure di giustizia sportiva, o peggio ancora solo perché la squadra cui appartengono non è inserita nel circuito Pro Tour.Non solo.</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">E nostra ferma e convinta opinione che se si vuole davvero combattere il doping, non ci si può limitare a sanzionare sempre e soltanto i corridori.Non è infatti parimenti ammissibile che il nostro ordinamento sportivo, allorché vi siano seri indizi circa il coinvolgimento di team manager, direttori sportivi e squadre nel favorire e/o nel consentire lutilizzo di pratiche dopanti da parte di propri corridori, non consenta di comminare anche a tali soggetti sanzioni tali da impedir loro di continuare a gestire corridori, magari - paradossalmente - imponendo a questi ultimi codici etici da loro stessi poi non rispettati.Sarebbe lora - e ciò anche alla luce del dato inquietante che emerge dalla vicenda Operacion Puerto, dove si parla di ben 107 corridori coinvolti (e non 2!) - di prendere atto che forse il doping non è un problema che tocca solo alcuni corridori tricheurs, bensì anche buona parte del sistema e dellorganizzazione che ruota attorno a questi stessi corridori.E possibile che le squadre, i team manager, i direttori sportivi siano sempre alloscuro di ciò che fanno i loro atleti?E anche se così fosse, è ammissibile che ad essi non possa essere imputata alcuna responsabilità per culpa in vigilando sulloperato dei propri dipendenti (come accade invece per tutti i normali datori di lavoro)?Il secondo pensiero che vogliamo portare alla Sua gentile attenzione è invece una critica a come si sta gestendo la vicenda Operacion Puerto.Riteniamo infatti grave che, a più di un anno dallo scoppio del caso Operacion Puerto, a stagione già avviata ed a pochi giorni dallinizio del Giro dItalia, si parli ancora di tale inchiesta senza sapere quali siano i corridori coinvolti e quali conseguenze sportive vi saranno per questi.Tale incertezza non solo sta creando un notevole danno dimmagine a tutto il movimento, ma - fatto per noi parimenti importante - lascia in una inaccettabile condizione di limbo tutti quei corridori su cui vi è, in relazione a tale vicenda, unaura di sospetto.Francamente non comprendiamo come lUCI possa essere solo ora venuta in possesso di un dossier di 6.000 pagine dellAutorità Giudiziaria Spagnola. Se non andiamo errati, infatti, la stessa UCI si è da tempo costituita parte civile nel procedimento, tanto che lo scorso inverno ha impugnato la richiesta di archiviazione, avendo pertanto fin da allora la possibilità di estrarne copia ed esaminarlo con la dovuta calma e attenzione.Non era allora proprio possibile adottare tutti i necessari provvedimenti e le opportune decisioni prima dellavvio della stagione agonistica?</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">Sul tema Operacion Puerto ci preme inoltre aggiungere che lIPCT (International Professional Cycling Teams), nel corso di una assemblea tenutasi a Salisburgo il 23 settembre del 2006, aveva allunanimità deciso di inserire allarticolo VI del Codice Etico lautosospensione del gruppo sportivo dalle corse nel caso si fossero riscontrati, nellambito della propria squadra, più casi di doping.Se il dato dei 107 corridori implicati nellOperacion Puerto dovesse essere confermato, riteniamo altamente probabile che tra questi ve ne saranno alcuni appartenenti alla medesima squadra. Cosa succederà allora per le squadre che risulteranno avere, tra le loro file, due o più atleti coinvolti in tale indagine? LUCI chiederà a queste di autosospendersi dalle prossime corse?Credo che Lei convenga con noi che la lotta al doping può dirsi efficace e seria solo se si applicano a tutti, corridori e non, le medesime regole e sanzioni, altrimenti non è altro che un iniquo giustizialismo di facciata che ha il solo risultato di colpire pochi con linutile e vana speranza di educarne cento (o forse dovrebbe dirsi 107!).In terzo luogo, ci spiace, ma non possiamo esimerci dallesprimerLe il nostro disappunto per il fatto che, nonostante Lei stesso abbia più volte sollecitato e ritenuto in diverse occasioni indispensabile un maggior coinvolgimento degli atleti nelle decisioni in tema di politica sportiva, veniamo in questi giorni a conoscenza, tramite gli organi di stampa, di riunioni e vertici che si sarebbero tenuti tra Lei, gli organizzatori ed i gruppi sportivi senza che a questi incontri partecipasse