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<blockquote data-quote="W LA RAZA!!!" data-source="post: 804778" data-attributes="member: 5291"><p>Scusate la lunghezza, ma ne vale la pena: uno dei massimi esponenti della lotta al doping a livello internazionale dice questo:</p><p> </p><p>"<strong><span style="font-family: 'Arial'"><span style="color: #ff0000">DONATI</span></span></strong><strong><span style="font-family: 'Arial'"><span style="color: #ff0000"> DENUNCIA: "CHI LOTTA CONTRO LA MAFIA DEL DOPING PAGA DI PERSONA: PER QUESTO HO DECISO DI CHIUDERE QUESTO CAPITOLO DELLA MIA VITA" </span></span></strong> </p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">COPENAGHEN - "La lotta al doping di vertice è un capitolo della mia vita ormai chiuso. Una lotta che è diventata persino personalmente pericolosa da condurre. La mia decisione non è una rinuncia, ma l' ultima, definitiva, denuncia". Lo ha detto il prof. Sandro Donati, il dirigente del Coni da sempre in prima linea nella lotta al doping, nella sua relazione alla Conferenza internazionale dei media dello sport, a Copenaghen.</span></span></span></p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">Dura e disperata denuncia quella del dirigente sportivo italiano, l'unico ad essere invitato come relatore alla conferenza che raccoglie i massimi esperti di doping del mondo.</span></span></span></p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">"Dall'ottobre 2000, subito dopo lo scioglimento da parte del Coni della Commissione scientifica che aveva rivelato i casi anomali di GH prima di Sidney - ha spiegato Donati ad un pubblico composto da giornalisti provenienti da 50 paesi del mondo - considero conclusa la mia fase di denuncia e inutile il mio impegno contro un problema che è in continua espansione per le evidenti complicità. Connivenze allargate anche a soggetti istituzionali extrasportivi e a soggetti commerciali, che hanno reso perfino personalmente pericoloso condurre ancora tale tipo di lotta. <strong><u>E' socialmente più vantaggioso ed importante impiegare la mia esperienza per far comprendere e per contrastare l' altro, ben più grave, fenomeno della diffusione del doping tra i comuni praticanti</u></strong>". A ribadire la personale sfiducia nella lotta al doping di vertice, Donati ha sottolineato che "ci sono forti interessi politici ed economici nella saga mondiale del doping", ha puntato il dito contro le multinazionali farmaceutiche e le nazioni che vogliono promuovere la loro immagine nazionale, anche a costo del doping. Ma ora il suo interesse è quello di combattere il fenomeno ai livelli meno importanti dello sport.</span></span></span></p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">"Le notevolissime e crescenti dimensioni di tale fenomeno sono dimostrate da una serie di fatti - ha aggiunto Donati - una sequenza impressionante di sequestri ed indagini dal 1997 ad oggi che hanno condotto decine di procure della Repubblica ad interessarsi del problema; le vendite ufficiali di farmaci con valenza doping; i risultati dei sondaggi svolti tra i giovani che dimostrano come una percentuale crescente sia disposta a praticarlo pur di arrivare al successo; l'insignificante ruolo dei controlli anti-doping che, peraltro, oltre ad essere parzialmente efficaci, sono riservati solo agli atleti di alto livello". Donati ha approfondito la sua analisi attraverso lo studio dell' indagine di Bologna sul doping tra gli amatori, condotta dal Pm Giovanni Spinosa a dai Nas dei Carabinieri, che tra l' altro "ha consentito di rilevare le caratteristiche dei traffici, le connessioni con le palestre e con altri luoghi di ritrovo giovanile, le connessioni internazionali, il ruolo delle multinazionali del farmaco e di una miriade di altre aziende corsare". Solo nel luglio del 2002, ha raccontato Donati, in Belgio la polizia ha quantificato il traffico di steroidi anabolizzanti in qualcosa come 550 chili di prodotti dopanti, per un valore di 137,5 milioni di euro. Prodotti destinati a Francia, Olanda, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Spagna, Russia, Turchia, Usa, Argentina, Australia.. </span></span></span></p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">Donati ha esposto una serie di possibili soluzioni, interne o esterne al mondo dello sport: "<strong><u>prima fra tutte una netta distinzione dello sport giovanile (che nelle fasce di età fino all' adolescenza significa educazione ad una pratica divertente e formativa, non necessariamente con uno sbocco di alto agonismo) da quello adulto in ambito federale. In secondo luogo una prevenzione basata sull' informazione e sulla formazione di una serie di adulti significativi (l' insegnante scolastico, l' allenatore il medico e il dirigente sportivo, gli operatori delle Asl insieme al medico e al pediatra di famiglia, i genitori, gli operatori dell'informazione),</u></strong> in terzo luogo un' azione giudiziaria organizzata in ambito sia nazionale che internazionale".</span></span></span></p><p><span style="font-family: 'Arial'"><span style="font-size: 12px"><span style="color: #000080">"Come corollario a questi interventi - ha concluso - occorre spiegare che la pratica del doping tra gli atleti di elite ha rappresentato il modello negativo di riferimento ma che la sua diffusione tra i comuni praticanti e fra gli amatori non ha una particolare 'valenza' sportiva e nazionalistica tale da giustificare un cieco atteggiamento ostile o inerte delle Istituzioni sportive. <strong><u>Di fronte al fenomeno diffuso anche coloro che credono alla conquista ad ogni costo delle medaglie nelle gare internazionali, dovrebbero comprendere l' ovvietà che associarsi operativamente alla lotta al doping degli sconosciuti maratoneti o ciclisti amatoriali o del body builder non contrasta neppure con gli 'interessi' dello sport di vertice che 'deve' mantenersi competitivo come può".</u> </strong></span></span></span></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="W LA RAZA!!!, post: 804778, member: 5291"] Scusate la lunghezza, ma ne vale la pena: uno dei massimi esponenti della lotta al doping a livello internazionale dice questo: "[B][FONT=Arial][COLOR=#ff0000]DONATI[/COLOR][/FONT][/B][B][FONT=Arial][COLOR=#ff0000] DENUNCIA: "CHI LOTTA CONTRO LA MAFIA DEL DOPING PAGA DI PERSONA: PER QUESTO HO DECISO DI CHIUDERE QUESTO CAPITOLO DELLA MIA VITA" [/COLOR][/FONT][/B] [FONT=Arial][SIZE=3][COLOR=#000080]COPENAGHEN - "La lotta al doping di vertice è un capitolo della mia vita ormai chiuso. Una lotta che è diventata persino personalmente pericolosa da condurre. La mia decisione non è una rinuncia, ma l' ultima, definitiva, denuncia". Lo ha detto il prof. Sandro Donati, il dirigente del Coni da sempre in prima linea nella lotta al doping, nella sua relazione alla Conferenza internazionale dei media dello sport, a Copenaghen. Dura e disperata denuncia quella del dirigente sportivo italiano, l'unico ad essere invitato come relatore alla conferenza che raccoglie i massimi esperti di doping del mondo. "Dall'ottobre 2000, subito dopo lo scioglimento da parte del Coni della Commissione scientifica che aveva rivelato i casi anomali di GH prima di Sidney - ha spiegato Donati ad un pubblico composto da giornalisti provenienti da 50 paesi del mondo - considero conclusa la mia fase di denuncia e inutile il mio impegno contro un problema che è in continua espansione per le evidenti complicità. Connivenze allargate anche a soggetti istituzionali extrasportivi e a soggetti commerciali, che hanno reso perfino personalmente pericoloso condurre ancora tale tipo di lotta. [B][U]E' socialmente più vantaggioso ed importante impiegare la mia esperienza per far comprendere e per contrastare l' altro, ben più grave, fenomeno della diffusione del doping tra i comuni praticanti[/U][/B]". A ribadire la personale sfiducia nella lotta al doping di vertice, Donati ha sottolineato che "ci sono forti interessi politici ed economici nella saga mondiale del doping", ha puntato il dito contro le multinazionali farmaceutiche e le nazioni che vogliono promuovere la loro immagine nazionale, anche a costo del doping. Ma ora il suo interesse è quello di combattere il fenomeno ai livelli meno importanti dello sport. "Le notevolissime e crescenti dimensioni di tale fenomeno sono dimostrate da una serie di fatti - ha aggiunto Donati - una sequenza impressionante di sequestri ed indagini dal 1997 ad oggi che hanno condotto decine di procure della Repubblica ad interessarsi del problema; le vendite ufficiali di farmaci con valenza doping; i risultati dei sondaggi svolti tra i giovani che dimostrano come una percentuale crescente sia disposta a praticarlo pur di arrivare al successo; l'insignificante ruolo dei controlli anti-doping che, peraltro, oltre ad essere parzialmente efficaci, sono riservati solo agli atleti di alto livello". Donati ha approfondito la sua analisi attraverso lo studio dell' indagine di Bologna sul doping tra gli amatori, condotta dal Pm Giovanni Spinosa a dai Nas dei Carabinieri, che tra l' altro "ha consentito di rilevare le caratteristiche dei traffici, le connessioni con le palestre e con altri luoghi di ritrovo giovanile, le connessioni internazionali, il ruolo delle multinazionali del farmaco e di una miriade di altre aziende corsare". Solo nel luglio del 2002, ha raccontato Donati, in Belgio la polizia ha quantificato il traffico di steroidi anabolizzanti in qualcosa come 550 chili di prodotti dopanti, per un valore di 137,5 milioni di euro. Prodotti destinati a Francia, Olanda, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Spagna, Russia, Turchia, Usa, Argentina, Australia.. Donati ha esposto una serie di possibili soluzioni, interne o esterne al mondo dello sport: "[B][U]prima fra tutte una netta distinzione dello sport giovanile (che nelle fasce di età fino all' adolescenza significa educazione ad una pratica divertente e formativa, non necessariamente con uno sbocco di alto agonismo) da quello adulto in ambito federale. In secondo luogo una prevenzione basata sull' informazione e sulla formazione di una serie di adulti significativi (l' insegnante scolastico, l' allenatore il medico e il dirigente sportivo, gli operatori delle Asl insieme al medico e al pediatra di famiglia, i genitori, gli operatori dell'informazione),[/U][/B] in terzo luogo un' azione giudiziaria organizzata in ambito sia nazionale che internazionale". "Come corollario a questi interventi - ha concluso - occorre spiegare che la pratica del doping tra gli atleti di elite ha rappresentato il modello negativo di riferimento ma che la sua diffusione tra i comuni praticanti e fra gli amatori non ha una particolare 'valenza' sportiva e nazionalistica tale da giustificare un cieco atteggiamento ostile o inerte delle Istituzioni sportive. [B][U]Di fronte al fenomeno diffuso anche coloro che credono alla conquista ad ogni costo delle medaglie nelle gare internazionali, dovrebbero comprendere l' ovvietà che associarsi operativamente alla lotta al doping degli sconosciuti maratoneti o ciclisti amatoriali o del body builder non contrasta neppure con gli 'interessi' dello sport di vertice che 'deve' mantenersi competitivo come può".[/U] [/B][/COLOR][/SIZE][/FONT] [B][FONT=Arial][SIZE=3][/SIZE][/FONT][/B] [/QUOTE]
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