anche la rappresentanza dei corridori (peraltro quella maggiormente interessata e toccata dalle Vostre decisioni).Se si vuole davvero una fattiva collaborazione su temi così importanti quali quelli del doping, non si può che fondarla su una seria, concreta e costante volontà di dialogo tra tutte le componenti del ciclismo, nessuna esclusa.Noi come Associazione italiana siamo - come più volte ribadito - aperti ad un franco e serio dialogo, e questa missiva vuole esserne lulteriore conferma.Auspichiamo che pari spirito animi lUCI e tutte le altre componenti del ciclismo, così da poter affrontare insieme i problemi che stanno affliggendo il nostro sport.Infine, signor Presidente, ci consenta di condividere con Lei unultima amara riflessione.Il ciclismo è indubbiamente fra tutti gli sports quello che più ha combattuto e sta combattendo la pratica del doping, ottenendo in questi ultimi anni indiscutibili e innegabili risultati. E ciò deve essere motivo di vanto per lUCI e per tutto il movimento.Non a caso è, se non lunico, quello in cui se ne parla e discute maggiormente.E anche lunico in cui gli atleti partecipano di tasca propria (e con importi non irrilevanti) alle spese che lautorità sportiva affronta nelladozione delle relative misure di controllo.Ciò nonostante, vi è tra il pubblico la sensazione diffusa che il ciclismo rimanga tra gli sports, se non lunico, per lo meno quello in cui si presenta con maggiore gravità e diffusione la pratica del doping.Vi è quindi certamente un problema di comunicazione che, a nostro avviso, occorre risolvere con tempestività e con la partecipazione di tutti.Il pubblico devessere messo a conoscenza dei passi importanti che sono stati in questi anni intrapresi dal ciclismo professionistico nella lotta contro il doping.</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">Il pubblico deve sapere a quali e quanti controlli sono sottoposti i corridori professionisti rispetto a tutti gli atleti professionisti degli altri sports.</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'">Per questo riteniamo necessaria, da parte delle autorità e componenti internazionali del ciclismo, una maggior tutela e attenzione nei confronti della categoria dei corridori: i corridori faticano, sudano, fanno enormi sacrifici a fronte, nella maggior parte dei casi, di guadagni irrisori. Tale circostanza - siamo certi che Lei sia daccordo con noi - non può essere dimenticata e devessere sempre comunque valorizzata.La forza del ciclismo è data proprio dal suo essere sport nel senso più vero e autentico del termine, dove latleta è la componente preponderante ed essenziale.Se rilancio ci devessere, esso non può dunque che passare attraverso unazione di valorizzazione dei corridori che, ribadiamo, costituiscono il patrimonio più prezioso che il ciclismo possiede.Se questi sono - come siamo peraltro certi - pensieri da Lei condivisi, non possiamo che manifestarLe la nostra piena e franca disponibilità a lavorare insieme per ridare slancio al nostro amato sport.</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"> Nel ringraziarLa per lattenzione, La prego di voler gradire i nostri più distinti saluti</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"> Amedeo Colombo</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"> Presidente</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"> Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani</span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"></span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"><span style="font-size: 12px">fonte: <a href="http://www.grandeciclismo.net" target="_blank">www.grandeciclismo.net</a></span></span></span></p><p><span style="font-size: 9px"><span style="font-family: 'Verdana'"></span></span>[/FONT]</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Magoo, post: 751812, member: 2733"] [FONT=Trebuchet MS, Arial, Helvetica][SIZE=1][FONT=Verdana][B]L'Associazione Corridori sul doping [/B]LACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) ha scritto una lettera al presidente dellUnion Cycliste Internationale, Pat McQuaid, in merito alla lotta contro il doping. Una presa di posizione accorata e coraggiosa, che invita ad unazione efficace, coerente ed imparziale. Eccone il testo: Signor Presidente,alla luce dei recenti fatti in tema di doping che stanno creando notevole confusione ed incertezza in tutti i settori e livelli del ciclismo professionistico, lAssociazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiano ritiene opportuno manifestarLe il proprio pensiero. In primo luogo riteniamo opportuno sottolineare che lACCPI è pienamente daccordo con Lei sul fatto che sia oggi ancor più indispensabile e imprescindibile, se non vogliamo che il nostro sport sprofondi in una irrecuperabile crisi sportiva e dimmagine, organizzare e promuovere unefficace e seria lotta al doping che colpisca in modo davvero severo tutti coloro che risultano coinvolti nellutilizzo di sostanze dopanti.Ma affinché la lotta al doping possa dirsi davvero efficace, è per noi indispensabile che questa persegua tutti nella medesima misura e severità, senza alcuna distinzione di tessera, nazionalità o categoria di gruppo sportivo.Non è ammissibile - siamo certi che Lei convenga con noi su questo - che a fronte di corridori costretti a fermarsi perché la propria federazione ha applicato con giusto rigore e fermezza le norme disciplinari sportive, ve ne siano altri che, pur implicati nella medesima vicenda ed in presenza degli stessi indizi e/o elementi di prova, continuano a partecipare alle corse (magari anche vincendole) solo perché appartenenti a nazionalità o iscritti a federazioni per le quali non vigono le medesime regole e procedure di giustizia sportiva, o peggio ancora solo perché la squadra cui appartengono non è inserita nel circuito Pro Tour.Non solo. E nostra ferma e convinta opinione che se si vuole davvero combattere il doping, non ci si può limitare a sanzionare sempre e soltanto i corridori.Non è infatti parimenti ammissibile che il nostro ordinamento sportivo, allorché vi siano seri indizi circa il coinvolgimento di team manager, direttori sportivi e squadre nel favorire e/o nel consentire lutilizzo di pratiche dopanti da parte di propri corridori, non consenta di comminare anche a tali soggetti sanzioni tali da impedir loro di continuare a gestire corridori, magari - paradossalmente - imponendo a questi ultimi codici etici da loro stessi poi non rispettati.Sarebbe lora - e ciò anche alla luce del dato inquietante che emerge dalla vicenda Operacion Puerto, dove si parla di ben 107 corridori coinvolti (e non 2!) - di prendere atto che forse il doping non è un problema che tocca solo alcuni corridori tricheurs, bensì anche buona parte del sistema e dellorganizzazione che ruota attorno a questi stessi corridori.E possibile che le squadre, i team manager, i direttori sportivi siano sempre alloscuro di ciò che fanno i loro atleti?E anche se così fosse, è ammissibile che ad essi non possa essere imputata alcuna responsabilità per culpa in vigilando sulloperato dei propri dipendenti (come accade invece per tutti i normali datori di lavoro)?Il secondo pensiero che vogliamo portare alla Sua gentile attenzione è invece una critica a come si sta gestendo la vicenda Operacion Puerto.Riteniamo infatti grave che, a più di un anno dallo scoppio del caso Operacion Puerto, a stagione già avviata ed a pochi giorni dallinizio del Giro dItalia, si parli ancora di tale inchiesta senza sapere quali siano i corridori coinvolti e quali conseguenze sportive vi saranno per questi.Tale incertezza non solo sta creando un notevole danno dimmagine a tutto il movimento, ma - fatto per noi parimenti importante - lascia in una inaccettabile condizione di limbo tutti quei corridori su cui vi è, in relazione a tale vicenda, unaura di sospetto.Francamente non comprendiamo come lUCI possa essere solo ora venuta in possesso di un dossier di 6.000 pagine dellAutorità Giudiziaria Spagnola. Se non andiamo errati, infatti, la stessa UCI si è da tempo costituita parte civile nel procedimento, tanto che lo scorso inverno ha impugnato la richiesta di archiviazione, avendo pertanto fin da allora la possibilità di estrarne copia ed esaminarlo con la dovuta calma e attenzione.Non era allora proprio possibile adottare tutti i necessari provvedimenti e le opportune decisioni prima dellavvio della stagione agonistica? Sul tema Operacion Puerto ci preme inoltre aggiungere che lIPCT (International Professional Cycling Teams), nel corso di una assemblea tenutasi a Salisburgo il 23 settembre del 2006, aveva allunanimità deciso di inserire allarticolo VI del Codice Etico lautosospensione del gruppo sportivo dalle corse nel caso si fossero riscontrati, nellambito della propria squadra, più casi di doping.Se il dato dei 107 corridori implicati nellOperacion Puerto dovesse essere confermato, riteniamo altamente probabile che tra questi ve ne saranno alcuni appartenenti alla medesima squadra. Cosa succederà allora per le squadre che risulteranno avere, tra le loro file, due o più atleti coinvolti in tale indagine? LUCI chiederà a queste di autosospendersi dalle prossime corse?Credo che Lei convenga con noi che la lotta al doping può dirsi efficace e seria solo se si applicano a tutti, corridori e non, le medesime regole e sanzioni, altrimenti non è altro che un iniquo giustizialismo di facciata che ha il solo risultato di colpire pochi con linutile e vana speranza di educarne cento (o forse dovrebbe dirsi 107!).In terzo luogo, ci spiace, ma non possiamo esimerci dallesprimerLe il nostro disappunto per il fatto che, nonostante Lei stesso abbia più volte sollecitato e ritenuto in diverse occasioni indispensabile un maggior coinvolgimento degli atleti nelle decisioni in tema di politica sportiva, veniamo in questi giorni a conoscenza, tramite gli organi di stampa, di riunioni e vertici che si sarebbero tenuti tra Lei, gli organizzatori ed i gruppi sportivi senza che a questi incontri partecipasse anche la rappresentanza dei corridori (peraltro quella maggiormente interessata e toccata dalle Vostre decisioni).Se si vuole davvero una fattiva collaborazione su temi così importanti quali quelli del doping, non si può che fondarla su una seria, concreta e costante volontà di dialogo tra tutte le componenti del ciclismo, nessuna esclusa.Noi come Associazione italiana siamo - come più volte ribadito - aperti ad un franco e serio dialogo, e questa missiva vuole esserne lulteriore conferma.Auspichiamo che pari spirito animi lUCI e tutte le altre componenti del ciclismo, così da poter affrontare insieme i problemi che stanno affliggendo il nostro sport.Infine, signor Presidente, ci consenta di condividere con Lei unultima amara riflessione.Il ciclismo è indubbiamente fra tutti gli sports quello che più ha combattuto e sta combattendo la pratica del doping, ottenendo in questi ultimi anni indiscutibili e innegabili risultati. E ciò deve essere motivo di vanto per lUCI e per tutto il movimento.Non a caso è, se non lunico, quello in cui se ne parla e discute maggiormente.E anche lunico in cui gli atleti partecipano di tasca propria (e con importi non irrilevanti) alle spese che lautorità sportiva affronta nelladozione delle relative misure di controllo.Ciò nonostante, vi è tra il pubblico la sensazione diffusa che il ciclismo rimanga tra gli sports, se non lunico, per lo meno quello in cui si presenta con maggiore gravità e diffusione la pratica del doping.Vi è quindi certamente un problema di comunicazione che, a nostro avviso, occorre risolvere con tempestività e con la partecipazione di tutti.Il pubblico devessere messo a conoscenza dei passi importanti che sono stati in questi anni intrapresi dal ciclismo professionistico nella lotta contro il doping. Il pubblico deve sapere a quali e quanti controlli sono sottoposti i corridori professionisti rispetto a tutti gli atleti professionisti degli altri sports. Per questo riteniamo necessaria, da parte delle autorità e componenti internazionali del ciclismo, una maggior tutela e attenzione nei confronti della categoria dei corridori: i corridori faticano, sudano, fanno enormi sacrifici a fronte, nella maggior parte dei casi, di guadagni irrisori. Tale circostanza - siamo certi che Lei sia daccordo con noi - non può essere dimenticata e devessere sempre comunque valorizzata.La forza del ciclismo è data proprio dal suo essere sport nel senso più vero e autentico del termine, dove latleta è la componente preponderante ed essenziale.Se rilancio ci devessere, esso non può dunque che passare attraverso unazione di valorizzazione dei corridori che, ribadiamo, costituiscono il patrimonio più prezioso che il ciclismo possiede.Se questi sono - come siamo peraltro certi - pensieri da Lei condivisi, non possiamo che manifestarLe la nostra piena e franca disponibilità a lavorare insieme per ridare slancio al nostro amato sport. Nel ringraziarLa per lattenzione, La prego di voler gradire i nostri più distinti saluti Amedeo Colombo Presidente Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani [SIZE=3]fonte: [url]www.grandeciclismo.net[/url][/SIZE] [/FONT][/SIZE][/FONT] [/QUOTE]
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